Cerimonie

22 Novembre 2009

Oggi, diversamente da venerdì, la celebrazione del tuo ricordo è stata quella pubblica, formale. La temevo. Sapevo che saremmo ritornati in quella chiesa. Sapevo che saremmo stati circondati da tanti amici e parenti. Proprio come il 22 novembre di un anno fa: anche la data è andata a cadere esattamente su quella stessa di allora! Sapevo che tutti si sarebbero stretti intorno a noi, come allora. E che avremmo ricordato quel penosissimo momento. Peggio, lo avremmo rivissuto dentro di noi. Come allora.

Ed infatti, al nostro arrivo sul sagrato, mi sono venuti incontro in molti, con facce compunte. Da lontano, mi accorgevo che si rivolgevano a me. Vedevo le loro labbra muoversi. Vedevo degli accenni di passi nella mia direzione. Suggestionato dai miei timori, ho temuto per un momento di risentirli mormorare delle condoglianze. Mi sono irrigidito per un attimo, quasi non riuscivo a procedere verso di loro. Poi mi sono reso conto che mi stavano solo salutando, ed ho cercato di vincere la mia ritrosia. Mi sono sforzato di esprimere loro la bella sensazione, che in effetti provavo, di avere degli amici ed una famiglia così uniti. So che tutti ci sono vicini, e lo apprezzo davvero. Ma a volte non mi sento al posto giusto, ed ho semplicemente voglia di stare per conto mio. Passerà?


Un anno dopo

20 Novembre 2009

Oggi ho cercato di far passare una buona serata ai bambini. E a me stesso. Volevo che fosse una maniera di ricordarti, ma volevo anche che fosse senza tristezza. Abbiamo già pianto tanto, nei mesi passati…

Ho pensato di preparare una cena un po’ speciale. E lo è stata, almeno rispetto a come sono le nostre cene ultimamente. In realtà, era molto simile a tante cenette che tu ci preparavi spesso, semplici e gradevoli. E non a caso ho voluto che fosse così: era un modo per sentire la tua presenza, qui con noi. Tu avevi sempre delle buone idee, uno spunto carino nelle decorazioni della tavola e della casa. E una piccola coccola per la gola di ciascuno. E poi ho pensato di coinvolgere i piccolini nella sua preparazione: per loro un divertimento, per tutti un modo per stare insieme un po’ di più.

Abbiamo preparato la pizza, e della mousse al cioccolato. Ed abbiamo acceso delle candele. Non lo avevamo più fatto da tanto tempo. Forse non lo avevamo mai fatto senza di te. A te piacevano, e l’ho ricordato ai bambini. Margherita ha sorriso e mi ha risposto che anche a lei piacciono molto. Abbiamo commentato che portano un piccolo anticipo di atmosfera natalizia, perché questo periodo dell’anno, così buio e triste, è rischiarato un po’ dal calore di quelle piccole fiamme vive.

Dopo cena, abbiamo guardato insieme un cartone animato. Ed aggiornato il nostro album con la foto dell’anno. Sia quella del 2008, che non avevamo fatto in tempo a mettere con te. sia quella per il 2009. I bambini avevano preparato un disegno corale, fatto tutti insieme. Abbiamo aggiunto anche quello. Rappresenta un paesaggio con terra, mare e cielo. È per te, bella.


Domani

19 Novembre 2009

Domani è il 20 novembre. È quasi arrivato.

Non credo troppo nelle ricorrenze formali, ma è inevitabile ricordare.

Un anno senza di te. Duro. Per i bambini, certo. E anche per me.

E dolce, per il ricordo. Ma ho lo stesso le lacrime agli occhi, bella.


Triste viaggio

18 Novembre 2009

È una grigia, nebbiosa, umida, tristissima mattina di novembre. Adriana e tuo padre hanno preso il treno un’ora fa, insieme ad Elio, Annamaria e Michele. Alla fine, ho deciso che non ci potevo andare anch’io, come avrei inizialmente voluto. Non ora. Ed ho fatto bene, credo. Stamattina, infatti, quando ho dato la notizia ai piccolini, Margherita mi ha fatto capire che non vorrebbe andare ad un altro funerale. E infatti non ce li avrei portati. Ma io voglio essere con loro, questo venerdì, bella.

Oggi, un anno fa, loro ti hanno vista per l’ultima volta. Era una normale mattina in cui io mi accingevo ad accompagnarli a scuola. Tu eri rimasta a letto. Non eri in forma. Loro sono venuti da te, per salutarti. “Ci vediamo stasera”, avevi detto. Ed eri sincera, ovviamente. Al pomeriggio avremmo dovuto andare all’ospedale per una piccolissima cosa, poco più che un controllo. E invece ti ci hanno trattenuta…


Questi giorni

17 Novembre 2009

In questi giorni non riesco a fare a meno di ripensare agli stessi giorni di un anno fa. Di ogni giorno, saprei dire cosa stava succedendo. E non sono il solo, lo so: tutti ripensano ad allora. Ripensano a te. E in tanti mi telefonano, mi scrivono, mi invitano a vederci, a parlare. Vogliono starci vicino, e lo apprezzo. Ma io ora non ne ho voglia. O almeno, non sempre, non a comando. Mi sento un orso, come poche altre volte in passato.

Stasera lo zio è mancato. Sapevamo che stava molto male, e di recente le notizie erano di peggioramenti sempre più frequenti, e sempre più gravi. Ma deve succedere proprio tutto in questo schifo di stagione? Stavamo parlando di lui, con le tue sorelle, solo poche ore fa. Mi spiace così tanto… E mi spiace che non potrò andare a trovare la sua famiglia, come avevo tutta l’intenzione di fare. Ma adesso no, non in questi giorni!

In questi giorni vorrei stare da solo. Da solo con i nostri piccolini. Spero, almeno venerdì, di poterlo fare. Senza dover spiegare ancora una volta come va, come mi sento, come stanno i bambini. Non ho voglia di parlarne, solo questo. Avrei voglia di parlarne con loro, invece, che ne parlano così poco… ma quella sera cercherò innanzi tutto di stare loro vicino. Poi, magari mi ritornerà la voglia di parlare con la gente, di parlare di me, di tutti noi. Adesso no. Basta. Una pausa.


Un anno…

15 Novembre 2009

La morte è un mostro,

un mostro che caccia dal gran teatro (della vita)

uno spettatore attento, prima della fine di una

rappresentazione che lo interessa infinitamente”.

– Casanova.

Cara Paola, si sta avvicinando il giorno in cui ci hai lasciato, e leggendo alcuni brani di casanova , mi sono soffermata su queste frasi, perché secondo me rappresentano quello che hai provato negli ultimi giorni della tua dolorosa malattia…


Zio Toto

14 Novembre 2009

Ultimamente tuo zio si sta aggravando. Giorno dopo giorno, sta sempre peggio. Le notizie arrivano dal Salento sempre più frequenti, e sempre peggiori. Gli altri zii sono partiti per andare a fargli ancora visita. Proprio ora, poverino. Proprio in novembre, poveri noi.


Lavanda a novembre

7 Novembre 2009

Oggi ho raccolto ancora fiori di lavanda, nel nostro orto officinale. Lo so che si dovrebbero raccogliere d’estate. Ma le piantine che avevamo messo insieme, che tu avevi voluto ed amato, sono molto generose. Come te. E così ho raccolto tutti i fiori che ho trovato. Ne è venuto un bel mazzetto, li ho messi in casa, sopra il caminetto, come avevi fatto tu l’anno scorso. E qualcuno l’ho messo anche vicino alla tua foto, come aveva fatto Adriana nei mesi scorsi. Spero ti facciano piacere, bella.


Volevi che io capissi

2 Novembre 2009

Un anno fa, questo stesso periodo è stato terribile. Per te e per tutti noi. Allora, insieme, avevamo fatto la scelta di non dare troppe informazioni, troppe preoccupazioni ai nostri piccolini. E abbiamo sbagliato. L’ho capito dopo: avremmo dovuto dar loro almeno qualche elemento su quello che stava capitando. Prepararli.

Sì, ma questo è il senno del poi, ovviamente. Un anno fa, fino agli ultimi giorni, io stesso non ero preparato per niente. Non avevo capito. Tu sì, invece, ne sono convinto. Ma avevi anche capito che io non potevo capire, non potevo accettare la realtà.

Hai tentato di darmi dei segnali, anche espliciti, proprio in questi giorni. Come quando mi avevi chiesto – almeno un paio di volte – di metterci a tavolino per ragionare insieme su come organizzare la nostra vita senza di te. Richiesta che, lo hai visto, mi distruggeva. Richiesta che, te lo dissi, non potevo accettare. Ipotesi, ti dicevo, che non potevo prendere in considerazione. E allora hai rinunciato. Rinunciato quasi a parlarmi, almeno per qualche giorno. Io avevo notato che ti eri rabbuiata, intuivo di aver fatto o detto qualcosa di sbagliato. Ma preferivo pensare che tu fossi triste e depressa per la sofferenza fisica, per le cure che avresti dovuto ancora una volta affrontare. Che tu fossi giù perché ti si prospettava un periodo duro. Ma tu eri pessimista in senso molto più assoluto. Sapevi che il tempo che avevi davanti a te, duro o meno che fosse, comunque non sarebbe stato lungo.

E allora mi avevi lanciato un secondo segnale: mi hai detto, più volte, parlando dei bambini: “Meno male che hanno un bravo papà!”. E io stupido, ancora a non capire. Pensavo che tu volessi solo essere dolce con me, farmi un complimento per consolarmi genericamente. E invece non avevo capito che mi stavi dicendo qualcosa. In modo meno diretto, dato che ti avevo già dimostrato di non poter reggere un parlare più esplicito.

Ma anche a te sfuggiva che, se io non ero stato in grado nè di accettare nè tanto meno di capire quello che mi avevi detto in modo esplicito, come potevo arrivarci con un messaggio indiretto, bella?


Due novembre

2 Novembre 2009

Ieri era domenica, primo novembre. È novembre. Al pomeriggio, siamo passati a trovarti con i piccolini. Quanti bacini dà Francesca sulla tua foto, ogni volta… E stavolta lo ha fatto anche Enrico. Anche lui, che manifesta i suoi sentimenti un po’ meno delle sue sorelle. Ma sta cambiando. Sta imparando ad abbracciare: per un maschietto, sta diventando a suo modo affettuoso. Margherita, la più riservata, è sicuramente la più conscia della tua perdita. Margherita è quella che ha avuto più a lungo modo di godere della tua presenza, che ti ha conosciuta meglio. È fortunata, per questo, ma non sembra rendersene conto. O forse è semplicemente nella condizione più degli altri di soffrirne, proprio per questo. Enrico ha anche lui qualcosa di te: l’esperienza in famiglia. Infatti, è come te un figlio mediano: nè il più grande, nè  il più piccolo. E poi ha anche lui, come te, un orecchio un po’ a sventola, asimmetrico. Di Francesca, invece, mi si dice che è quella che ti assomiglia di più fisicamente. Pare sia uguale a te, alla stessa età. Sono tutti e tre dei bravi bambini. Non meritano la sfortuna chè è toccata loro…

Stasera ho parlato loro di te. Volevo capire se avevano messo a fuoco il fatto che stiamo arrivando al fatidico anniversario. Che già adesso siamo in quel periodo che, un anno fa, è stato così terribile per te. Per tutti noi. Allora, insieme, avevamo fatto la scelta di non dare loro troppe informazioni, troppe preoccupazioni.

E così abbiamo parlato, ricordato, pianto. I bambini sono coscienti del momento, eccome. E tu manchi tantissimo a tutti. È stato un momento triste. Ma autentico, e nostro. Per cui, anche se domattina si va a scuola, ho poi voluto esaudire un loro desiderio, che mi avevano espresso da tempo: abbiamo riguardato tutti insieme il nostro album di nozze. Margherita lo dovrebbe avere già visto, presumo con te, perché si ricordava di molte foto. E probabilmente anche Enrico, ma non pare ricordarsene, quindi per lui era una specie di “prima volta”. E per Francesca lo era quasi sicuramente. Abbiamo dedicato una buona oretta a guardare ogni singola foto, commentandole e notando le differenze nelle persone, rispetto a come sono oggi. I bambini hanno notato bene come le persone fossero tutte decisamente più giovani. Tu eri bellissima. Io invece, secondo loro, non tanto: pare mi trovino meglio oggi. E poi tutti i parenti ed amici, che loro conoscono tutti o quasi, ma che erano decisamente diversi. Pensa che, proprio mentre guardavamo le foto, ha telefonato Adriana. Ha risposto Enrico, che l’ha salutata e subito le ha detto che cosa stessimo facendo. Poi le ha precisato: “C’eri anche tu, zia, solo che eri molto meno vecchia di adesso!”. Ci siamo fatti tutti una risata. Ma io ho realizzato come loro vedono tutti noi, sostanzialmente: vecchi. Una persona più matura avrebbe ipocritamente detto “più giovane”, ma lui no, ha detto quel che pensava. Vecchi. Ad ogni modo, io ho poi raccontato loro come si era svolta la giornata delle nostre nozze, chi c’era e che cosa abbiamo fatto. Erano molto interessati. Anche per loro questa è storia della famiglia, e giustamente sentono di volerla conoscere. L’ultima foto, alla fine della giornata, è quella di te sempre vestita da sposa, ma con il tuo zainetto rosso che rappresentava il tuo trasloco nella nuova casa, nella nostra nuova vita. La nostra vita insieme, che adesso è già finita. Com’è passato in fretta questo tempo, bella!

Dopo le foto delle nozze, come tu sai, nell’album c’era ancora tanto spazio vuoto, ed avevamo deciso insieme di aggiungere man mano altre foto di noi, dell’evoluzione della nostra famiglia. Una per ogni anno, che chiamavamo “la foto dell’anno”, ti ricordi? Solo che l’ultima era quella del 2007. Di solito sceglievamo una foto della bella stagione, infatti, e perciò questo era un lavoretto che si faceva negli ultimi mesi dell’anno. Solo che nel 2008 non abbiamo fatto in tempo, e quest’anno non l’avevo ancora preso in considerazione. Così, ne abbiamo parlato tutti insieme, e abbiamo deciso di scegliere una foto per l’anno scorso, ed una per questo. Ancora una con te, e poi una senza. Margherita ha detto di aver già pensato alla didascalia per quest’ultima. Vuole parafrasare quella del 2004, in cui sembra che fossimo in quattro, ma tu avevi il pancione, e quindi ci avevi scritto accanto: “Siamo in cinque”. E ora lei vorrebbe scrivere: “Siamo di nuovo in quattro”. Vedremo. Dopo che avremo scelto e inserito queste due foto, ho proposto loro di aggiungere qualcosa di loro, d’ora in avanti, per te. Dei loro disegni, magari. Qualcosa che rimanga, che aiuti a costruire il ricordo del passato che c’è stato, che un po’ deve appartenere anche a loro. E di quello che deve ancora venire.