Biancheria da letto

15 gennaio 2010

Ieri sera ero stanchissimo. Stavo andando a letto, ma volevo prima cambiare la federa del mio cuscino. Aprendo il cassetto dell’armadio, dove teniamo quel tipo di biancheria, ho osservato quante cose contenesse. C’erano numerosissime parure di lenzuola di ogni tipo: semplici oppure a sacco – di quelle per i piumoni. Alcune di qualità molto fine, con ottimi tessuti ed abbinamenti di colori. Alcune un po’ più comuni, altre molto originali, con motivi sia classici, sia etnici. Tutte di ottimo gusto, con bei ricami di tutti i tipi. E poi federe per i guanciali, di ogni colore, abbinate alle lenzuola e non, rettangolari o quadrate, per cuscini di ogni tipo e forma.

Tu avevi una passione per tutto ciò che è stoffa, dalla biancheria all’abbigliamento. Con una mamma sarta, ed un papà che lavorava in un ingrosso di stoffe, la tua infanzia è stata molto influenzata dal gusto per queste cose. Lo dicevi tu stessa, bella. Il tuo corredo da sposa era molto ricco, tanto che ancora adesso è rimasto in gran parte nuovo ed inutilizzato. E questo nonostante fosse stato decimato da un furto a casa dei tuoi, anni fa, quando ancora stavi da loro. Tu stessa ci scherzavi su, dicendo che c’era biancheria non per una ma almeno per un altro paio di generazioni…

Ieri sera però, come ogni volta, mi sono trovato in difficoltà a raccapezzarmi tra tutto questo. Non mi è stato facile trovare una federa dalla forma adatta per il mio guanciale. Ho cercato di evitare di prenderne una che appartenesse ad una parure, e quindi ne ho cercato una che fosse scompagnata. Però, anche tra quelle, le forme ed i colori erano le più varie, e non tutte si adattavano al cuscino ed al copripiumino che avevo. Quando ho trovato una federa che si adattasse almeno alla forma del guanciale, mi sono accontentato. Vedevo bene che il colore non c’entrava nulla con il copripiumino che sto usando. Ma era tardi, io ero già stanco e non avevo più molta pazienza: volevo solo andare dormire il più in fretta possibile.

Così, ho rimesso tutto a posto. E però, a quel punto, quasi non si riusciva più a chiudere il cassetto. Ho pensato ancora una volta che, tutto sommato, a me importa solo fino ad un certo punto, l’avere tutta quella ricca scelta di biancheria. Ed ho ripensato ancora una volta a quanto quelle cose piacessero a te, invece. Ma a quel punto sono stato fulminato da un pensiero, che si è presentato alla mia coscienza in modo improvviso e lucidissimo. Ho sentito formarsi nella mia mente queste precise parole: “Ma lei, ormai, io l’ho persa per sempre. Non la rivedrò mai più!”.

Quest’idea, cui avevo già riflettuto altre volte, rappresenta un concetto di cui sto prendendo atto da più di un anno. E forse lo sto ancora assimilando, un po’ alla volta. Ma ieri, in quell’attimo, ne ho preso coscienza in modo tragicamente lucido! Da questo è scaturito un forte sentimento di rabbia. Non tristezza, come forse ci si potrebbe aspettare, ma una grande rabbia! Non so perché. Allora ho chiuso alla meglio il cassetto, forzandolo anche un po’. Poi, imprecando dentro di me, sono andato a letto con il cuore che batteva forte.


Canto di Natale

9 gennaio 2010

Stasera siamo tutti stati nella Chiesa di Castagnole Piemonte, per un concerto dei due cori comunali di Vinovo: l’Ars nova degli adulti, e Le note colorate: il nuovo coro di voci bianche a cui partecipano tutti i bambini della nostra famiglia (sia i nostri tre piccolini che quelli di Gina e Franco) e molti altri delle famiglie vicine alla nostra.

Un bel concerto. Verso la sua conclusione, uno dei bis dell’Ars Nova è stata “Bianco Natale” – che io ho sempre preferito chiamare “White Christmas”, dato che l’ho conosciuta per la prima volta con quel nome, fin da bambino. Quella canzone riesce sempre a commuovermi. Una delle poche cose di Natale che ancora mi ricordano i Natali passati: quelli della mia infanzia. L’ho ascoltata con una certa concentrazione, stasera, e nel farlo mi è venuto spontaneo abbassare un po’ lo sguardo. Sguardo che si è posato sui miei vestiti. Sguardo che subito è stato offuscato da un velo di lacrime. Non so se sia stata una mia maggior predisposizione dovuta alla canzone, o cosa. Sta di fatto che mi è venuto il pensiero che la mia giacca di pelle nera e gli stivali li avevamo scelti insieme. Che il maglione arancione era un tuo regalo. Che ai miei jeans avevi fatto tu l’orlo. E perfino che l’ombrello bordeaux, che tenevo in piedi davanti a me, era proprio tuo. Da un anno lo uso io, regolarmente. Non so se abbia uno stile leggermente femminile, ma non m’importa. E comunque, è bastato che la mia attenzione si fissasse per un attimo su questi particolari, per rendermi conto di quanto tu sia ancora con me: letteralmente addosso a me, in tutti i vestiti che porto, bella.


Coccole

4 gennaio 2010

Ieri sera, i piccolini, le bambine in particolare, hanno tirato veramente in lungo con i preparativi andare a dormire. Continuavano a chiedermi concessioni (“Guardiamo i cartoni mentre mettiamo i pigiami”, “Sentiamo ancora solo questa canzone del CD dei Jonas Brothers, e poi spegniamo la luce”, ecc). Ma poi se ne approfittavano. Quando mi sono accorto che mi prendevano in giro, e che continuavano a rimettere sempre dall’inizio la stessa canzone, mi sono arrabbiato. Si erano meritate una sgridata, e poi le ho mandate a dormire senza tanti complimenti!

Ed è così che, stasera, mi è venuto spontaneo compensare un pochino, predisponendomi a chiacchierare un pochino più del solito con loro, una volta che si fossero messi a letto. Ma Enrico e Francesca erano molto sereni, come spesso succede, e sono stati loro stessi a non dare molto spazio alle chiacchiere ed alle coccole. Si sono messi giù, avevano sonno: due parole, un bacino e via. Margherita invece, al solito, era un po’ più desiderosa di attenzioni rispetto a loro. Comunque era anche allegra. Ed in quel momento anche io ero abbastanza di buon umore. Abbiamo chiacchierato per un po’. Abbiamo anche un po’ scherzato insieme, le ho fatto il solletico. Abbiamo riso. Poi, ad un certo punto, si è come concentrata su un pensiero, e mi ha detto che sua sorella sarebbe “fortunata ad essere ancora piccola, perché qualcuno ancora le accarezza la testa, come faceva la mamma”. Ed ha anche aggiunto che lei, con quelle coccole, a volte ci si addormentava… Questo mi ha ricordato che tu lo facevi perfino con me, alle volte, e che anche io mi ci addormentavo. Non mi era più venuto in mente da tanto tempo. Che nostalgia, bella!

Ma poi, subito dopo, ho anche realizzato quanto poco io faccia questo genere di cose con loro. Da quando tu non ci sei più, mi ero dato da solo il compito di esser insieme madre e padre. Ma non so se sono abbastanza bravo per fare così tanto, soprattutto la prima delle due: mamme si nasce! Mamme possono essere davvero solo le donne. Voi avete una sensibilità diversa, che va al di là anche della buona volontà di un padre.

Alla fine, però, c’è stata una nota positiva, almeno per stasera: Margherita era serena, direi che era addirittura allegra. Sorrideva ancora, anche se con un po’ di malinconia, nel dirmi queste cose. E poi, il fatto stesso che me le abbia dette, che si sia aperta a farmi una confidenza così, è positivo in sè. Di fatto mi ha raccontato un suo ricordo di te, una sua emozione, e insieme ha espresso un proprio bisogno. Tra l’altro, non mi ricordo nemmeno di aver fatto mai addormentare Francesca in quel modo, salvo forse in qualche caso di malessere fisico o morale un po’ particolare. Mi sono addirittura chiesto se Margherita non abbia tirato in ballo quel confronto con Francesca solo come espediente dialettico, per entrare in argomento su questo suo ricordo, su questo suo bisogno.

E così, poi mi sono fermato con lei ancora un po’. E le ho accarezzato la testa fino a quando non si è addormentata, sorridente. Anche se a me, intanto, veniva da piangere. Ma, poco prima di prendere sonno, si è scossa per un attimo, mi ha abbracciato e mi ha detto “Papà, ti voglio bene”.


Un anno di cronache

30 dicembre 2009

Oggi è un anno che ti scrivo, bella. Un anno che ti racconto cosa ci succede, e soprattutto come ci sentiamo tutti noi, senza di te. I fatti e i sentimenti.

Ed oggi stavo parlando con qualcuno, credo con Marina, dei nostri piccolini e dei bambini in generale. Si confrontavano le loro capacità di occuparsi tra loro, le loro dinamiche di aggregazione – prevalentemente per genere, a volte per età – e di esclusione nei confronti di alcuni del gruppo.

Mentre ne parlavamo, Enrico e Francesca erano nella stanza accanto. Mi è venuto spontaneo allungare il collo e dar loro un’occhiata. E mi è subito ritornata in mente una tua considerazione. Tu avevi già notato più volte quanto loro due siano capaci di giocare insieme in modo molto equilibrato (a volte perfino meglio in assenza di Margherita, che con loro è un pochino accentratrice e dispotica). E mi sono ricordato di quelle volte in cui tu mi venivi a cercare, mi prendevi per mano, mi facevi cenno di fare silenzio, e mi conducevi a spiare con discrezione i due piccolini che giocavano insieme, tranquilli. Tranquilli, come i bravi bambini che sono. Pacifici e sereni come te, bella.


Buon Natale 2008

25 dicembre 2009

Questo bigliettino era un augurio preparato da Enrico già l’anno scorso.

Buon Natale 2008

Buon Natale 2008

Per un anno intero, è rimasto sul bancone della palestrina, nel tuo angolino vicino alla tua macchina da cucire, dove avevi i tuoi lavoretti, le cose che ti piaceva fare. Quando ho iniziato a scriverti, era troppo tardi per Natale. Ora il biglietto si è un po’ sciupato. Ma, dato che era per te, te lo mostro ugualmente. Quanto ci manchi, bella. Nei giorni di festa, per me, ancora di più.


Il cielo

20 dicembre 2009

Oggi ho ripreso il lavoro di fotoritocco su una tua foto, che secondo me è particolarmente bella, provando a inserirvi come sfondo un bel cielo azzurro e sereno. Poco più tardi, quell’immagine del cielo è comparsa da sola come sfondo sul computer (che imposta uno sfondo casuale ogni qualche minuto). Quell’immagine non compariva da mesi. Curiosa coincidenza.


Ginnastica e corse

20 dicembre 2009

Oggi pomeriggio Margherita ha partecipato ad una gara regionale di ginnastica artistica a Galliate (NO), con la Polisportiva Jolly Vinovo. Anche sua cugina Marta gareggiava, e così sono state accompagnate da Gina e famiglia. Alla sera, Franco mi ha mostrato alcuni filmati delle gare. In uno di essi, si vedeva Margherita correre, per una prova di salto sulla pedana elastica. Era ripresa un po’ dall’alto, il viso non era ben visibile. Lì, ho visto come correva: per un attimo l’ho presa per te, bella. Corre esattamente con la tua stessa andatura!


Movimenti notturni

19 dicembre 2009

Stanotte alle tre mi sono alzato per andare a fare pipì. Buio quasi assoluto, silenzio. Appena seduto, ho sentito un lieve rumore vicino a me. Mi è subito venuta come la sensazione che potesse esserci qualcuno. Ho acceso la luce: era solo l’asciugamani che, dal gancio sulla parete, era caduto per terra. Non ho avuto paura, comunque. Innanzi tutto perché a queste cose non credo: penso si sia trattato semplicemente dello spostamento d’aria dovuto al mio passaggio di un momento prima. Ma poi, anche se ci credessi, non avrebbe potuto essere altri che te, bella.


Il dieci dicembre

10 dicembre 2009

Ciao bella, è arrivato ancora una volta il dieci dicembre. Uno dei nostri anniversari. Nel 1991, in questo giorno ti incontravo per la prima volta. Trote alla mugnaia e racconti di viaggi. Viaggi già fatti, viaggi sognati. Ed è così che immediatamente è scoccata la simpatia tra noi. Con l’idea di un altro viaggio, subito immaginato insieme. La prima cosa che noi due abbiamo pensato insieme: Parigi. Ci siamo poi andati a gennaio, ma con te gli inverni erano meno freddi che ora. Quella è stata, in un certo senso, la nostra “vera” luna di miele.

E pensare che quella doveva essere una serata di qualcun altro: la tua amica, il mio amico. Ma poi è diventata l’inizio della nostra storia. Una storia che è durata tanto e poco nello stesso tempo. Poco meno di diciassette anni: non sono tanti, in fondo. Ma sono stati anni pieni, e bellissimi. Grazie per aver attraversato la mia vita, bella.


Cerimonie

22 novembre 2009

Oggi, diversamente da venerdì, la celebrazione del tuo ricordo è stata quella pubblica, formale. La temevo. Sapevo che saremmo ritornati in quella chiesa. Sapevo che saremmo stati circondati da tanti amici e parenti. Proprio come il 22 novembre di un anno fa: anche la data è andata a cadere esattamente su quella stessa di allora! Sapevo che tutti si sarebbero stretti intorno a noi, come allora. E che avremmo ricordato quel penosissimo momento. Peggio, lo avremmo rivissuto dentro di noi. Come allora.

Ed infatti, al nostro arrivo sul sagrato, mi sono venuti incontro in molti, con facce compunte. Da lontano, mi accorgevo che si rivolgevano a me. Vedevo le loro labbra muoversi. Vedevo degli accenni di passi nella mia direzione. Suggestionato dai miei timori, ho temuto per un momento di risentirli mormorare delle condoglianze. Mi sono irrigidito per un attimo, quasi non riuscivo a procedere verso di loro. Poi mi sono reso conto che mi stavano solo salutando, ed ho cercato di vincere la mia ritrosia. Mi sono sforzato di esprimere loro la bella sensazione, che in effetti provavo, di avere degli amici ed una famiglia così uniti. So che tutti ci sono vicini, e lo apprezzo davvero. Ma a volte non mi sento al posto giusto, ed ho semplicemente voglia di stare per conto mio. Passerà?