Un sogno nel Salento

Ti sto sognando di più, ultimamente, bella. Qualche volta almeno ti rivedo. Sono sempre sogni brevi, mi pare molto simbolici, che mi lasciano con una sensazione di grande gioia, per averti rivista, e insieme con una struggente malinconia, per la consapevolezza di averti persa.

La scorsa notte la situazione era quella di una delle nostre passeggiate serali, per sagre o altro, nel centro storico di un paesino del Salento (forse era Corsano, o Tiggiano?). Eravamo in macchina, presumo a fine serata, in procinto di ritornare a casa. Eravamo solo noi due. Tu eri sul sedile accanto al mio, ed io guidavo. Solo che, nella penombra della notte, non eri ben visibile. Io vedevo la tua sagoma in ombra, e per giunta solo con la coda dell’occhio giacché guidavo. Ad un certo punto, la strada passava tra una piccola chiesa ed una piazzetta alla nostra sinistra, che fungeva da sagrato. Davanti alla chiesa, con una facciata nella classica pietra leccese, c’era una panchina, anch’essa in pietra. Tu mi hai fatto fermare un momento, hai fatto un cenno vago verso la chiesa e la panchina, e mi hai chiesto: “Noi ci siamo già stati qui, è vero?”. Io ti ho risposto di sì. In quello stesso momento mi ero girato verso di te, e la luce di un lampione ha illuminato i tuoi occhi, bellissimi e così tristi. Con quello sguardo, tu me lo hai detto. Lo avevi capito che quello era un commiato. Un commiato anche da quei luoghi che amavi tanto.


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