Oggi è un anno che ti scrivo, bella. Un anno che ti racconto cosa ci succede, e soprattutto come ci sentiamo tutti noi, senza di te. I fatti e i sentimenti.
Ed oggi stavo parlando con qualcuno, credo con Marina, dei nostri piccolini e dei bambini in generale. Si confrontavano le loro capacità di occuparsi tra loro, le loro dinamiche di aggregazione – prevalentemente per genere, a volte per età – e di esclusione nei confronti di alcuni del gruppo.
Mentre ne parlavamo, Enrico e Francesca erano nella stanza accanto. Mi è venuto spontaneo allungare il collo e dar loro un’occhiata. E mi è subito ritornata in mente una tua considerazione. Tu avevi già notato più volte quanto loro due siano capaci di giocare insieme in modo molto equilibrato (a volte perfino meglio in assenza di Margherita, che con loro è un pochino accentratrice e dispotica). E mi sono ricordato di quelle volte in cui tu mi venivi a cercare, mi prendevi per mano, mi facevi cenno di fare silenzio, e mi conducevi a spiare con discrezione i due piccolini che giocavano insieme, tranquilli. Tranquilli, come i bravi bambini che sono. Pacifici e sereni come te, bella.
Pubblicato da Carlo 