ISS

3 settembre 2011

Ho ricomprato il profumo “ISS” di Laura Tonatto, quello che mi avevi regalato tu. Se ci penso, è davvero sorprendente come tu fossi stata brava a scegliere per me un profumo che mi è piaciuto subito!

Mi conoscevi davvero bene, bella, e questo mi manca tanto. Chissà se io sono stato altrettanto bravo a farti sentire capita, amata. Lo spero tanto, spero di essere riuscito almeno a farti sentire bene con me.


Roberto Vecchioni

15 febbraio 2011

Questa sera Margherita non riusciva a dormire, e abbiamo guardato insieme un pochino del Festival di Sanremo. Io lo stavo guardando perché Cocca mi ha segnalato la nuova canzone di Roberto Vecchioni, che lui ha presentato in concorso. Si intitola “Chiamami ancora amore”, e sembra essere molto bella, anche se sono riuscito solo a sentirne la parte finale.

Mi è venuto spontaneo raccontare a Margherita come io oggi ami Vecchioni grazie a te. Le ho spiegato che lui, prima, non mi piaceva molto come cantautore, ma solo perché non lo conoscevo bene. E chi mi ha preso per mano e mi ha accompagnato con discrezione alla scoperta della sua poesia sei stata tu, bella. E le ho detto che è per questo motivo che oggi quasi non riesco ad ascoltare una sua canzone senza commuovermi.

E, proprio mentre glielo dicevo, mi sono venute le lacrime agli occhi. Ormai so bene che lei si turba sempre quando mi vede piangere. Allora ho raccolto tutte le mie forze per tirare fuori un sorriso, e tra le lacrime le ho detto che non si doveva rattristare anche lei, perché mi stavo commuovendo, sì, ma con un sorriso. E le ho detto che bello portare con sé questa sua poesia, che tu mi hai insegnato. Gliel’ho detto ed è così. Grazie, bella.


Messaggi d’amore

6 febbraio 2011

Tra ieri ed oggi stavo riguardando gli ultimi SMS rimasti nel tuo cellulare. La maggior parte erano messaggi scambiati tra noi due. Alcuni sono semplici annotazioni legate al momento, promemoria che riguardavano questioni pratiche. Ma da molti altri traspare l’amore che ci legava, bella. Sia il tuo per me che il mio nei tuoi confronti.

Tempo fa, mi ero appunto chiesto se io ti avessi mai chiamata “amore”. Ricordo per certo che non lo facevo abitualmente. Non era consueto per me, e neanche tu lo facevi. Ma ho pensato che sarebbe un peccato se non fosse mai accaduto. Oggi so di averlo fatto – almeno in alcuni messaggini. E questo mi consola un po’. Mi consola l’idea di aver saputo fare, più di una volta, quel piccolo ma difficile passo nei confronti delle persone che amiamo, che ci consente di far loro sapere che cosa rappresentano per noi. Ed io saputo chiamarti “amore”, ho saputo dirti “ti amo”. Meno male, amore mio!

E poi ho riletto anche i tuoi messaggi, che dicevano tutta la tua dolcezza, e soprattutto quel che provavi per me. Questo mi consola ancora di più, perché serve a sottolineare, a ricordarmi, che neanche tu avevi perso la fiducia nel nostro amore, che mi volevi sempre, che mi consideravi sempre il tuo compagno per la tua vita, nonostante tutte le peripezie che abbiamo attraversato. Nonostante i momenti meno belli, gli errori e la sfortuna. Tu lì mi stavi dicendo che mi avresti amato per sempre. E così è stato, bella.

E nemmeno io ti dimentico: anche se la mia vita continua, continua con un ricordo dolcissimo e insieme amaro, di te che mi hai dedicato tutta la tua vita, anche se poi mi sei stata tolta così presto. E tu ritorni quando guardo i nostri piccolini, ad esempio, e la loro sofferenza spesso silenziosa. E così, anche se oggi ho un’altra persona accanto, anche se io ho ripreso a vivere, il mio pensiero ogni tanto ritorna, grato, a te, bella.


Ancora confronti

4 febbraio 2011

Stasera, al momento della buona notte, Margherita mi ha chiesto come ho conosciuto Cocca. Me lo ha chiesto molto serenamente, era addirittura di buon umore, e sorrideva. Aveva una semplice curiosità. E così le ho un po’ raccontato di come ci siamo conosciuti, ho spiegato che ci vogliamo bene e che stiamo bene insieme. Dopo un po’, mi ha chiesto anche se adesso io voglia bene a lei al posto tuo.

Allora le ho spiegato che a Cocca voglio bene, ma che non dimentico la loro mamma. Che tu sei stata davvero importante nella mia vita, anche se solo per diciassette anni. Abbiamo anche considerato entrambi che diciassette anni non sono poi molti. Ma nonostante questo e anzi proprio per questo, le ho spiegato che ti ho amata tanto davvero, perché sei stata la mia compagna e la madre di loro tre bambini, e che vivrai sempre nel mio cuore, così come nel loro.

A questo punto ci siamo commossi tutti e due. Francesca, intanto, dal suo lettino, ascoltava quello che ci dicevamo, e ho sentito che anche lei singhiozzava. Ho consolato entrambe, spiegando che tutti sappiamo che Cocca non è la loro mamma, e però li ama ugualmente. Che vuol bene a tutti e tre loro, oltre che a me. Che non devono temere che prenda il posto della loro mamma, ma semmai che è bello avere una persona in più che li ami. Mi pare che abbiano capito e condiviso questo punto di vista, e si sono tranquillizzate e addormentate in fretta tutte e due. La notte è passata serenamente, bella.


Viaggi e timori

5 gennaio 2011

Oggi, durante il pranzo, ho accennato ai bambini che prossimamente farò un breve viaggio a Londra. Enrico ha reagito prendendosela moltissimo perché, sosteneva, lui non è mai stato all’estero, mentre invece, sempre secondo lui, tutti i suoi compagni di classe sì. Ho cercato di spiegargli che io alla sua età non facevo viaggi di piacere all’estero, eccettuati quelli dai nonni in Lussemburgo, che non sono comunque paragonabili ad altri tipi di viaggi. E che lui e le sue sorelle vanno regolarmente anche loro in vacanza dai nonni e, anche se non sono all’estero, Puglia e Sardegna sono sempre dei bei posti che molte persone gli invidierebbero. E gli ho anche spiegato che i primi viaggi di piacere all’estero io li ho fatti da grande, addirittura dopo essermi laureato, e comunque quando avevo potuto pagarmeli da me. Ma per un po’ non c’è stato niente da fare: sembrava disperato, e c’è voluta moltissima pazienza – con blandizie e minacce – per convincerlo a calmarsi, ed a tornare a tavola con noi. Ho cercato di stargli vicino e farlo riflettere sul fatto che comunque, se nella sua classe ci sono alcuni bambini che “stanno meglio” di lui, magari è perché le loro famiglie si possono permettere qualcosa più di noi. E intanto ce ne sono anche moltissimi altri che hanno molte meno opportunità di lui. E gli ho fatto presente che comunque la sua classe non fa testo rispetto alla maggioranza delle persone. Ma poi stava sostanzialmente facendo un capriccio per avere qualcosa che si era messo in testa di dover avere, e che invece, per la sua età, non è per nulla scontato. Gli ho anche fatto notare che perfino le sue stesse sorelle avevano accettato la notizia del mio viaggio molto più di buon grado di lui. Perfino Francesca, che è più piccola di lui. Poi gli ho riferito che, mentre lui si disperava, Margherita, entusiasta, spiegava a Francesca quante e quali cose divertenti avessero in programma di fare con i loro cugini, alla prossima occasione in cui avrebbero dormito qualche giorno a casa loro. Alla fine si è calmato, ma ha tenuto il broncio ancora per un bel pezzo.

Questa sera, dopo avere fatto una veloce cena a casa di Gina, Enrico ha sentito che parlavo delle prossime volte che Cocca sarà qui da noi, ed è intervenuto chiedendomi come mai io la inviti così spesso. Io gli ho sorriso e gli ho risposto che siamo amici, e che anche io vado a trovarla, a volte. Non è sembrato molto soddisfatto dalla mia risposta, ma subito non ha detto altro. Poco più tardi, in macchina, quando eravamo quasi arrivati a casa nostra, mi ha chiesto a bruciapelo: “Papi, ma tu ami Cocca?”. Io sulle prime mi sono sentito in imbarazzo e ho esitato per un attimo, ma poi ho pensato che era inutile tergiversare o inventare storie. Ho pensato rapidamente che, in fondo, se c’era arrivato da solo, voleva dire che lo poteva capire e che quindi non aveva senso negarlo. Sarebbe stato come nascondersi dietro un dito. E poi, in fondo, era da un po’ che mi aspettavo questo momento. Attendevo il momento in cui questa cosa sarebbe stata innanzi tutto capita e – magari in un secondo tempo – anche accettata dai bambini. Quindi gli ho sorriso ed ho risposto con franchezza. Nel frattempo eravamo arrivati a casa e, scesi dalla macchina, gli ho chiesto se lo avesse pensato oggi. In effetti mi sono rivolto un po’ a tutti e tre, dato che anche le bambine apparivano molto interessate all’argomento. La risposta, che mi è stata data a più voci, è stata che loro se ne erano già accorti da un po’ perché – hanno detto - ”si vede”. Enrico ha precisato che lui lo sospettava da tempo, ma aveva aspettato perché nel frattempo stava “indagando” (sic) per esserne sicuro. Gli ho chiesto che cosa avesse scoperto in queste sue “indagini”, e Margherita è intervenuta dicendomi che Enrico, una volta, le aveva riferito di averci visti che ci baciavamo in cucina.

Ho quindi chiesto a tutti e tre che cosa ne pensassero. Francesca è stata molto positiva: ha detto che Cocca è brava e simpatica, e che lei le vuole tanto bene. Margherita ha detto che anche lei le vuole bene, ma la trova “un po’ troppo premurosa”. Alla mia richiesta di un esempio, mi ha detto che a volte le proibisce loro cose che la mamma le permetteva, come ad esempio andare a giocare d’inverno ai giardinetti. Ha anche teorizzato che Cocca è troppo abituata al caldo del sud, e quindi si spaventerebbe troppo del freddo di qui. Enrico, invece se n’è andato via per conto suo con la faccia scura. Ho lasciato passare qualche minuto, intanto che tutti ci preparavamo per la notte, per poi parlargli. Nel frattempo, Margherita mi ha chiamato da parte per dirmi che Enrico si era appartato in camera sua senza dare spiegazioni, ma borbottando che a lui “questa storia non piace”.

Quando l’ho raggiunto, io non l’ho visto subito e mi sono messo a cercarlo per tutta la sua cameretta, sotto il tavolo e sotto il letto. Ma lui se la rideva nascosto dietro la porta, e tutto sommato questo momento quasi di gioco non previsto ha allentato per un attimo la tensione. Dopo una bella risata liberatoria per entrambi, ci siamo seduti sul suo letto, e gli ho chiesto che cosa gli succedesse. Mi ha risposto che a lui Cocca non è simpatica. A quel punto, mi è sembrato indispensabile chiarirgli che la presenza di lei non toglie nulla al bene che io voglio a tutti loro, e che gliene vorrò sempre. Poi gli ho chiesto di cercare di dirmi cosa non gli piace di Cocca, e non mi ha saputo rispondere. Allora gli ho proposto un paragone con il suo comportamento di stamattina, che a me non era piaciuto, eppure non ha tolto nulla al bene che gli voglio. Se un comportamento, l’atteggiamento di una persona non ci piacciono – gli ho spiegato – bisogna metterli a fuoco, parlarne, razionalizzarli e auspicabilmente superarli insieme. Che non si può rifiutare in blocco qualcuno, ma di ogni persona occorre capire che cosa ci piace e che cosa non ci piace.

Naturalmente immagino che questa sua “antipatia” non sia veramente tale, quanto piuttosto l’espressione di un suo timore che lei mi “porti via” da loro, e ho quindi cercato di tranquillizzarlo anche su questo fronte, e lo farò ancora. Comunque, penso che neanche lui ne sia conscio, e per questo non ho voluto incalzarlo troppo con le mie spiegazioni. L’ho ancora abbracciato e gli ho augurato la buona notte. Speriamo gli porti consiglio.


Dentro il mio cuore

31 dicembre 2010

Durante quest’anno ho incontrato una donna. È una bella persona, mi ha colpito molto e me ne sono innamorato. Sono un pochino in imbarazzo a dirlo proprio a te. Ma è anche vero che ritengo di doverlo dire proprio a te, ancora più e prima che ad altri. E poi tu stessa mi avevi incoraggiato in questo senso. Avevi previsto e benedetto già tutto. E lo avevi fatto quando ancora io ero appena in grado di capire dove mi trovavo al momento. Quando ancora non capivo, né tantomeno accettavo, quello che ti stava capitando, che stava capitando a tutti e due. Allora, tu avevi avuto l’intelligenza di prevederlo, la saggezza di volerlo e la generosità di dirmelo. Grazie.

Grazie perché hai avuto la generosità di volere che io potessi essere felice, che potessi esserlo ancora. Ora la felicità ha incrociato di nuovo il mio cammino ed io riprendo a vivere, bella, anche se non ti dimenticherò mai e sarai sempre nel mio cuore.


Prima l’amore

8 maggio 2009

Rifletto a quante volte ti ho trascurata per il lavoro, bella! Oggi, con amarezza, mi rendo conto che era possibile il contrario. Mi sento un po’ vecchio prete, a dire queste cose, ma oggi penso che volersi bene sia tra le prime cose nella vita. E non basta. Bisogna anche dirselo, se è così. E per noi era così, non è vero, bella?


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