I tuoi occhi

4 febbraio 2010

Oggi stavo riguardando le nostre foto, ed ho incrociato i tuoi occhi, bella. Occhi felici in molte immagini. Occhi tristi in altre. Molto spesso ho visto anche le due cose insieme. La tua felicità era autentica, ma a volte era velata da brutti presagi. Non sono solo impressioni che possono venire a chiunque, guardando una foto. Sono cose che so per certo. Molte volte, infatti, mi avevi detto di sentire, di sapere che il tuo male sarebbe ritornato, che tu te lo aspettavi e che speravi soltanto che succedesse il più tardi possibile. Speravi di veder crescere i nostri piccolini. Così chiamavi tu i nostri bambini: i nostri piccolini. Eri triste, ma nel contempo cosciente di avere avuto qualcosa di bello: la tua vita. Una vita di cui eri contenta, me lo hai detto molte volte. E te ne sono riconoscente, è consolante per me saperlo. Sapere che in qualche modo stavi bene, nonostante tutto. Che stavi bene con noi, con me. Che riuscivi ad avere tanta forza anche grazie ad una esistenza piena. Grazie per avermelo detto, sono così felice che tu ti sentissi così! Ma sono anche tanto triste, perché questo significa che la tua perdita è tanto più dura da accettare. È stato durissimo per te, e infatti non sono affatto certo che tu sia riuscita ad accettarla. Ed è durissimo per tutti noi doverla accettare. Ancora adesso, bella.


Questi giorni

17 novembre 2009

In questi giorni non riesco a fare a meno di ripensare agli stessi giorni di un anno fa. Di ogni giorno, saprei dire cosa stava succedendo. E non sono il solo, lo so: tutti ripensano ad allora. Ripensano a te. E in tanti mi telefonano, mi scrivono, mi invitano a vederci, a parlare. Vogliono starci vicino, e lo apprezzo. Ma io ora non ne ho voglia. O almeno, non sempre, non a comando. Mi sento un orso, come poche altre volte in passato.

Stasera lo zio è mancato. Sapevamo che stava molto male, e di recente le notizie erano di peggioramenti sempre più frequenti, e sempre più gravi. Ma deve succedere proprio tutto in questo schifo di stagione? Stavamo parlando di lui, con le tue sorelle, solo poche ore fa. Mi spiace così tanto… E mi spiace che non potrò andare a trovare la sua famiglia, come avevo tutta l’intenzione di fare. Ma adesso no, non in questi giorni!

In questi giorni vorrei stare da solo. Da solo con i nostri piccolini. Spero, almeno venerdì, di poterlo fare. Senza dover spiegare ancora una volta come va, come mi sento, come stanno i bambini. Non ho voglia di parlarne, solo questo. Avrei voglia di parlarne con loro, invece, che ne parlano così poco… ma quella sera cercherò innanzi tutto di stare loro vicino. Poi, magari mi ritornerà la voglia di parlare con la gente, di parlare di me, di tutti noi. Adesso no. Basta. Una pausa.


Seduto sul bordo del letto

26 settembre 2009

Stamattina mi sono svegliato dopo una notte di scarso riposo. Mi sono seduto sul bordo del letto. Appena sveglio ero già stanco. Mi sono ricordato all’improvviso di un risveglio simile, una mattina di poco meno di un anno fa. Anche allora si dormiva poco e male. Tutti e due. Tu eri sofferente ed agitata. Io soffrivo con te, per te. Quella mattina, dopo una notte di angoscia, mi sembrava che tu dormissi, finalmente. Mi sono seduto sul letto, e intanto continuavo a rimuginare a cosa, a come avremmo potuto fare. Mi sono preso la testa tra le mani, perché me la sentivo scoppiare. E tu mi sei venuta vicino, mi hai messo una mano sulla schiena e, con una dolcezza insopportabile, mi hai detto: “É dura, anche per te…”. In tutto quel periodo tremendo, in cui tutti pensavamo solo a te, a come aiutarti, tu sei stata capace di avere un pensiero di comprensione anche per me. Sapessi quanto ne ho bisogno, ancora adesso, amore mio.


Recriminazioni

26 agosto 2009

Stasera a cena, noi quattro da soli. Parlavamo del passato, come facciamo molte volte. Francesca si è lamentata con me (ma senza farmelo pesare come rimprovero): “Tu l’hai vista più di noi. Tu l’hai vista anche in ospedale”. Ho cercato di spiegarle che noi stessi non avevamo capito la gravità del momento, e che comunque è accaduto tutto così in fretta. Così in fretta, amore mio! Ho anche raccontato ai bambini di quando abbiamo perso il nostro primo bambino, il loro fratellino più grande, all’inizio della tua prima gravidanza. Ho raccontato il mio sogno di allora, in cui avevo visto un neonato, un maschietto, nudo, come sospeso in aria dietro il vetro della nostra finestra, ma dal lato esterno, che mi faceva “ciao” con la manina. Il giorno dopo, tu ed io siamo andati in ospedale e lui non c’era già più. Ho raccontato che anche io avevo avuto due fratellini, e che però sono morti appena nati. Una serata piena di tristezza, per tutti e quattro. Tanta tristezza, bella.


Una mamma come Dio…

19 gennaio 2009

Ciao bella, ti volevo raccontare ancora dei bambini. Da ogni parte mi dicono e leggo che dobbiamo tutti “elaborare”: elaborare per superare il trauma, elaborare per continuare a vivere. Che questo vale anche e soprattutto per i bambini. Su un libro ho addirittura letto che, in questi casi, gli adulti dovrebbero “aiutare i bambini a soffrire”. I nostri bambini sono tre angioletti, come hai detto tu a Luisa l’ultima volta che vi siete incontrate. Degli angioletti sereni, come in fondo eri tu, che vivono lieti la loro vita di sempre. Io almeno ci provo, a far sì che sia tale; a meno, purtroppo, di te…

E in fondo, non so se davvero non abbiano realizzato la situazione, come spesso mi viene detto valutando la cosa solo in base alla loro età. Certo, hanno i momenti cupi anche loro, di solito la sera, e più esplicitamente le bambine. Ma tutti sono generalmente allegri, e a me pare giusto che sia così. Ad esempio, non te ne avere a male, ma non è mai capitato che abbiano chiesto di te. Neanche Francesca, che è così piccola. Neanche in momenti di dolore o rabbia. Neanche, ad esempio, nella confusione che segue il risveglio dopo un brutto sogno. L’unica eccezione, a mia memoria, è stata ieri mattina, quando per la prima volta lei mi ha chiamato “mamma” mentre mi parlava, ma si è immediatamente corretta da sola, e molto tranquillamente: era solo per la foga del racconto.

Questi mi paiono segnali importanti. Non te ne avere a male, dicevo: non ti hanno dimenticata. Mai! Parliamo sempre di te, tutti insieme, e loro lo fanno molto serenamente. Sanno che tu in un certo modo sei sempre accanto a loro, e che vigili sulla loro tenera vita. Che lo fai con lo stesso amore, ricambiato, di sempre. Pensa che, qualche giorno fa, Francesca ha detto alla zia Gina che secondo lei tu ora sei come Dio. Gina era sorpresa, all’inizio, il paragone sulle prime sembrava anche un po’ irriverente. Ma poi è arrivata la spiegazione, impeccabile: “Mamma è come Dio, perchè c’è, ma non possiamo vederla!”

Come si può pensare che non abbia capito la situazione? E però, come pensare che possa avere, anche solo per un attimo, dimenticato la sua mamma? No. Forse è presto per dirlo, ma io voglio pensare che i nostri tre angioletti siano davvero dei ragazzini in gamba. Che cercherò sempre di consolarli di questo distacco, precoce e crudele per tutti noi. E però anche che loro sono la mia consolazione. E la tua.


Träumerei (sogno d’amore)

9 gennaio 2009

Mi sono appena svegliato, bella, da un sogno meraviglioso. Forse è la prima volta da quando non sei più qui, o almeno la prima che non fosse un’immagine vaga e confusa.

Ancora una volta, come in moltissime occasioni dell’ultimo periodo, sono stato catapultato al periodo breve e terribile in cui tu eri ancora con noi, e tutti cercavamo di esserti vicini ed aiutarti a lottare. Ma c’era una differenza, stavolta. Fondamentale: io non ero cieco. Sì, allora sono stato cieco, e sordo. Tu mi lanciavi dei segnali chiari, lo sapevi come sarebbe andata, e me lo dicevi. Ma io no, testardo, non volevo sentire, non volevo crederci, e continuavo a cercare di farti, di farmi, coraggio. Vanamente. Non era vano il cercare di aiutare, starti vicino, bada bene: era vano il concentrarsi tutto e solo sull’oggi, sull’aiuto nelle cose pratiche, pure spesso incalzanti, ma senza capire che ti stavo per perdere, senza cogliere l’occasione per dirti almeno un’altra volta quanto ti amassi, per darti un bacio in più, un abbraccio in più che tu potessi portare con te, per trasmetterti il calore che forse ti è mancato, amore mio.

Quanto rimpiango questi aspetti, ora, tanto è stato un momento di sollievo il sogno di stanotte, dove ero molto più lucido che nella realtà, dove tutti questi errori non li commettevo.


Una gran lettrice

4 gennaio 2009

Oggi ti ho vista, bella, negli occhi di Margherita. Mi sono attardato a fissarla, incantato per quanto sia bella. Le sorridevo, ma dopo un momento lei ha distolto lo sguardo, spostandolo un pochino di lato, verso la propria sinistra, con un moto di leggera timidezza, esattamente come facevi tu, quando ti guardavo un po’ più a lungo dritto negli occhi.

Che malinconia! Oggi Margherita è venuta a dirmi che le manchi, non lo esprime spesso ma io lo capisco da tante cose. È sempre molto attenta: quando parliamo di te mi sorveglia, e intanto si vede che lei stessa si trattiene, per non intristirmi. Io lo so, l’ho capito che lo fa per me. Anche io tante volte cerco di trattenermi per non appesantire l’atmosfera con i bambini, e mi pare che lei faccia altrettanto. Ma alla fine sono lo stesso molti i momenti in cui non ce la facciamo, e vengono gli occhi lucidi a tutti.

Non so mai quanto sia giusto che i bambini vedano anche la mia sofferenza. Da una parte, penso di sì e quando succede dico loro che anche a me tu manchi tanto, e che ti volevo tanto bene. Mi sembra giusto che mi vedano per quello che sono, che conoscano i miei limiti umani, e soprattutto che sappiano che questa cosa ci accomuna. Per altri versi, temo che si turbino, che possano essere preoccupati per il proprio futuro, che possano temere che io stesso sia troppo fragile e non abbia gli strumenti, la forza di essere il loro sostegno, come in effetti deve essere. È triste avere le proprie angosce, ma è anche faticoso il dover calibrare le proprie reazioni, dover ragionare quando si vorrebbe invece lasciarsi andare.

Io lettrice
Io lettrice

Vorrei però chiudere tornando a Margherita, ma a proposito di una cosa più allegra e che mi riporta a considerare quanto lei ti assomigli intimamente, ad esempio nella passione per la lettura. Mi sono ricordato di quel testo che aveva scritto per la scuola, sul tema “Io lettrice”. Ti ricordi, come avevamo commentato quanto il suo scritto fosse sentito, anche a confronto con altri suoi testi, meno riusciti perché relativi ad argomenti per lei meno importanti? È un testo breve, ma bello perché testimonia di una sua passione autentica, ed è anche l’ultimo che abbiamo visto insieme, solo poco tempo fa:

Venerdì 14 novembre 2008
Testo: io lettrice

A me piace molto leggere e sono contentissima che sia riaperta la biblioteca di classe.
Sono molto affezionata ai libri, infatti tutte le sere leggo qualcosa. Talmente mi piacciono i libri che qualche volta mi addormento più tardi dei miei genitori, questo succede o venerdì sera oppure sabato sera, perché gli altri giorni bisogna svegliarsi prima per andare a scuola.
Anche in vacanza porto con me alcuni libri che mi piacciono molto, per leggere cose belle.
A me piacciono i libri di avventura come le storie e i misteri di Topolino.


Al circo

3 gennaio 2009

Ieri sera, con alcuni nostri amici abbiamo portato i bambini al circo: eravamo una bella compagnia: tredici in tutto, di cui ben otto bambini. Per i nostri bambini era la prima volta in vita loro, voleva essere una serata allegra e spero, penso, che per i bambini lo sia stata. Per me, però, è stato un momento difficile: non riuscivo ad evitare di sovrapporre alle immagini dello spettacolo quelle dei miei ultimi momenti con te, della tua sofferenza e della mia angoscia.

Circo di Praga

Circo di Praga

Ad un certo momento, però, Enrico lo ha notato; mi ha chiesto se ero triste. Gli ho risposto che, sì, ero un po’ triste, perché tutte quelle cose belle e allegre mi facevano pensare a te, e lui allora mi ha chiesto se forse potevo diventare allegro vedendo delle cose tristi… Per un momento è riuscito a farmi sorridere, con quella sua logica sempre ferrea, te ne ricordi, vero?


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