Rientro a casa

30 agosto 2011

Siamo ritornati a casa dalle vacanze. Questa mattina l’abbiamo ritrovata uguale a sempre, in una splendida giornata di sole e cielo limpido, come qui ce ne sono spesso. Una di quelle giornate che tu ed io abbiamo goduto insieme tante volte, momenti di cui entrambi apprezzavamo la serenità, la luce e il silenzio. Giornate che restano nel cuore e che hanno contribuito, per ciascuno di noi, a fare di questa casa la nostra casa.

Data la situazione (macchina da scaricare, bagagli da disfare…), sono andato su e giù per le scale moltissime volte. E anche oggi mi è successa una cosa già capitata in passato, molte volte da quando non sei più con noi. Si tratta dell’andito in cima alle scale: quando passo di lì, sento spesso un profumo nell’aria, un profumo indubbiamente femminile. Un profumo che non so riconoscere esattamente – tu sai che ho sempre avuto un naso abbastanza fine, e che riesco a percepire odori anche molto lievi, ma sai anche che non ho molta memoria olfattiva, e quindi non so identificare con esattezza le essenze complesse dei profumi personali. Ad ogni modo, sono convinto che quel profumo fosse uno di quelli che usavi tu. Era forse il tuo magnifico “profumo d’estate”, come chiamavamo il tuo preferito? Sì, certo, potrei provare a verificare e confrontare, ma già tempo fa avevo provato ad aprire la boccetta di quel tuo profumo, e non mi era parso di riconoscerlo per nulla! Addosso a te era diverso, prendeva una fragranza particolare…

Insomma, non ho riconosciuto con certezza il profumo che aleggia nell’aria là in cima alle scale, ma questo in fondo non ha veramente importanza. Quello che mi colpisce è che non riesco a capire da dove arrivi. Ho ovviamente provato molte volte ad annusare da vicino i fiori finti, i centrini sulla credenza, perfino le cornici dei quadri, per capire se venisse da quelli. Ma niente. E poi, se all’inizio potevo pensare che fosse rimasto il tuo profumo appiccicato su qualche oggetto, adesso, dopo tanto tempo, questo sembra sempre meno probabile… Non riesco a capire da dove provenga! Eppure continuo a sentirlo spesso, quando passo da quel punto della casa.

È strano, tu sai che non sono affatto propenso a dare interpretazioni stravaganti ai fenomeni, eppure qui non riesco a trovarne di convincenti. Tra l’altro perché in quel punto, che non è legato a te in modo particolare, essendo un punto di passaggio come altri? Cosa è rimasto di te, in quell’angolo? Che cosa ci hai lasciato, bella?


Una bella signora

25 giugno 2011

Stamattina stavo rientrando a casa in macchina, dopo aver fatto qualche piccola commissione in paese. Era una bellissima giornata di inizio estate, è sabato mattina. A casa mi aspettava solo il lavoro da finire in giardino. Non che mi pesasse, ma mi stavo riposando anche un po’ con questo piccolo giro di servizio. Guidavo piano, mi stavo rilassando.

A un certo punto, ho notato una donna camminare lungo la provinciale, dal mio stesso lato della strada e nella stessa mia direzione. Camminava tranquilla, con un passo che posso definire solo con una parola: sereno. La vedevo di spalle, era una donna probabilmente non giovanissima, a giudicare dall’abbigliamento, ma dignitosa con la sua andatura tranquilla, di una donna che non deve niente a nessuno.

Poi, tutto si è svolto in pochi secondi, quando l’ho superata, e ho avuto la curiosità di gettare un’occhiata al retrovisore destro, per vederla anche sul davanti. Aveva dei grandi occhiali da sole molto scuri, un viso leggermente allungato. Non magrissima, ma proporzionata, aveva una sua eleganza, capelli di media lunghezza, non ricci ma con grandi boccoli scuri. Per un attimo mi ha ricordato te, bella. Gli occhiali uguali ai tuoi, la pettinatura, le proporzioni. E soprattutto quell’andatura elegante e sicura di sé, tranquilla ma orgogliosa.

Per un brevissimo, interminabile attimo mi sono chiesto se non fossi tu. Forse eri tu! Mi sono detto che forse stavi ritornando a casa, come se nulla fosse successo. Ho perfino pensato, sempre nell’arco di quella minuscola frazione di secondo, di fare inversione con l’auto e di andarle incontro. Ho pensato di venirti incontro. Poi, con uno sforzo enorme, la mia mente razionale ha ripreso le redini di quel cavallo imbizzarrito che per un secondo era diventato il mio cuore, e mi ha costretto a ragionare lucidamente, razionalmente. Alla fine di questa battaglia interiore, ho (ovviamente?) desistito da queste follie. Ma tu? lungo quali strade cammini, adesso, tu, bella?


Canzone

13 agosto 2010

Margherita oggi (eravamo nella casa di via Garibaldi) mi ha mostrato il testo di una canzone che aveva scritto nei giorni precedenti (a Maladroxia? in Puglia?) per te. Eccola:

20100813 canzone – mamma

E poi me l’ha anche cantata. Ha molta creatività nell’inventare sia testi che musiche davvero piuttosto originali. Le ho proposto di registrarla per conservarla. Lo faremo prossimamente e sarà un modo dolce di ripensare a te, bella.


28 maggio

28 maggio 2010

Oggi sono rientrato a casa dal lavoro e non c’era nessuno. Non era tanto tardi: essendo venerdì avevo provato ad andare via dal lavoro ad un orario ragionevole. Inoltre, il clima nella giornata era stato abbastanza gradevole: assolato, e però con un’aria non troppo calda. E le giornate si stanno allungando, quindi c’era ancora luce. Non quella luce pienissima dei meriggi estivi (la sera ormai si avvicinava), ma comunque c’era luce. Ce n’era abbastanza perché si notasse, entrando, come le tapparelle semiabbassate rendessero la casa più ombreggiata e fresca. La nostra casa era al suo meglio, nella sua condizione più gradevole e godibile. L’estate, o comunque la bella stagione, è sempre stato il periodo in cui è più accogliente. Arrivando dal caldo della città, già arrivare nei dintorni era un sollievo, con quella differenza di qualche grado in meno che già ristora. Ma l’ingresso in casa è sempre stato il momento più bello, forse perché univa a queste sensazioni di gradevolezza fisica anche il ritorno nel proprio luogo, nel proprio nido. Nel nostro posto.

Ma oggi la casa era vuota. È ormai da molto tempo che rientro in una casa spesso vuota, dovrei esserci abituato. Ed infatti non ho subìto emozioni diverse dal solito. Almeno non a livello cosciente. Ma dopo pochi attimi, ho posato lo sguardo sulla tua foto che mi aspetta sorridente ogni giorno, proprio là nell’ingresso. Ho riguardato il tuo sorriso, che ancora adesso mi accoglie a casa quando arrivo. E poi ho sentito la mia voce che ti stava parlando. Ti parlavo ad alta voce, con naturalezza. Come se tu fossi lì con me in carne ed ossa. Come se tu ci fossi davvero. Come se tu fossi ancora accanto a me. Come se ancora camminassimo insieme nella vita, bella.

Mille altre volte avevo pensato a te, certo. Magari riguardando una tua foto, fosse quella o un’altra. Spesso mi ero rivolto a te, anche, ma sempre solo nei miei pensieri. O al massimo, qualche rara volta, con poche parole sussurrate tra me e me. Ma oggi mi sono ritrovato a parlarti con un tono quasi normale. Quasi come prima.

Oggi è successa questa strana cosa un po’ malinconica. Mentre in un altro 28 maggio siamo stati così felici, insieme. Tu eri così radiosa, quindici anni fa sull’altare. Eri la mia sposa.


Il secondo fiore dell’hibiscus

20 giugno 2009
Secondo fiore di hibiscus di quest'anno

Secondo fiore di hibiscus di quest'anno


Il primo fiore dell’hibiscus

16 giugno 2009
Primo fiore di hibiscus di quest'anno

Primo fiore di hibiscus di quest'anno


Ripulire dalle erbacce

23 maggio 2009

Oggi siamo passati a farti visita, bella. Gina con i suoi piccolini, ed io con i nostri. Francesca ha lasciato così tanti baci sulla tua fotografia…

Abbiamo anche portato dei fiori. Io mi sono concentrato a strappare qualche erbaccia intorno. Quante volte lo facevamo insieme, in giardino, ti ricordi? Tu eri diventata un’esperta, soprattutto nell’adocchiare la gramigna, anche le sue punte più nascoste. Solo qualche giorno fa, anche Maria Letizia mi aveva ricordato questa tua grande acutezza.

E per me era un momento così sereno, quello in cui tu ed io, insieme, facevamo questi lavoretti in giardino. Particolarmente d’estate, nel fresco della prima mattina, quando si era magari passata una notte troppo calda. In quei casi anche tu ti alzavi un po’ prima, eri più mattiniera del solito. Ed era un momento di comunione. Con la bellezza della natura. E tra noi, amore mio.


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