Hibiscus eccezionale

1 ottobre 2011

Stamattina il nostro magnifico hibiscus vantava ben dieci dei suoi magnifici “fiorelloni”, come usavamo dire noi, bella. Una fioritura davvero eccezionale!

Hibiscus con dieci fiori

Hibiscus con dieci fiori

Ti ricordi come sono grandi e belli? Tutti rossi e fieri come sono, anche se di una bellezza effimera, dato che ognuno di loro al massimo dura un paio giorni. Ma la loro breve vita non fa che accrescerne il valore.

In fondo, forse è così anche per le persone. Per te è certo stato così, bella.


Profumo misterioso

24 settembre 2011

Oggi sono passato per l’ennesima volta dall’andito in cima alle scale. Ho risentito il profumo misterioso, ed ho ricominciato ad annusare fiori finti, soprammobili, perfino i vasi di vetro sulla credenza!

Ma stavolta ho capito: viene da una formella di terracotta, rotonda, con una luna in bassorilievo. Sembra un oggetto fatto per essere verniciato in modo decorativo e appeso ad una parete, invece qualcuno lo ha lasciato volutamente grezzo, quindi poroso, e lo ha imbevuto di quel profumo.

Chi lo ha fatto, eri stata tu? Ho cercato di fare mente locale per ricordarmi da dove venisse, se fosse un tuo acquisto, un regalo di qualcuno o cosa. Ma non sono riuscito a ricordarmente. La cosa rimane misteriosa, e comunque continuo ad attribuire a tutto questo un legame con te. Non so perché, ma è così, bella.


Magnolie

21 ottobre 2010

Oggi, mentre entravo in Alenia attraversando il cortile, ho notato una magnolia in una delle belle aiuole che vengono mantenute all’interno del complesso industriale. Non era una vista nuova, dopo anni la vedevo per l’ennesima volta. Stamattina, però, l’ho osservata con uno sguardo diverso dal solito. Proprio nei giorni scorsi, infatti, di fronte ad una pianta di magnolia, mi era stato chiesto se fosse un ficus o cos’altro. Io avevo risposto con convinzione che no, non era un ficus, ma una magnolia, naturalmente! E stamattina, rivedendo una pianta della stessa specie, ho ricollegato tra loro questi due eventi. E sono stato riportato dai miei pensieri ad una conversazione avuta con te. Era successo molti anni fa, un giorno in cui tu mi spiegasti quali fossero le magnolie. Io, all’epoca, conoscevo il loro nome ma non lo collegavo a nulla come pianta reale. Avevo sentito nominare e letto molte volte il nome “magnolia”, ma per me era una delle tante piante che si nominano nelle descrizioni dei romanzi. Uno di quei dettagli di cui i lettori non necessariamente si curano. Io, perlomeno, non me ne ero mai curato. Per me la magnolia era come l’anacardo, il tamarindo o il baobab: un nome senza identità precisa, senza nemmeno un’immagine mentale a cui associarlo. Ma, in quella conversazione di un tempo, tu mi avevi spiegato quali fossero. E me ne avevi mostrato una, che mi è rimasta nella memoria come immagine di riferimento, che ancora oggi mi serve a riconoscere le sue simili. E mi ricordo anche bene che nel periodo successivo me ne avevi mostrato altre, mi avevi spiegato come ce ne siano di colori diversi, e con diversi periodi di fioritura. Mi spiegasti che alcune fioriscono prima di mettere le foglie. O viceversa – adesso i dettagli mi sfuggono, ma quello che è certo è che se oggi so almeno riconoscere una magnolia in generale, lo devo a te, bella.


Una visita

29 maggio 2010

Oggi pomeriggio sono tornato a trovarti, bella. Era tutto in ordine, tutto bello come si conviene alla stagione più bella dell’anno. Tutto è verde, tutto è fiorito, fresco e rigoglioso. Si vede che la primavera fa la sua parte. E si vede anche che sono in tanti a volerti bene, a volere il meglio per te.

Io non so se questa volta sono venuto da te sull’onda dell’emozione di quanto mi è successo ieri. Ma ne ho sentito una specie bisogno, dopo tanto tempo che non lo facevo. Eppure tu lo sai che ti penso sempre. Sai che non credo sia necessario venire materialmente da te per poter pensare a te, per rivolgermi a te. Almeno, io l’ho sempre sostenuto, con sincera convinzione. Ma oggi, mentre stavo strappando via qualche piccola erbaccia indesiderata, come ormai faccio di consueto, mi sono di nuovo ritrovato a parlarti. Un po’ più sottovoce, non proprio forte, come si conviene in quei luoghi. Ma ti stavo parlando. E parlavo del mio stesso parlare con te. Ti ho detto che non so se serva, ti ho detto di non averci mai creduto, che quasi sicuramente non puoi sentirmi, né tanto meno rispondere. Ma ti ho detto anche che, ultimamente, sento di più la tua mancanza. Non so come mai. È chiaro che mi sei mancata sempre, è chiaro che ti penso spesso. Ma credevo anche di stare cominciando a sopportare la mia nuova condizione. Da qualche tempo mi sentivo abbastanza bene, il tuo ricordo è in qualche modo radicato nel mio cuore (e lo sarà sempre), ma era rasserenato.

Eppure ho dei momenti in cui la quarantesima candela, come dicono i turchi, brucia il cuore più del solito, anche se le prime 39 si sono ormai affievolite o spente. Adesso è uno di quei momenti, bella.


Lavanda a novembre

7 novembre 2009

Oggi ho raccolto ancora fiori di lavanda, nel nostro orto officinale. Lo so che si dovrebbero raccogliere d’estate. Ma le piantine che avevamo messo insieme, che tu avevi voluto ed amato, sono molto generose. Come te. E così ho raccolto tutti i fiori che ho trovato. Ne è venuto un bel mazzetto, li ho messi in casa, sopra il caminetto, come avevi fatto tu l’anno scorso. E qualcuno l’ho messo anche vicino alla tua foto, come aveva fatto Adriana nei mesi scorsi. Spero ti facciano piacere, bella.


Place des Vosges

24 settembre 2009

Stavo dando un’occhiata ad alcuni vecchi libri, in garage. Sono sempre tutti lì, o quasi. Negli scatoloni, in attesa di essere sistemati degnamente in una libreria. Quella nuova, che abbiamo comprato poco più di un anno fa per questo scopo, l’ho già quasi riempita con varie cose, un po’ alla rinfusa. Qualche libro c’è, in realtà, ma sono solo una minima parte di quelli che dovrei sistemarci. E comunque, non credo neanche che ci possano stare tutti, anche mettendomi di impegno. Inoltre, non ho più seriamente pensato all’idea che avevamo, quella di prendere un bel mobile a parete per la sala. Una parete attrezzata, come dicevi tu. Un grande mobile da salotto che potrebbe anch’esso fare, almeno in parte, da libreria.

Così, sto di nuovo prendendo in considerazione la vecchia idea di disfarmi almeno di una parte dei numerosissimi libri che abbiamo. Come farlo, e a chi darli, sarà un altro bel problema, dato che di buttarli via non se ne parla proprio. Ma intanto, bisogna selezionarli. Per questo, ho iniziato a riaprire qualche vecchio scatolone. E così, oggi mi sono capitate in mano delle vecchie guide di viaggi. Molte di esse sono ormai di scarso interesse, perchè ormai superate e non legate a viaggi effettivamente fatti da noi. Ma poi, ho trovato una guida di Parigi. E mi sono ricordato che era la tua. Tu amavi così tanto quella città, e la conoscevi bene. La stessa guida, ce l’avevi prima ancora che ci conoscessimo. L’ho aperta, con un gesto un po’ ozioso, senza tanto farci attenzione, e lei ha scelto di aprirsi dove era inserito un fiore secco, che faceva spessore. Si trattava di una piccola rosa. A te piacevano molto le rose, quasi quanto i papaveri. A quelle del nostro giardino tenevi molto, ma quella era sicuramente stata messa a seccare in quel volume molto prima che noi avessimo queste.

Rosa secca di Place des Vosges

Rosa secca di Place des Vosges

Poi ho fatto caso alla che pagina in cui era stata inserita: era la pagina su Place des Vosges! Sono stato catapultato indietro di anni. Indietro con te. A quando tu mi hai voluto portare per la prima volta in quel luogo tuo. In quella piazza che tu già conoscevi da tanto, e che amavi. Un luogo meno noto ai turisti, ma tanto più autentico ed amato da chi la conosceva. Come te, amore mio.


Sitteraggio estivo piante

4 agosto 2009

Cara Paola, domenica sera, quando sono ritornata a casa dal mare ed ho visto il vostro ibisco da noi, mi sono venute in mente le tante occasioni in cui ho fatto da sitter alle vostre amate piante… All’inizio venivo a Moncalieri, avevate tanti gerani sul balcone… Alcune volte, oltre ad innaffiare i fiori, innaffiavo anche i passanti… E già allora, se non ricordo male, c’era l’ibisco, anzi forse ne avevate due? Negli anni successivi li avete portati da noi, e da quando vi eravate sistemati a Vinovo non avevate più bisogno del sitteraggio estivo.

Ed ora, ecco di nuovo i fiori e il vostro ibisco… gli sono andata immediatamente vicino come se, facendo così, mi avvicinassi a te. Quanta tristezza e malinconia nel ricordare i tempi passati, in cui tu eri ancora qui con noi, ma io credo che tu sia ancora con noi, e soprattutto con i tuoi piccoli e con Carlo. Alcune volte ripenso all’ultima volta che sei venuta da noi, quando già tu sapevi e io – come tutti – mi ostinavo a non credere… Ogni volta che ci ripenso spero di vederti, seduta sul divano, per poterti parlare ancora una volta. Cara Paola, ormai sono otto mesi che ci hai lasciato, ma il ricordo di te è presente in tutti noi.


Un sentiero pieno di simboli

4 agosto 2009

Dato che stanotte abbiamo ripreso a dormire nella nostra casa vecchia, stamattina ho fatto la mia corsa sul sentiero che parte da via Silvio Pellico. All’inizio del sentiero c’è un’agave che, fiorendo ogni vent’anni, ha fatto un fiore immenso. Il fiore, che vedevamo insieme, ora si sta seccando, è inclinato e grigio. Penso sia alla fine, sta per cadere. Un altro dettaglio che presto cambierà, nel nostro sentiero. Ho imboccato quel sentiero per la prima volta, quest’anno. La prima volta senza di te. L’anno scorso, con la mia solita petulante insistenza, ero quasi riuscito a convincerti a venire a correre con me. Infatti, spesso ti sei alzata presto per farmi compagnia. Poi magari camminavi, invece di correre. Ma in questo modo, hai potuto spesso accontentare Enrico, che è sempre stato mattiniero ed era felice di venire con noi. Camminavate piano, voi due, io andavo avanti. E raccoglievate more lungo la strada. E fichi, conservandone qualcuno, dolcissimo, per me. Anche quest’anno ho mangiato dei fichi, amore mio, ma quelli che tu coglievi per me avevano un altro sapore, ora perduto. E poi scattavi qualche foto, e infine mi aspettavi quando tornavo indietro. Spesso ti trovavo vicino al “tuo” ulivo.

Il punto della tue origine

Il tuo punto d'origine

Ti ricordi? Avevamo calcolato il punto medio tra le case natali dei tuoi genitori, e corrispondeva a quell’ulivo. Anche se solo simbolicamente, le tue origini sono lì, bella.


Il secondo fiore dell’hibiscus

20 giugno 2009
Secondo fiore di hibiscus di quest'anno

Secondo fiore di hibiscus di quest'anno


Il primo fiore dell’hibiscus

16 giugno 2009
Primo fiore di hibiscus di quest'anno

Primo fiore di hibiscus di quest'anno


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