Il centro del cielo

26 giugno 2010

In un sabato pomeriggio di giugno, Francesca mi ha chiesto dove sia il centro del cielo. Allora le ho detto che si trovava esattamente sopra di lei, e che bastava guardare in su, proprio in alto sopra di lei, e che così avrebbe visto dov’era. Il nostro programma per quel pomeriggio prevedeva un giro in bicicletta, ma si stavano addensando grandi nuvole grigio scuro. Era chiaro che presto sarebbe piovuto. Allora ho proposto di guardare tutti insieme il centro del cielo. Così, ci siamo messi tutti e quattro distesi sul prato di casa, coricati sulla schiena e con il naso in su. Ed è così che ognuno di noi ha osservato il centro del cielo. Poi, ho fatto notare loro la bellezza delle forme delle nuvole, e dei loro colori. Benché fossero tutte prevalentemente nella gamma del grigio, in fondo erano davvero belle nella loro cupezza. Siamo stati così per un po’, a goderci lo spettacolo che la natura ci offriva, ed a commentare insieme tanta bellezza. Quando ha cominciato a piovere, e solo allora, ci siamo alzati e siamo tornati dentro casa. La passeggiata in bicicletta era sfumata, ma spero di aver fatto fare comunque ai bambini un’esperienza che potranno ricordare, bella.


Punture di vespa

29 maggio 2010

Stasera dopo cena, a casa di Gina, si parlava di punture di insetti. Enrico ci ha raccontato di come lui si ricordi esattamente di tutte le punture di vespa che ha subìto in vita sua. Sarebbero quattro, e di ognuna si ricorda le circostanze ed il punto esatto in cui sono state inferte. Poi ha raccontato anche di una di queste volte, di “quando c’era ancora mamma”. Così ha detto, e lo ha detto con una serenità che, devo ammettere, mi ha colpito molto. Devo ammettere che la sua seraficità nel dirlo mi ha quasi urtato. Ma poi ci ho ripensato. E sicuramente ha ragione lui: è inutile ricordare in modo lacrimevole. Meglio un suo ricordo sereno e sorridente, che uno triste.

Ed ecco il suo racconto, mi pare che valga la pena di conservarlo.

Tu e lui eravate in giardino. Quando lui era venuto da te, in lacrime per essere stato punto da una vespa, la prima cosa che tu avresti fatto sarebbe stata di correre in studio, sbloccare lo schermo del computer, e andare su Internet a cercare un rimedio. Abbiamo tutti sorriso, al pensiero di una mamma amorevole del 2000, che conosce e sa come usare le risorse tecnologiche del proprio tempo, anche in un caso di questo genere che avrebbe fatto andare nel panico alcune persone, o sfoderare vecchi e astrusi rimedi della nonna ad altre. Ma tu eri davvero una mamma in gamba, bella.


Disaccordi

12 marzo 2010

Questa sera stavo sistemando la raccolta differenziata della spazzatura, come spesso faccio il venerdì sera, le solite cose normali di casa. Ma ad un certo punto, mentre sistemavo la plastica, mi è tornato in mente di come a volte discutevamo il modo di selezionarla, di raggrupparla, se metterla in sacchetti o sfusa, ecc… E, partendo da questo pensiero, mi sono ricordato che non andavamo proprio sempre d’accordo, tutto sommato. Su questo tema come su altri. Ad esempio, mi sono anche ricordato di alcune discussioni relative ai lavori qui a casa, come quella sul pozzetto di accesso alle elettrovalvole dell’irrigazione. Io pensavo di fare emergere un po’ il pozzetto dal terreno, perché mi pareva più prudente in caso di piogge, e sostenevo che poteva sempre essere visto come una panchetta su cui eventualmente potersi anche sedere, proprio nel mezzo del giardino. Tu lo preferivi a filo del terreno, perché si vedesse il meno possibile. Abbiamo fatto come dicevi tu, e purtroppo non è stata la scelta migliore, dato che ora, con l’assestamento del giardino, sta sprofondando perfino sotto il livello della superficie del prato. È tutto normale, intendiamoci. E questi esempio sono delle sciocchezze. E soprattutto, non sto affatto recriminando! Ci mancherebbe che si avesse sempre gli stessi identici punti di vista su tutto. Anzi, al contrario, dopo queste considerazioni mi sono detto che, di noi, è giusto ricordare anche i piccoli disaccordi. Le divergenze e le discussioni. Perché era un rapporto vero. E non ha senso idealizzarlo come se fosse stato un puro idillio e basta. C’erano alti e bassi. Ma li abbiamo superati tutti, insieme. È anche questo che ha fatto di noi una coppia. Autentica. Con le sue luci e le sue ombre, ma bella e vera. Ed è anche per motivi come questo che conserverò sempre caramente nel mio cuore il ricordo di te. Di te con me, bella.


Lavanda a novembre

7 novembre 2009

Oggi ho raccolto ancora fiori di lavanda, nel nostro orto officinale. Lo so che si dovrebbero raccogliere d’estate. Ma le piantine che avevamo messo insieme, che tu avevi voluto ed amato, sono molto generose. Come te. E così ho raccolto tutti i fiori che ho trovato. Ne è venuto un bel mazzetto, li ho messi in casa, sopra il caminetto, come avevi fatto tu l’anno scorso. E qualcuno l’ho messo anche vicino alla tua foto, come aveva fatto Adriana nei mesi scorsi. Spero ti facciano piacere, bella.


Sitteraggio estivo piante

4 agosto 2009

Cara Paola, domenica sera, quando sono ritornata a casa dal mare ed ho visto il vostro ibisco da noi, mi sono venute in mente le tante occasioni in cui ho fatto da sitter alle vostre amate piante… All’inizio venivo a Moncalieri, avevate tanti gerani sul balcone… Alcune volte, oltre ad innaffiare i fiori, innaffiavo anche i passanti… E già allora, se non ricordo male, c’era l’ibisco, anzi forse ne avevate due? Negli anni successivi li avete portati da noi, e da quando vi eravate sistemati a Vinovo non avevate più bisogno del sitteraggio estivo.

Ed ora, ecco di nuovo i fiori e il vostro ibisco… gli sono andata immediatamente vicino come se, facendo così, mi avvicinassi a te. Quanta tristezza e malinconia nel ricordare i tempi passati, in cui tu eri ancora qui con noi, ma io credo che tu sia ancora con noi, e soprattutto con i tuoi piccoli e con Carlo. Alcune volte ripenso all’ultima volta che sei venuta da noi, quando già tu sapevi e io – come tutti – mi ostinavo a non credere… Ogni volta che ci ripenso spero di vederti, seduta sul divano, per poterti parlare ancora una volta. Cara Paola, ormai sono otto mesi che ci hai lasciato, ma il ricordo di te è presente in tutti noi.


Il secondo fiore dell’hibiscus

20 giugno 2009
Secondo fiore di hibiscus di quest'anno

Secondo fiore di hibiscus di quest'anno


Il primo fiore dell’hibiscus

16 giugno 2009
Primo fiore di hibiscus di quest'anno

Primo fiore di hibiscus di quest'anno


Ripulire dalle erbacce

23 maggio 2009

Oggi siamo passati a farti visita, bella. Gina con i suoi piccolini, ed io con i nostri. Francesca ha lasciato così tanti baci sulla tua fotografia…

Abbiamo anche portato dei fiori. Io mi sono concentrato a strappare qualche erbaccia intorno. Quante volte lo facevamo insieme, in giardino, ti ricordi? Tu eri diventata un’esperta, soprattutto nell’adocchiare la gramigna, anche le sue punte più nascoste. Solo qualche giorno fa, anche Maria Letizia mi aveva ricordato questa tua grande acutezza.

E per me era un momento così sereno, quello in cui tu ed io, insieme, facevamo questi lavoretti in giardino. Particolarmente d’estate, nel fresco della prima mattina, quando si era magari passata una notte troppo calda. In quei casi anche tu ti alzavi un po’ prima, eri più mattiniera del solito. Ed era un momento di comunione. Con la bellezza della natura. E tra noi, amore mio.


Presagio di primavera

11 febbraio 2009

Questo lunedì sono passato a trovarti, bella. Finalmente ho potuto mettere piede vicino a te, starti accanto un pochino, parlarti da vicino. La terra era ancora nuda e umida per l’inclemenza del tempo, ma presto ci saranno dei bei fiori a tenerti un po’ di compagnia.

Dopo settimane di bianco e gelo intorno a noi, stamattina il prato sotto casa per la prima volta non era coperto né di neve né di brina. L’erbetta seminata ad ottobre è già verde e folta, nonostante tutte queste prove. Penso che il nostro bel giardino tornerà a verdeggiare anche in questa nuova bella stagione che si annuncia. Ti ricordi? Il mese di febbraio era per noi sempre un momento così bello, nell’anno! L’ultimo scorcio d’inverno, prima ancora di un presagio di primavera. Un momento di speranza per la vita nella natura, con il ritorno di un po’ di tepore del sole al mattino, che filtra attraverso la finestra della cucina, e si mischia con i primi rumori della casa, con il profumo del caffè. Il caffè, che ho imparato da te ad apprezzare…

Domenica ho potato le rose e le ortensie. Le rose, che amavamo tanto, al punto da traslocarle piuttosto che perderle, quando abbiamo fatto i lavori in giardino… E le ortensie, che ti piacevano tanto… e a me un po’ meno. Ma tu mi avevi insegnato a vederne la bellezza: ancora una cosa che ho imparato da te… Grazie, bella! grazie ancora per la poesia, per la bellezza, la tua e quella che sapevi vedere nelle cose semplici della vita, quella che i tuoi occhi così acuti vedevano prima e meglio di tutti, e che mi svelavi, aiutandomi a scorgerla, prendendomi per mano quando non la riconoscevo da solo.

Avrei voluto fare prima quel lavoretto di potatura, ma nei week-end delle scorse settimane faceva così freddo che non me la ero sentita. Solo, spero di non essere arrivato tardi, dato che tutte le piante avevano già delle gemme, e sono stato costretto ad eliminarne qualcuna, sui rami troppo lunghi: quante energie vitali sprecate! È così bella e grande la vita, pure in dettagli così minuti. E quando riparte, la natura è così possente e veloce: bastano pochi giorni di sole tiepido, e la vita ricomincia…

Forse sta finendo questo lungo, freddo, grigio e triste inverno!


Capodanno

1 gennaio 2009

Siamo a Capodanno. Non ho tanta voglia di festeggiare il superamento del 2008. Nonostante tutto, non è stato un brutto anno: innanzi tutto, è stato l’ultimo con te. E poi, per una gran parte, è stato un anno felice. In effetti proprio questo aspetto rende incredibile la tua assenza, adesso, così improvvisa, così irreale.

Ieri sera siamo stati in compagnia qui, a casa nostra. La sensazione era (per tutti, credo), che tu fossi qui con noi, o almeno che dovessi esserci. E forse c’eri, ma il fatto di non vederti era una sensazione intensa e continua. Mi spiace per i nostri amici, che non si sono risparmiati per organizzare una serata piacevole, ma da me non hanno avuto molti sorrisi in cambio. Non so se la solitudine sia più profonda stando fisicamente soli, o in compagnia.

Piantine infreddolite

Piantine infreddolite

È ormai iniziato l’inverno, questa stagione che già noi non amavamo molto, e ultimamente ci piaceva sempre meno, ricordi? Quest’anno è un inverno vero, non come quelli scorsi, in particolare l’ultimo, in cui non faceva altro che un po’ di cielo grigio, o poco più. Questo è un inverno freddo, con neve e gelo. Fino ad oggi ha già nevicato sei o sette volte, e il nostro bel giardino, che tu amavi come me, è tutto bianco. Anche il nostro orto officinale – così lo chiamavamo, ricordi? – è coperto di neve. Chissà se qualcuna delle piantine supererà questa stagione. Christa ci ha messo una specie di pacciamatura fatta di foglie secche, per proteggere le piante più piccole e deboli, e Zio Tano dice che ad esempio il prezzemolo, che pare tanto fragile, è una pianta che sverna e facilmente dura un paio d’anni. Vedremo. Ho anche visto per la prima volta il rosmarino con la neve sopra, ma non pareva sofferente. Anche i due mirti e i gelsomini con la neve hanno un aspetto insolito. Chi è meno in forma sono gli Ilex sul davanti (“i due carabinieri”, ricordi?): durante una bufera di qualche notte fa, sono stati ricoperti da neve che si è poi subito gelata. Sono riuscito a togliergliela solo in parte, era un po’ troppo pesante e tendeva a farli piegare. Allora li ho appoggiati un po’ al muro, e l’uno all’altro per sostenersi come una coppia nei momenti tristi, in attesa che il ghiaccio si sciogliesse. Il loro problema più generale, però, è la loro esposizione a nord. Ma tu questa considerazione la stai già facendo da te, perché queste sono le stesse cose che facevamo, che discutevamo sempre, insieme.

Per completare il bollettino del verde, vorrei dirti ancora una cosa che penso ti farà piacere: le piante nel portico stanno abbastanza bene tutte, ad esempio il ciclamino che ti aveva portato Gina è fiorito, e addirittura ora lei ha portato qui anche il proprio. Gli hibiscus hanno i fiori, soprattutto quello più piccolo: vedessi, è tutto pieno. So che ti piacevano tanto, amore mio.


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