Oggi sono stato al funerale di una nostra amica. Pensa che non sapevo neppure che avesse qualche problema, fino all’altro ieri! La vedevo di rado, negli ultimi mesi, ma non mi sfiorava neppure lontanamente l’idea che stesse combattendo una battaglia per il proprio futuro. Eppure stava combattendo la stessa battaglia che anche tu hai perso, mia dolce e sfortunata compagna.
Dall’altro ieri, anche lei non c’è più. Quando mi hanno dato, il giorno stesso, questa terribile notizia, ho subito pensato alla prima volta che io l’avevo incontrata mettendo a fuoco chi fosse. Era una sera di alcuni anni fa in cui ci siamo incontrati per caso sullo stesso traghetto di ritorno dalle vacanze in Sardegna. Lei era con la sua bambina, e noi con i nostri, e tu mi avevi poi spiegato che Margherita era compagna di scuola di sua figlia. Tu quella sera me l’avevi presentata, e adesso lei ha avuto la tua stessa sfortuna, bella.
Ho provato un potente e tragico senso di déjà vu, questa mattina in chiesa. Ho avuto la fortissima sensazione di essere stato catapultato indietro nel tempo, di essere ritornato ancora una volta a quel 22 novembre. A quel giorno nero in cui ero io, con i nostri piccolini, a trovarmi seduto, in un’analoga occasione, nella prima fila di banchi della stessa chiesa, al posto del nostro amico (che però, diversamente da me, oggi non aveva con sé i loro bambini). E mi pareva di vivere uno di quei film in cui la stessa scena viene ripetuta insistentemente, con riprese da diversi punti di vista. Vedevo accadere le stesse cose, anche se da una diversa prospettiva. Essendo un po’ defilato, ho avuto agio di far scorrere lo sguardo sui volti della gente, immaginandomi inevitabilmente che fossero più o meno le stesse persone, che avessero le stesse espressioni di allora. Ero proiettato di nuovo in quel giorno passato. Sentivo la testa che mi girava, ma cercavo di tenere duro. Mi concentravo sul dolore altrui, un po’ per consolare me stesso (lo so, non è molto bello ma ho pensato perfino “Meno male che non tocca a noi, questa volta!” – mi vergogno un po’, è stata una debolezza), e anche perché empatizzavo autenticamente con questa nuova tragedia, capitata di nuovo e così vicino.
In questi giorni, ho anche ripensato a quale fosse l’ultima volta che l’avessi incontrata. Ho fatto mente locale e sono sicuro della data. L’ho ricostruita con precisione perché l’avevo incrociata il giorno dei colloqui con i professori delle nostre rispettive bambine: era il primo dicembre scorso. Quel pomeriggio avevo notato i suoi capelli corti. Si può essere così distanti dalle persone? Avevo notato i capelli corti ma tutto quello che avevo pensato, dentro di me, è che si era tagliata i capelli ma stava meglio prima! Quanto mi dispiace! Lei, quella volta, mi aveva fatto un cenno di saluto, con un sorriso come sempre molto affettuoso – lo era sempre, aveva sempre manifestato simpatia per noi, ed ancor più dopo quello che ci era successo. Si sentiva certamente molto partecipe della nostra situazione, quasi anticipasse il destino della propria famiglia. O, più probabilmente, per una sensibilità umana molto spontanea in lei. Lei mi aveva salutato, ma io avevo giusto risposto al suo saluto. Non le avevo nemmeno chiesto come stesse. Non mi immaginavo nulla di quanto le stava capitando, ma almeno avessi fatto un commento qualunque sul suo taglio di capelli! Forse, a partire da quel commento, mi avrebbe raccontato qualcosa. Forse adesso potrei evitare di rimproverarmi per non averla almeno abbracciata, prima che se ne andasse.
Pubblicato da Carlo