Siamo diventati bravi

26 ottobre 2010

Siamo diventati bravi a prepararci la sera per andare a dormire. Siamo diventati bravi anche ad alzarci per tempo e a prepararci per uscire la mattina, quando si deve correre per recarsi a scuola e al lavoro. Margherita, adesso che è alle medie, esce addirittura da sola, e da sola se ne va da Maria Letizia, che poi l’accompagna a scuola insieme a Eleonora. E tutto questo una buona mezz’ora prima dell’orario in cui eravamo abituati ad uscire per andare alla scuola elementare. Di conseguenza, anche Enrico e Francesca sono più mattinieri, dato che più o meno ci si alza tutti insieme — ma Francesca è sempre un po’ più dormigliona.

Siamo diventati bravi. Perfino più bravi di quando c’eri tu. E non è certo per metterci a confronto che lo sottolineo, è solo un dato di fatto. Siamo più bravi perché siamo obbligati. Siamo più bravi perché, dovendo fare tutto con meno aiuto, abbiamo imparato a farlo più in fretta. Facciamo le cose in modo più efficiente.

Siamo diventati bravi. Siamo concentrati e veloci, ma abbiamo perso qualcosa. Abbiamo perso un po’ di dolcezza. Quella dolcezza che solo una mamma sa esprimere, nel modo in cui sveglia i suoi bambini e riesce a farli alzare, anche se deve insistere un po’. Abbiamo tutti perso la tua dolcezza, bella.


Canzone

13 agosto 2010

Margherita oggi (eravamo nella casa di via Garibaldi) mi ha mostrato il testo di una canzone che aveva scritto nei giorni precedenti (a Maladroxia? in Puglia?) per te. Eccola:

20100813 canzone – mamma

E poi me l’ha anche cantata. Ha molta creatività nell’inventare sia testi che musiche davvero piuttosto originali. Le ho proposto di registrarla per conservarla. Lo faremo prossimamente e sarà un modo dolce di ripensare a te, bella.


I miei adesivi

22 giugno 2010

Stasera c’era Luigi a cena da noi. Mangiavamo tutti insieme ed allegramente la pizza in veranda. Ad un certo punto, Margherita ci ha parlato degli adesivi che ci sono sul suo libro “Il pirata delle nebbie” di Capitan Fox. Si tratta di un romanzo per ragazzi, che tu ed io le avevamo comprato in quella bella libreria “Idrusa” di Alessano. Ha raccontato che lei, quegli adesivi, non li staccherà mai, perché “mamma mi ha detto che mi avrebbe detto lei quando staccarli e quindi adesso li lascerò sempre nel libro”. Lo ha detto con leggerezza, senza malinconia. Era quasi allegra. Mi è piaciuto sentirl parlare di un cosa che le ricorda te, con il sorriso sulle labbra. Era un ricordo sereno, non un rimpianto. Era una manifestazione di affetto, bella.


Pianoforte e lacrime

14 maggio 2010

Stasera Enrico mi ha detto che non vuole più studiare pianoforte. Pare che oggi pomeriggio, durante la lezione, sia andato in escandescenze con la sua maestra per un esercizio su cui lei insisteva e che a lui non riusciva. Gina me lo aveva riferito a cena e, al momento di metterlo a dormire, sono entrato sull’argomento con lui, che mi ha confermato di non volere più riprendere a studiare pianoforte, dopo la fine di questo anno scolastico. Chissà perché, poi, si è dato questo limite temporale?

Io sono stato a sentirlo e poi ho cercato di ricordargli che aveva chiesto lui di studiare il piano, e che bisogna essere coerenti, e che occorre impegnarsi, altrimenti non si arriva ai risultati, e che ci vuole costanza, ecc. ecc… Ho ottenuto solo pianto e lacrime. Questa sera ho fatto la parte “del papà”, che parla di responsabilità, ed appare severo. Ma non sono stato capace di ricoprire anche un ruolo materno, più orientato all’ascolto ed alla comprensione. So che, nella condizione della nostra famiglia, dovrei fare un po’ entrambe le parti, ma non sempre mi riesce. Non sono sempre all’altezza. In questi casi mi sento solo, e mi pare che ultimamente siano sempre più frequenti, bella.


Mammina macchinista

22 marzo 2010

Stasera, a cena, i bambini cantavano quella canzoncina che inizia con “Fischia il treno, il treno fischia”. La canzone prosegue inserendo i nomi di qualcuno dei bambini in una struttura generica di versi: “c’è (nome bimbo) macchinista; e (nome bimba), la più carina, che fa ciao con la manina”. O qualcosa di simile. Tutti e tre provavano con vari nomi, sia con i propri che con quelli di alcuni loro amichetti.

Ad un certo punto ci siamo alzati da tavola. Io mi sono messo a sistemare un po’ i piatti ed i bambini sono andati a lavarsi i denti. Ma Francesca è rimasta indietro perché stava ancora finendo di mangiare la frutta. E così, mentre io ero girato di spalle, verso il lavello, l’ho sentita canticchiare ancora una volta quella canzoncina. E lo faceva un po’ sottovoce, come tra sé e sé. Solo che la parafrasava così: “Fischia il treno, il treno fischia: c’è mammina macchinista, e sta in cielo la mammina, e ci fa ciao con la manina”. O qualcosa di simile. Ha cambiato i versi istintivamente, facendone comunque tornare perfettamente la metrica!

Poi se n’è poi andata anche lei di là, sempre canticchiando, ma in modo molto sereno. Mi ha colpito moltissimo la leggerezza che dimostrava nell’espressione di questi pensieri. E mi ha colpito tanto di più, perché la mettevo a confronto con la pesantezza che invece tutto questo stava inducendo in me, bella.


Tagliategli la testa!

19 marzo 2010

Stasera, a cena, stavamo parlando di “Alice nel Paese delle Meraviglie”. Ho pensato di raccontare ai bambini qualcosa di quel romanzo, dato che domani andremo a vedere “Alice in Wonderland” di Tim Burton, e volevo prepararli un po’, in caso ci siano delle scene un po’ sinistre, come consueto per quel regista. Quando ho raccontato delle due regine, la Regina Bianca e la Regina Rossa, mi sono ricordato che quest’ultima aveva la mania di ordinare “Tagliategli la testa!” per ogni minima mancanza di ogni suo suddito. Ho cercato di raccontare questa cosa in modo abbastanza leggero, e ci abbiamo tutti scherzato su un pochino, ripetendo questa frase e ridendone insieme. Una buona cura preventiva, mi pareva…

Ad un certo punto, Enrico è diventato più serio, e ha fatto una considerazione: se lo si condannasse al taglio della testa, ci ha detto, lui non avrebbe paura, a patto che il taglio sia netto e velocissimo. Ha detto che così non se ne accorgerebbe nemmeno, e quindi la cosa non lo preoccuperebbe. Margherita si è dichiarata d’accordo. Allora io ho chiesto loro se, a parte la sofferenza, non gli sarebbe dispiaciuto di morire. E Margherita ha risposto che no, che sarebbe stata tranquilla perché così almeno sarebbe andata in Paradiso con la mamma.

Per me questa uscita è stata come un fulmine a ciel sereno. Come ricevere un pugno nello stomaco! Mi ha proprio messo in difficoltà. Ma che vanno a pensare? Io ho cercato di risponderle qualcosa… Ma ero così spiazzato, bella, che ho solo farfugliato una mezza frase inconcludente, e poi ho cambiato discorso. L’unica cosa che posso ricavarne è che loro ti pensano sempre, che tu gli manchi sempre, che sei sempre con loro. In qualche modo. Perlomeno nel loro cuore. E così nel mio.


Festa della Donna

8 marzo 2010

Oggi, in occasione della festa della Donna, i bambini della classe di Enrico hanno preparato dei biglietti con composizioni di mimose da portare nelle proprie famiglie. Enrico è arrivato a casa con uno di questi biglietti per le sue sorelle.

Festa della donna - Per le sorelle

Sembra ovvio immaginare che, nella maggioranza delle famiglie, questi lavoretti siano stati destinati alle mamme. Ma Francesca, con la sua solita intelligenza e creatività, ha escogitato il modo giusto di descrivere questa situazione, dicendomi: “Sai, papà, i bambini della classe di Enrico hanno preparato queste mimose per le loro sorelle. E chi non ha sorelle, beh, lo avrà fatto per la mamma!”. Così, ha posto la mamma come alternativa solo per chi è privo di sorelle. E in questo modo ha indirettamente dipinto la nostra situazione come “normale”, e l’altra come seconda alternativa, con uno scambio di ruoli sicuramente più accettabile per sé stessa e per i suoi fratelli. È davvero una bambina in gamba! In tanti dicono che fisicamente ti assomigli sempre di più, man mano che cresce. Ma io dico che ha anche ereditato la tua intelligenza e il tuo acume, bella.


Coccole

4 gennaio 2010

Ieri sera, i piccolini, le bambine in particolare, hanno tirato veramente in lungo con i preparativi andare a dormire. Continuavano a chiedermi concessioni (“Guardiamo i cartoni mentre mettiamo i pigiami”, “Sentiamo ancora solo questa canzone del CD dei Jonas Brothers, e poi spegniamo la luce”, ecc). Ma poi se ne approfittavano. Quando mi sono accorto che mi prendevano in giro, e che continuavano a rimettere sempre dall’inizio la stessa canzone, mi sono arrabbiato. Si erano meritate una sgridata, e poi le ho mandate a dormire senza tanti complimenti!

Ed è così che, stasera, mi è venuto spontaneo compensare un pochino, predisponendomi a chiacchierare un pochino più del solito con loro, una volta che si fossero messi a letto. Ma Enrico e Francesca erano molto sereni, come spesso succede, e sono stati loro stessi a non dare molto spazio alle chiacchiere ed alle coccole. Si sono messi giù, avevano sonno: due parole, un bacino e via. Margherita invece, al solito, era un po’ più desiderosa di attenzioni rispetto a loro. Comunque era anche allegra. Ed in quel momento anche io ero abbastanza di buon umore. Abbiamo chiacchierato per un po’. Abbiamo anche un po’ scherzato insieme, le ho fatto il solletico. Abbiamo riso. Poi, ad un certo punto, si è come concentrata su un pensiero, e mi ha detto che sua sorella sarebbe “fortunata ad essere ancora piccola, perché qualcuno ancora le accarezza la testa, come faceva la mamma”. Ed ha anche aggiunto che lei, con quelle coccole, a volte ci si addormentava… Questo mi ha ricordato che tu lo facevi perfino con me, alle volte, e che anche io mi ci addormentavo. Non mi era più venuto in mente da tanto tempo. Che nostalgia, bella!

Ma poi, subito dopo, ho anche realizzato quanto poco io faccia questo genere di cose con loro. Da quando tu non ci sei più, mi ero dato da solo il compito di esser insieme madre e padre. Ma non so se sono abbastanza bravo per fare così tanto, soprattutto la prima delle due: mamme si nasce! Mamme possono essere davvero solo le donne. Voi avete una sensibilità diversa, che va al di là anche della buona volontà di un padre.

Alla fine, però, c’è stata una nota positiva, almeno per stasera: Margherita era serena, direi che era addirittura allegra. Sorrideva ancora, anche se con un po’ di malinconia, nel dirmi queste cose. E poi, il fatto stesso che me le abbia dette, che si sia aperta a farmi una confidenza così, è positivo in sè. Di fatto mi ha raccontato un suo ricordo di te, una sua emozione, e insieme ha espresso un proprio bisogno. Tra l’altro, non mi ricordo nemmeno di aver fatto mai addormentare Francesca in quel modo, salvo forse in qualche caso di malessere fisico o morale un po’ particolare. Mi sono addirittura chiesto se Margherita non abbia tirato in ballo quel confronto con Francesca solo come espediente dialettico, per entrare in argomento su questo suo ricordo, su questo suo bisogno.

E così, poi mi sono fermato con lei ancora un po’. E le ho accarezzato la testa fino a quando non si è addormentata, sorridente. Anche se a me, intanto, veniva da piangere. Ma, poco prima di prendere sonno, si è scossa per un attimo, mi ha abbracciato e mi ha detto “Papà, ti voglio bene”.


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