Ieri sera, i piccolini, le bambine in particolare, hanno tirato veramente in lungo con i preparativi andare a dormire. Continuavano a chiedermi concessioni (“Guardiamo i cartoni mentre mettiamo i pigiami”, “Sentiamo ancora solo questa canzone del CD dei Jonas Brothers, e poi spegniamo la luce”, ecc). Ma poi se ne approfittavano. Quando mi sono accorto che mi prendevano in giro, e che continuavano a rimettere sempre dall’inizio la stessa canzone, mi sono arrabbiato. Si erano meritate una sgridata, e poi le ho mandate a dormire senza tanti complimenti!
Ed è così che, stasera, mi è venuto spontaneo compensare un pochino, predisponendomi a chiacchierare un pochino più del solito con loro, una volta che si fossero messi a letto. Ma Enrico e Francesca erano molto sereni, come spesso succede, e sono stati loro stessi a non dare molto spazio alle chiacchiere ed alle coccole. Si sono messi giù, avevano sonno: due parole, un bacino e via. Margherita invece, al solito, era un po’ più desiderosa di attenzioni rispetto a loro. Comunque era anche allegra. Ed in quel momento anche io ero abbastanza di buon umore. Abbiamo chiacchierato per un po’. Abbiamo anche un po’ scherzato insieme, le ho fatto il solletico. Abbiamo riso. Poi, ad un certo punto, si è come concentrata su un pensiero, e mi ha detto che sua sorella sarebbe “fortunata ad essere ancora piccola, perché qualcuno ancora le accarezza la testa, come faceva la mamma”. Ed ha anche aggiunto che lei, con quelle coccole, a volte ci si addormentava… Questo mi ha ricordato che tu lo facevi perfino con me, alle volte, e che anche io mi ci addormentavo. Non mi era più venuto in mente da tanto tempo. Che nostalgia, bella!
Ma poi, subito dopo, ho anche realizzato quanto poco io faccia questo genere di cose con loro. Da quando tu non ci sei più, mi ero dato da solo il compito di esser insieme madre e padre. Ma non so se sono abbastanza bravo per fare così tanto, soprattutto la prima delle due: mamme si nasce! Mamme possono essere davvero solo le donne. Voi avete una sensibilità diversa, che va al di là anche della buona volontà di un padre.
Alla fine, però, c’è stata una nota positiva, almeno per stasera: Margherita era serena, direi che era addirittura allegra. Sorrideva ancora, anche se con un po’ di malinconia, nel dirmi queste cose. E poi, il fatto stesso che me le abbia dette, che si sia aperta a farmi una confidenza così, è positivo in sè. Di fatto mi ha raccontato un suo ricordo di te, una sua emozione, e insieme ha espresso un proprio bisogno. Tra l’altro, non mi ricordo nemmeno di aver fatto mai addormentare Francesca in quel modo, salvo forse in qualche caso di malessere fisico o morale un po’ particolare. Mi sono addirittura chiesto se Margherita non abbia tirato in ballo quel confronto con Francesca solo come espediente dialettico, per entrare in argomento su questo suo ricordo, su questo suo bisogno.
E così, poi mi sono fermato con lei ancora un po’. E le ho accarezzato la testa fino a quando non si è addormentata, sorridente. Anche se a me, intanto, veniva da piangere. Ma, poco prima di prendere sonno, si è scossa per un attimo, mi ha abbracciato e mi ha detto “Papà, ti voglio bene”.