Una bella signora

25 giugno 2011

Stamattina stavo rientrando a casa in macchina, dopo aver fatto qualche piccola commissione in paese. Era una bellissima giornata di inizio estate, è sabato mattina. A casa mi aspettava solo il lavoro da finire in giardino. Non che mi pesasse, ma mi stavo riposando anche un po’ con questo piccolo giro di servizio. Guidavo piano, mi stavo rilassando.

A un certo punto, ho notato una donna camminare lungo la provinciale, dal mio stesso lato della strada e nella stessa mia direzione. Camminava tranquilla, con un passo che posso definire solo con una parola: sereno. La vedevo di spalle, era una donna probabilmente non giovanissima, a giudicare dall’abbigliamento, ma dignitosa con la sua andatura tranquilla, di una donna che non deve niente a nessuno.

Poi, tutto si è svolto in pochi secondi, quando l’ho superata, e ho avuto la curiosità di gettare un’occhiata al retrovisore destro, per vederla anche sul davanti. Aveva dei grandi occhiali da sole molto scuri, un viso leggermente allungato. Non magrissima, ma proporzionata, aveva una sua eleganza, capelli di media lunghezza, non ricci ma con grandi boccoli scuri. Per un attimo mi ha ricordato te, bella. Gli occhiali uguali ai tuoi, la pettinatura, le proporzioni. E soprattutto quell’andatura elegante e sicura di sé, tranquilla ma orgogliosa.

Per un brevissimo, interminabile attimo mi sono chiesto se non fossi tu. Forse eri tu! Mi sono detto che forse stavi ritornando a casa, come se nulla fosse successo. Ho perfino pensato, sempre nell’arco di quella minuscola frazione di secondo, di fare inversione con l’auto e di andarle incontro. Ho pensato di venirti incontro. Poi, con uno sforzo enorme, la mia mente razionale ha ripreso le redini di quel cavallo imbizzarrito che per un secondo era diventato il mio cuore, e mi ha costretto a ragionare lucidamente, razionalmente. Alla fine di questa battaglia interiore, ho (ovviamente?) desistito da queste follie. Ma tu? lungo quali strade cammini, adesso, tu, bella?


Una figlia moderna

27 aprile 2011

Ho appena aperto la tua e-mail; erano un paio di mesi che non lo facevo. Volevo giusto dare un’occhiata per vedere se fosse arrivata qualche bolletta da pagare, tra quelle che ancora non ho intestato a me stesso.

E invece sono stato folgorato da un messaggio del 4 marzo scorso, che ti è stato mandato da Margherita, e dice:

"Mamma mi manchi tantissimo ...T.V.B. Vorrei tanto ABBRACCIARTI xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx"

Poi è corredato da un cuoricino ed una coppia di faccine che si abbracciano. E dire che mi pareva usasse la sua e-mail molto poco, non sapevo neanche che conoscesse l’esistenza di tutte quelle faccine!

Mi ha così commosso che mi sono venuti gli occhi lucidi! I tuoi piccolini non ti dimenticheranno mai, bella.


Una settimana

21 aprile 2011

Stanotte ho sognato che tu eri ritornata qui da me, bella. Eri semplicemente ricomparsa al mio fianco. Tutto era come una volta. Come sempre. Nulla era cambiato, io non osavo nemmeno farti tante domande. Ma tu mi hai dato comunque una risposta – non richiesta - dicendomi che no, non sarebbe stato per sempre. Eri tornata per una settimana. Una settimana esatta, una settimana giusta, solo per sistemare alcune cose non meglio determinate. Non mi era molto chiaro se si trattasse di questioni pratiche, sentimentali o che altro.

Io, che all’inizio non potevo credere al tuo ritorno, dopo qualche giorno non potevo credere alla limitatezza così determinata, certa e irrevocabile di una tua nuova partenza. E così, per giorni, l’ho rimossa benché tu, con molta correttezza, me lo ricordassi periodicamente. Il settimo giorno eravamo insieme in macchina, io guidavo. Parlavamo delle solite cose, delle incombenze di tutti i giorni. Tu hai fatto un accenno al fatto che eravamo ormai al dunque. Io mi sono voltato un attimo verso di te, poi in avanti, per seguire la strada, poi nuovamente verso di te. E tu te n’eri andata. Lì ho capito che questa volta era per sempre, bella.


Cura del mal di testa

2 febbraio 2011

Oggi, di fronte ad un intensificazione del mal di testa di Margherita, l’ho di nuovo lasciata a casa da scuola. E ho anche rivisto la mia decisione di tralasciare le terapie prescritte dal pediatra. Fino ad oggi mi ero convinto che prevalesse in lei il fattore psicologico e lo stress. Le sue elucubrazioni notturne le hanno certamente causato, almeno in un certo periodo, una carenza di sonno. Ed altri pensieri cupi si affollano nella sua testolina. Pensa sicuramente a te, bella, e prova dolore per la tua assenza, ma forse è anche preoccupata per i cambiamenti che arriveranno per la sua pubertà imminente.

Oggi, però, ho pensato che, di fronte a un malessere così prolungato, vale la pena di non lasciare nulla di intentato. Così, mi sono deciso a comprare le medicine che le sono state prescritte qualche giorno fa. Ho anche chiesto alla farmacista e mi ha comunque tranquillizzato: una è un rimedio omeopatico, quindi sostanzialmente innocuo, ed il prodotto che dovrebbe prendere per due mesi è solo un integratore alimentare, in particolare di magnesio. Pare che la carenza di magnesio sia una possibile causa di mal di testa. Questa decisione di provare anche con l’approccio medico, peraltro, è stata anche confortata da un breve scambio di battute con Andrea, il quale proprio stamattina mi ha detto che, tra i prodromi delle prime mestruazioni, molte volte ci sono malesseri fisici di questo genere. Ho anche deciso che il mio scetticismo verso la medicina lo terrò per me, per non influenzare Margherita. Un minimo di effetto placebo conta certamente sempre almeno un po’. E speriamo bene.


Mal di testa

19 gennaio 2011

Questa settimana, a partire da lunedì, Margherita ha lamentato un gran mal di testa. Martedì ho deciso di lasciare che non andasse a scuola, e che dormisse un po’ di più. Stamattina idem, ma a questo punto ho prenotato una visita dal pediatra per oggi stesso. Putroppo siamo nel periodo delle influenze, e volevo capire di cosa si tratta. Il pediatra l’ha visitata completamente (gola, orecchie, ecc.), ma non ha trovato nessun altro sintomo che possa far pensare a una forma influenzale o simili.

Ma più del pediatra ha potuto Stella, cui Margherita ha confidato come spesso stia sveglia di notte, a piangere. Io so che lei a volte tiene con sé la tua foto nel letto, bella, quando va a dormire. E varie volte le ho spiegato che il quadretto si potrebbe rompere, che lei si potrebbe far male nel sonno, eccetera. Ma lei insiste sempre a tenerlo con sé.

Quello che non sapevo è che lei di notte starebbe molto a lungo a piangere nel suo letto. Pare addirittura che, ad un certo punto Francesca, si fosse lamentata con lei di non riuscire a dormire per questo motivo. In conseguenza di ciò, pare che Margherita abbia deciso di piangere in silenzio (ma non poteva invece decidere di smetterla?). Tutto questo non mi era mai stato raccontato, né dall’una né dall’altra: avevano messo in piedi una specie di muro di omertà su questa questione. Oggi però ne ha parlato con Stella che, prima del mio arrivo, le aveva già spiegato che lei con me deve pur parlare, che non c’è niente di male in questo, ma che è giusto, se ha qualcosa che non va, che lo dica almeno a me. E così stasera Margherita mi è venuta incontro in lacrime, poverina, chiedendomi scusa del fatto di “essere stata timida con me”. Ho cercato di consolarla, confermando quello che le aveva appena spiegato Stella. E ho anche cercato di farle capire che, se vuole sfogarsi, con me può farlo. Le ho anche proposto che d’ora in avanti, se qualche volta vorrà parlarmi da sola, dopo essere andata normalmente a dormire la sera insieme ai fratelli (per dare loro il buon esempio e non dare adito a curiosità indiscrete), potrà far finta di alzarsi per andare in bagno e venire a parlare con me. In questo modo speriamo si possa rinsaldare una intesa tra lei e me, visto che sta diventando grandicella e sicuramente potrebbe capitare che abbia prima o poi bisogno di parlare di qualcosa.

Stella mi ha anche detto, con lei presente, di aver pensato che lei stia già “diventando signorina”, ma il punto non è questo. Non ancora. Margherita stessa è molto informata, ed è intervenuta, sapendoci dire con precisione a quale età è successa questa cosa a te e alle tue sorelle. Allora ci siamo fatti tutti una piccola risata per sdrammatizzare, poi Stella è andata via ed io sono stato ancora un po’ a parlare con lei, cercando di dimostrarle che può contarci, se ne ha bisogno.

Più tardi, a tavola, mi è sembrato di vederla già più serena. Lei stessa, quando al momento di andare a letto le ho chiesto se andasse meglio, mi ha detto “Sì, almeno stasera ho sorriso!”. E lo ha detto sorridendo. È una brava bambina e sta ancora soffrendo per la tua mancanza, bella, ma spero almeno che questo episodio possa essere servito ad avvicinarci, e a farle capire che con me può parlare.


Giovinezza

21 novembre 2010

In questi ultimi giorni ho riflettuto a come tu sia rimasta e rimarrai sempre giovane, mentre noi andiamo avanti. Sono passati due anni, ma tu sei sempre uguale. Certo noi adulti non siamo (ancora) cambiati molto, ma i bambini ed i ragazzi già un pochino sì. Ad esempio, riflettevo che Margherita si sta ormai avvicinando all’età che Elena aveva quando lei è nata, 12 anni. Ed Elena, a sua volta, si avvicina all’età che avevi tu quanto io ti ho conosciuta.

E così, ho ripensato a te. A quanto eri carina a quel tempo. Eri ancora una ragazza. E quella ragazza mi è tornata in mente per l’ennesima volta in una immagine, dei primissimi tempi in cui ci frequentavamo, che non ho mai dimenticato. Era un pomeriggio in cui tu sei venuta a prendermi al lavoro – dato che tra noi due eri la sola ad avere la macchina – per andare a fare una passeggiata insieme. Eri entrata nell’atrio dell’azienda e per caso avevi subito incrociato il mio capo. Lui ti ha chiesto di aspettare un momento, e mi ti ha annunciata, commentando che avevi un’aria un po’ da indiana d’America, e che eri molto carina. E in effetti, quando sono uscito dalla stanza ti ho vista, con le tue lunghe e spesse trecce di folti capelli scuri. Ti guardavi attorno con quello sguardo timido per un ambiente che non era il tuo, ma anche con la fierezza e la sicurezza di non essere da meno di nessuno. Timidezza e fierezza che mi avevano conquistato subito, bella.

E poi ho ripensato a te bambina. Mi ci hanno fatto pensare le nostre figlie. Ho pensato a come potevi essere, a quali fossero le tue speranze rispetto al futuro, i tuoi timori. Ho pensato alla tua famiglia, con lo stile di vita estremamente sobrio di tuo padre, e però anche con l’allegria semplice di tua madre. Chissà se i tuoi genitori anche allora brontolavano tra loro come negli ultimi anni, come li ho conosciuti io. Chissà come li vedevi tu allora.


Canzone

13 agosto 2010

Margherita oggi (eravamo nella casa di via Garibaldi) mi ha mostrato il testo di una canzone che aveva scritto nei giorni precedenti (a Maladroxia? in Puglia?) per te. Eccola:

20100813 canzone – mamma

E poi me l’ha anche cantata. Ha molta creatività nell’inventare sia testi che musiche davvero piuttosto originali. Le ho proposto di registrarla per conservarla. Lo faremo prossimamente e sarà un modo dolce di ripensare a te, bella.


Tagliategli la testa!

19 marzo 2010

Stasera, a cena, stavamo parlando di “Alice nel Paese delle Meraviglie”. Ho pensato di raccontare ai bambini qualcosa di quel romanzo, dato che domani andremo a vedere “Alice in Wonderland” di Tim Burton, e volevo prepararli un po’, in caso ci siano delle scene un po’ sinistre, come consueto per quel regista. Quando ho raccontato delle due regine, la Regina Bianca e la Regina Rossa, mi sono ricordato che quest’ultima aveva la mania di ordinare “Tagliategli la testa!” per ogni minima mancanza di ogni suo suddito. Ho cercato di raccontare questa cosa in modo abbastanza leggero, e ci abbiamo tutti scherzato su un pochino, ripetendo questa frase e ridendone insieme. Una buona cura preventiva, mi pareva…

Ad un certo punto, Enrico è diventato più serio, e ha fatto una considerazione: se lo si condannasse al taglio della testa, ci ha detto, lui non avrebbe paura, a patto che il taglio sia netto e velocissimo. Ha detto che così non se ne accorgerebbe nemmeno, e quindi la cosa non lo preoccuperebbe. Margherita si è dichiarata d’accordo. Allora io ho chiesto loro se, a parte la sofferenza, non gli sarebbe dispiaciuto di morire. E Margherita ha risposto che no, che sarebbe stata tranquilla perché così almeno sarebbe andata in Paradiso con la mamma.

Per me questa uscita è stata come un fulmine a ciel sereno. Come ricevere un pugno nello stomaco! Mi ha proprio messo in difficoltà. Ma che vanno a pensare? Io ho cercato di risponderle qualcosa… Ma ero così spiazzato, bella, che ho solo farfugliato una mezza frase inconcludente, e poi ho cambiato discorso. L’unica cosa che posso ricavarne è che loro ti pensano sempre, che tu gli manchi sempre, che sei sempre con loro. In qualche modo. Perlomeno nel loro cuore. E così nel mio.


Messaggi

6 febbraio 2010

Oggi stavo mettendo ordine nella mia posta elettronica. Ho riletto qualcuno dei tuoi messaggi. Spesso erano molto sintetici, a volte un po’ più lunghi. Ma erano sempre pieni di così tanto amore, complicità, sintonia, condivisione… E lo stesso vale per i tuoi SMS. Perfino le comunicazioni con finalità pratiche, per l’organizzazione delle giornate, eccetera, erano così. Mi mancano i tuoi messaggi, che arrivavano a sorpresa come un raggio di sole durante le grigie giornate lavorative. Oggi mi resta solo il grigio, bella.


Domani

19 novembre 2009

Domani è il 20 novembre. È quasi arrivato.

Non credo troppo nelle ricorrenze formali, ma è inevitabile ricordare.

Un anno senza di te. Duro. Per i bambini, certo. E anche per me.

E dolce, per il ricordo. Ma ho lo stesso le lacrime agli occhi, bella.


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