La scorsa notte è stata tormentatissima, a cominciare dalle tre, quando Margherita mi ha chiamato, dicendo di non stare bene e di aver vomitato. Quando ho scoperto quanto avesse inondato il mobile letto e tutto ciò che conteneva, è iniziato per me un incubo ad occhi aperti.
Tu lo sai che non ho mai sopportato il vomito (e purtroppo quindi toccava sempre a te ripulire quella roba). Ma ora tocca sempre e soltanto a me, come se ci fosse una specie di legge del contrappasso. Le cattive abitudini di Margherita hanno anche amplificato il problema, in questo caso, dato che lei si porta a letto tutti i libri che ama, e qualunque oggetto che le è caro. E tutte queste cose, tra letto, pavimento e comodino, erano ricoperte di uno strato di melma dall’odore acre e ripugnante.
Ho pulito tutto, in più passate. Ho cambiato il letto e consentito a Margherita di tornare a dormire, e ci sono tornato io stesso. Erano ormai quasi le cinque meno un quarto.
Ho tardato un po’ a riaddormentarmi, ma poi è iniziato il secondo incubo della notte, quello da addormentato. Ho sognato di essere a letto, con te, e che avevamo sentito dei rumori nella notte. Temendo che fossero i ladri, mi sono alzato e ho visto una scena decisamente surreale: molte delle luci di casa erano accese, in particolare quelle delle scale. E per le scale, e nell’ingresso, ovunque era pieno di gente indaffarata. E di cose (le nostre cose!), tutte ammucchiate, anche con un certo ordine, con la razionalità di chi stia preparando un trasporto sistematico, quasi un trasloco. Mi hanno colpito in particolare le due sedie dello studio che, essendo delle sedie da ufficio, con le ruote, non si possono certo impilare, eppure erano proprio impilate, e stavano in piedi in un miracoloso equilibrio, per giunta in mezzo alle scale! Forse nel sogno mi sono focalizzato su quelle perché, proprio in questi giorni, avevo dovuto sistemare un po’ la fodera di una delle due. Ad ogni modo, l’attività ferveva, c’erano molti uomini sconosciuti che portavano le cose verso l’esterno, e uno che pareva essere il capo e dava ordini. La porta dell’ingresso principale era spalancata. Mi sono fatto strada tra tutto quel lavorìo e sono arrivato fuori.
C’erano un paio di camioncini parcheggiati, che venivano metodicamente caricati, sotto una luce che illuminava tutta la scena a giorno. Avevano installato un paio di lampade ”fotoelettriche”, di quelle usate dalla protezione civile o dalla polizia per illuminare a giorno un luogo all’aperto. La sfacciataggine di tutto questo era smaccata! Comunque, non so come ma devo essere riuscito a mandare via tutti e riportare la calma, ed anche abbastanza rapidamente, perché dopo un momento mi sono rivisto a letto con te, ed entrambi cercavamo di riprendere sonno, pur se ancora un po’ agitati.
Tutto mi riportava sempre a letto, dove mi trovavo effettivamente, e dove effettivamente stavo cercando di dormire a seguito della disavventura con Margherita.
Quando al mattino mi sono svegliato, il sogno era così presente e chiaro nella mia mente che mi ero invece dimenticato del problema di Margherita, e siccome era ancora molto presto e buio, ho ricominciato a temere che i ladri potessero tornare. O venire davvero! Ormai, sogno e realtà si sovrapponevano nella mia mente, al punto che non sapevo più se quello sfacciato tentativo di furto fosse stato un sogno o realtà. Ma mi era rimasto il timore che succedesse ancora. E però mi era anche rimasta una fortissima sensazione della tua presenza.
Al risveglio, infatti, ero sicuro che tu fossi lì accanto a me, addormentata nel letto come sempre. Ho sentito il bisogno di allungare un braccio verso il tuo posto, per trovarti. E invece non c’eri, bella.