I grandi non ricevono caramelle

7 gennaio 2012

Siamo appena rientrati a casa dopo aver accompagnato Francesca a Castagnole, per il solito concerto di inizio anno del coro dei bambini. Dei nostri tre, oramai solo lei canta ancora in quel coro, dato che Enrico ha lasciato la scorsa estate e Margherita continua con il coro dei “bambini grandi”, come lo chiamo io. Il vecchio coro, infatti, è stato diviso per fasce d’età, con un’operazione aritmetica di divisione delle famiglie tra i due cori (nel nostro caso la divisione è all’interno dello stesso nucleo familiare) e di moltiplicazione degli impegni di accompagnamento alle prove, concerti, eccetera.

Nel rientrare, ho dovuto affrontare un’importante discussione legata al sentimento di delusione provato da Margherita quando l’assessore comunale ha regalato dei sacchetti di caramelle, innanzi tutto ai bambini del coro (quindi anche a Francesca), poi ad alcuni altri bambini presenti (tra cui Enrico). Ma non a lei, inaudito! E questa sera erano pure caramelle migliori delle volte passate!

Ho mediato un po’, convincendo i suoi fratelli (più piccoli ma a volte più ragionevoli di lei) a dividere le caramelle con lei, dato che due sacchetti sono più che abbondanti per tutti e tre. Ma soprattutto le ho dovuto far notare che neanche gli adulti ne avevano ricevute, e così ormai sempre più spesso accadrà anche per lei, dato che è cresciuta, e sicuramente le persone non la vedono più come una “bambina piccola”. Ci sono vantaggi e svantaggi, nel crescere, e lei questo deve ancora acquisirlo come fatto della propria realtà, bella.


Incubi

5 gennaio 2012

La scorsa notte è stata tormentatissima, a cominciare dalle tre, quando Margherita mi ha chiamato, dicendo di non stare bene e di aver vomitato. Quando ho scoperto quanto avesse inondato il mobile letto e tutto ciò che conteneva, è iniziato per me un incubo ad occhi aperti.

Tu lo sai che non ho mai sopportato il vomito (e purtroppo quindi toccava sempre a te ripulire quella roba). Ma ora tocca sempre e soltanto a me, come se ci fosse una specie di legge del contrappasso. Le cattive abitudini di Margherita hanno anche amplificato il problema, in questo caso, dato che lei si porta a letto tutti i libri che ama, e qualunque oggetto che le è caro. E tutte queste cose, tra letto, pavimento e comodino, erano ricoperte di uno strato di melma dall’odore acre e ripugnante.

Ho pulito tutto, in più passate. Ho cambiato il letto e consentito a Margherita di tornare a dormire, e ci sono tornato io stesso. Erano ormai quasi le cinque meno un quarto.

Ho tardato un po’ a riaddormentarmi, ma poi è iniziato il secondo incubo della notte, quello da addormentato. Ho sognato di essere a letto, con te, e che avevamo sentito dei rumori nella notte. Temendo che fossero i ladri, mi sono alzato e ho visto una scena decisamente surreale: molte delle luci di casa erano accese, in particolare quelle delle scale. E per le scale, e nell’ingresso, ovunque era pieno di gente indaffarata. E di cose (le nostre cose!), tutte ammucchiate, anche con un certo ordine, con la razionalità di chi stia preparando un trasporto sistematico, quasi un trasloco. Mi hanno colpito in particolare le due sedie dello studio che, essendo delle sedie da ufficio, con le ruote, non si possono certo impilare, eppure erano proprio impilate, e stavano in piedi in un miracoloso equilibrio, per giunta in mezzo alle scale! Forse nel sogno mi sono focalizzato su quelle perché, proprio in questi giorni, avevo dovuto sistemare un po’ la fodera di una delle due. Ad ogni modo, l’attività ferveva, c’erano molti uomini sconosciuti che portavano le cose verso l’esterno, e uno che pareva essere il capo e dava ordini. La porta dell’ingresso principale era spalancata. Mi sono fatto strada tra tutto quel lavorìo e sono arrivato fuori.

C’erano un paio di camioncini parcheggiati, che venivano metodicamente caricati, sotto una luce che illuminava tutta la scena a giorno. Avevano installato un paio di lampade ”fotoelettriche”, di quelle usate dalla protezione civile o dalla polizia per illuminare a giorno un luogo all’aperto. La sfacciataggine di tutto questo era smaccata! Comunque, non so come ma devo essere riuscito a mandare via tutti e riportare la calma, ed anche abbastanza rapidamente, perché dopo un momento mi sono rivisto a letto con te, ed entrambi cercavamo di riprendere sonno, pur se ancora un po’ agitati.

Tutto mi riportava sempre a letto, dove mi trovavo effettivamente, e dove effettivamente stavo cercando di dormire a seguito della disavventura con Margherita.

Quando al mattino mi sono svegliato, il sogno era così presente e chiaro nella mia mente che mi ero invece dimenticato del problema di Margherita, e siccome era ancora molto presto e buio, ho ricominciato a temere che i ladri potessero tornare. O venire davvero! Ormai, sogno e realtà si sovrapponevano nella mia mente, al punto che non sapevo più se quello sfacciato tentativo di furto fosse stato un sogno o realtà. Ma mi era rimasto il timore che succedesse ancora. E però mi era anche rimasta una fortissima sensazione della tua presenza.

Al risveglio, infatti, ero sicuro che tu fossi lì accanto a me, addormentata nel letto come sempre. Ho sentito il bisogno di allungare un braccio verso il tuo posto, per trovarti. E invece non c’eri, bella.


Enrico la sa lunga… ma non troppo

18 dicembre 2011

Questo pomeriggio Enrico è venuto a dirmi, con l’aria un po’ complice di chi la sa lunga, che lui non crede più a Babbo Natale. Solo che (come fa spesso), ha omesso di valutare la situazione nel suo insieme, e soprattutto l’opportunità di parlarne in quel momento. Infatti, a pochi metri da noi, c’erano le sue sorelle ed in particolare Francesca!

Ho subito tratto da una parte Enrico, e ho cercato di spiegargli che lui può decidere di credere o non credere a quello che vuole, come tutti peraltro. Ma Francesca è ancora piccola ed è meglio che non le arrivino “suggerimenti” che potrebbero distruggere quello che è ancora un suo piccolo sogno. Quanto a Margherita, penso che lei ormai sappia come stanno le cose, ma non è mai venuta a farmi un discorso del genere. Secondo me ha capito benissimo tutto anche lei, ma ha anche realizzato che le conviene continuare a ricevere i regali da Babbo Natale!

Tornando ad Enrico, gli ho anche chiesto come mai lui non creda più a Babbo Natale, e la sua motivazione è stata l’avermi visto, questa mattina, preparare dei pacchetti, da cui ha desunto che sono io a fare i regali. Io però gli ho spiegato che questo non dimostra nulla, dato che, come lui sa benissimo, io effettivamente faccio dei regali, sia a loro tre che ad altre persone, in particolare ai bambini dei nostri amici. Ma i regali di Babbo Natale sono sempre stati altri, non quelli che faccio io. E lui ha dovuto riconoscere che di solito riceve un regalo da me e uno da Babbo Natale, quindi in fondo la sua osservazione non aveva dimostrato niente!

In più, lui ovviamente non lo sa ancora, ma quest’anno il regalo che riceverà da Babbo Natale è proprio quello che lui aveva chiesto nella sua letterina (una pistola che spara dei gommini).

Tu lo sai, io non ho mai apprezzato i giocattoli che imitano le armi, ma questo mi era parso abbastanza innocuo, ed inoltre è proprio quello che aveva chiesto lui. Per cui, dopo questa conversazione, stasera ho aggiunto al regalo un bigliettino di accompagnamento che diceva:

Caro Enrico, spero che questo sia proprio il regalo che volevi. E ricordati che, anche se tu non credi più tanto in me, io crederò sempre in te!
Tanti auguri,
Babbo Natale (Oh, oh, oh, oh, oh!)

Un piccolo scherzo che forse aiuterà Enrico a mantenere viva la magia di Babbo Natale ancora per un anno, bella!


Mal di testa e schede libri

19 maggio 2011

Da lunedì Margherita è di nuovo a casa da scuola con il mal di testa. Ma oggi è stata invitata da Nadia ad accompagnarla a Carmagnola per aiutarla ad allestire un suo spettacolo, e ovviamente ad assistervi. E poi, più tardi e soprattutto, ha potuto preparare, con l’aiuto di Stephania, le schede di ben cinque libri che dovrà consegnare domani, di cui io non sapevo. Subito dopo, ha cominciato a stare meglio. Il motivo del mal di testa era questo! Era preoccupata e agitata perché si sentiva in difetto, ma non parlava e si teneva tutto dentro. Con il bel risultato che ha di nuovo finito per avere la testa come un pallone.

Si è ripetuto ancora una volta il copione che, lo scorso inverno, era stato legato alla ricerca di geografia! Ma quando imparerà ad organizzarsi il tempo per tempo? Quando imparerà a chiedere magari anche un aiuto? Quando imparerà ad affrontare meglio gli impegni della sua vita, bella?


Primavera e asparagi

2 maggio 2011

C’è aria di primavera, belle giornate terse con un cielo di quell’azzurro che mi fa ricordare perché è bello vivere. Mi fa ricordare perché avevamo scelto di vivere qui. La mattina di un lunedì, ho accompagnato come sempre i piccolini a scuola. Questa settimana, in più, Margherita è partita per una gita di tre giorni con la scuola media. Sta crescendo anche lei, eccome! Vedessi com’è alta: sembra che cresca giorno dopo giorno.

Il lunedì è giorno di mercato in paese, ti ricordi? A volte uscivi tu per qualche compera, a volte facevo io una veloce commissione e, prima di andare al lavoro, ripassavo da te che mi avevi fatto un caffè. Una piccola coccola tra noi due, un augurio per un buon inizio di giornata. Un bacio, e via con un sorriso.

E poi, in una sera di un giorno come questo, per cena, arrivava il momento di un nostro piccolo rito di inizio primavera: quello dei primi asparagi, o delle prime fragole. Ti piacevano tanto, le fragole, bella. E io non ho più cucinato asparagi senza di te, non avevo mai osato provare a farli da solo. Mi sembrava una cosa troppo difficile per me. Di più, mi sembrava un po’ come fosse una tua prerogativa esclusiva. Ma ogggi, con una spinta del verduriere del mercato (che mi ha spiegato come prepararli), e con l’aiuto di Stella che li ha lessati, ho per la prima volta preparato la salsina a base di maionese che facevi tu. Che mi hai insegnato tu.

Ed è così che poi ho raccontato ai bambini come diverse cose, anche in cucina, le ho imparate da te. Enrico ha detto che però secondo lui molte cose le sapevo già fare, ad esempio la pizza. E forse è anche vero, ma in fondo anche il modo in cui faccio la pizza è il tuo, me lo hai insegnato tu. Oggi, alla terza primavera senza te, si è sentito di nuovo profumo di asparagi in casa. Ed sentendolo ho pensato a te, bella.


Una figlia moderna

27 aprile 2011

Ho appena aperto la tua e-mail; erano un paio di mesi che non lo facevo. Volevo giusto dare un’occhiata per vedere se fosse arrivata qualche bolletta da pagare, tra quelle che ancora non ho intestato a me stesso.

E invece sono stato folgorato da un messaggio del 4 marzo scorso, che ti è stato mandato da Margherita, e dice:

"Mamma mi manchi tantissimo ...T.V.B. Vorrei tanto ABBRACCIARTI xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx"

Poi è corredato da un cuoricino ed una coppia di faccine che si abbracciano. E dire che mi pareva usasse la sua e-mail molto poco, non sapevo neanche che conoscesse l’esistenza di tutte quelle faccine!

Mi ha così commosso che mi sono venuti gli occhi lucidi! I tuoi piccolini non ti dimenticheranno mai, bella.


Fenici e letteratura

26 aprile 2011

Stasera Enrico mi ha fatto leggere un testo che ha dovuto costruire come parte dei suoi compiti per le vacanze pasquali. Ci teneva molto che lo leggessi: era già da qualche giorno che mi parlava delle sue difficoltà nel congengnarlo, e soprattutto nel trovare una conclusione che lo convincesse. Ancora stasera mi ha detto di non essere molto convinto del finale. Si capiva che ci teneva ad avere un parere e magari un suggerimento.

Il compito richiedeva che parlasse di quello che ha studiato sui Fenici, ma nel contempo drammatizzandolo in qualche modo, come un racconto. Beh, devo dire che, benché il suo svolgimento sia stato molto semplice e lineare (e con moltissimi errori di ortografia fatti per distrazione – questo è tipico per lui), la struttura generale di questo suo racconto mi ha davvero colpito! Spesso ho notato che i bambini si rifugiano in racconti di fantasia perché non ricordano dei fatti reali (o non danno loro molto peso, il che non è poi molto diverso). Perfino Margherita, che è ormai in prima media, tende a scegliere i temi di fantasia, rispetto a quelli in cui potrebbe parlare della realtà.

Detto questo, e tornando a Enrico, sulle prime non mi ha quindi troppo sorpreso l’artificio con cui, all’inizio, spiega di essere stato trasportato nel tempo e nello spazio, e di essere stato così coinvolto in una spedizione di esplorazione e commercio a bordo di una nave fenicia. Tuttavia, è molto carino il modo con cui lui racconta di essere stato catapultato in quella situazione: niente macchinari ipertecnologici, né alieni bizzarri, ma solo una strana buca sulla spiaggia di un’isoletta, in cui si imbatte mentre vagabonda con la sua barchetta. E soprattutto mi è piaciuto il suo coinvolgimento in prima persona: è lui stesso la voce narrante e il protagonista del viaggio in compagnia degli antichi marinai e commercianti. Ma quello che mi ha colpito è soprattutto il finale, nel quale è riuscito a riportarsi alla situazione iniziale (la spiaggia, la sua barchetta), e però con l’aggiunta di un tocco dell’esperienza maturata nel lungo viaggio fatto con i Fenici: “Mentre me ne andavo in giro con la mia barchetta sono perfino riuscito a vendere qualcosa. Avevo imparato a commerciare”. Enrico è in gamba: ha un’indole molto orientata alle materie scientifiche, ma in fondo anche nella letteratura potrebbe trovare qualche bella soddisfazione, se la coltivasse.


Déjà vu

12 marzo 2011

Oggi sono stato al funerale di una nostra amica. Pensa che non sapevo neppure che avesse qualche problema, fino all’altro ieri! La vedevo di rado, negli ultimi mesi, ma non mi sfiorava neppure lontanamente l’idea che stesse combattendo una battaglia per il proprio futuro. Eppure stava combattendo la stessa battaglia che anche tu hai perso, mia dolce e sfortunata compagna.

Dall’altro ieri, anche lei non c’è più. Quando mi hanno dato, il giorno stesso, questa terribile notizia, ho subito pensato alla prima volta che io l’avevo incontrata mettendo a fuoco chi fosse. Era una sera di alcuni anni fa in cui ci siamo incontrati per caso sullo stesso traghetto di ritorno dalle vacanze in Sardegna. Lei era con la sua bambina, e noi con i nostri, e tu mi avevi poi spiegato che Margherita era compagna di scuola di sua figlia. Tu quella sera me l’avevi presentata, e adesso lei ha avuto la tua stessa sfortuna, bella.

Ho provato un potente e tragico senso di déjà vu, questa mattina in chiesa. Ho avuto la fortissima sensazione di essere stato catapultato indietro nel tempo, di essere ritornato ancora una volta a quel 22 novembre. A quel giorno nero in cui ero io, con i nostri piccolini, a trovarmi seduto, in un’analoga occasione, nella prima fila di banchi della stessa chiesa, al posto del nostro amico (che però, diversamente da me, oggi non aveva con sé i loro bambini). E mi pareva di vivere uno di quei film in cui la stessa scena viene ripetuta insistentemente, con riprese da diversi punti di vista. Vedevo accadere le stesse cose, anche se da una diversa prospettiva. Essendo un po’ defilato, ho avuto agio di far scorrere lo sguardo sui volti della gente, immaginandomi inevitabilmente che fossero più o meno le stesse persone, che avessero le stesse espressioni di allora. Ero proiettato di nuovo in quel giorno passato. Sentivo la testa che mi girava, ma cercavo di tenere duro. Mi concentravo sul dolore altrui, un po’ per consolare me stesso (lo so, non è molto bello ma ho pensato perfino “Meno male che non tocca a noi, questa volta!” – mi vergogno un po’, è stata una debolezza), e anche perché empatizzavo autenticamente con questa nuova tragedia, capitata di nuovo e così vicino.

In questi giorni, ho anche ripensato a quale fosse l’ultima volta che l’avessi incontrata. Ho fatto mente locale e sono sicuro della data. L’ho ricostruita con precisione perché l’avevo incrociata il giorno dei colloqui con i professori delle nostre rispettive bambine: era il primo dicembre scorso. Quel pomeriggio avevo notato i suoi capelli corti. Si può essere così distanti dalle persone? Avevo notato i capelli corti ma tutto quello che avevo pensato, dentro di me, è che si era tagliata i capelli ma stava meglio prima! Quanto mi dispiace! Lei, quella volta, mi aveva fatto un cenno di saluto, con un sorriso come sempre molto affettuoso – lo era sempre, aveva sempre manifestato simpatia per noi, ed ancor più dopo quello che ci era successo. Si sentiva certamente molto partecipe della nostra situazione, quasi anticipasse il destino della propria famiglia. O, più probabilmente, per una sensibilità umana molto spontanea in lei. Lei mi aveva salutato, ma io avevo giusto risposto al suo saluto. Non le avevo nemmeno chiesto come stesse. Non mi immaginavo nulla di quanto le stava capitando, ma almeno avessi fatto un commento qualunque sul suo taglio di capelli! Forse, a partire da quel commento, mi avrebbe raccontato qualcosa. Forse adesso potrei evitare di rimproverarmi per non averla almeno abbracciata, prima che se ne andasse.


Cartellone e mal di testa

7 marzo 2011

Nei giorni scorsi, Margherita ed io abbiamo lavorato molto insieme sia alla compilazione della sua ricerca sulla Sardegna, che aveva già impostato con l’aiuto di Anna, sia alla raccolta del materiale per il relativo cartellone illustrato. Tra oggi e domani lei completerà quest’ultima cosa, incollando le immagini secondo un layout che le ho consigliato di pianificare su un modellino, e finalmente giovedì arriverà a scuola con tutte e due i lavori completati. Mi pare che la ricerca sia soddisfacente, ed anche il cartellone promette bene.

Il punto però è che il fatidico 10 marzo, giorno della consegna di questi due lavori, era una data già prevista da molto tempo, e Margherita per altrettanto tempo li aveva completamente trascurati, menzionandomeli marginalmente appena un paio di volte, e soprattutto non chiedendomi aiuto. Solo che – l’ho realizzato in questi giorni – nel frattempo si stava arrovellando per i sensi di colpa legati all’aver trascurato la cosa da una parte, e per la sensazione di non saper affrontare il lavoro dall’altra. Che questo rovello fosse una delle cause dei suoi mal di testa?

Da quando ha definitivamente abbandonato la ginnastica (un’altra delle sue preoccupazioni) il suo umore è migliorato. Speriamo che migliori ancora, adesso che ha risolto il “problema” del cartellone. Ma speriamo anche che ne abbia tratto un insegnamento per il futuro!


Ricerche e mal di testa

24 febbraio 2011

Margherita ha ricominciato con i suoi malesseri e malumori. Sono un po’ preoccupato per questo. Le parlo molto, solo che lei non mi dà molto spazio. Ogni volta, devo impegnare moltissimo tempo e pazienza, per ottenere anche solo delle mezze risposte. Questa volta non si è trattato di mal di testa, ma ieri mattina era stata a dormire dagli zii (io ero via) e non è andata a scuola per pochi decimi di febbre. Anche Gina le dà un po’ troppa corda, temo: questa cosa ha causato un balletto di impegni complicatissimo, un effetto domino in cui sono state coinvolte varie persone, tra cui Stella che l’ha portata dal pediatra (inutilimente, perché alla fine non aveva nulla – per fortuna!), Gina ed Elena che si sono occupate di lei durante la giornata, e i suoi stessi fratelli, che in una bella giornata di sole sono invece stati costretti a perdere l’occasione di giocare in giardino, andare in bici, eccetera, visto che erano tutti insieme dal medico.

Ho parlato a lungo con lei, ieri sera. Ho cercato, con molta calma e per l’ennesima volta, di farle capire che le vogliamo tutti bene, e che però ci deve mettere un po’ di impegno anche lei da parte sua, e non farsi sopraffare dai suoi malumori. Oggi è a scuola, e speriamo bene.

Mi pare che Margherita stia lasciandosi un po’ sopraffare dal “problema” del cartellone e della ricerca sulla Sardegna che deve preparare per la scuola. Infatti, si sta facendo prendere dall’ansia perché non ho scoperto che non ha ancora iniziato a lavorarci. E intanto il tempo passa. Lo scorso week-end non mi aveva chiesto niente – salvo poi pretendere lunedì di andare a comprare urgentemente un foglio di cartoncino per questo cartellone. Ma soprattutto si è lamentata con Stella che “tutti gli altri bambini hanno la mamma che li aiuta a fare i cartelloni, mentre lei non ha nessuno che l’aiuta” (sic). Quando ho sentito questa cosa, le ho parlato per spiegarle ancora una volta che, se vuole il mio aiuto, basta chiederlo. Inoltre, visto che purtroppo il prossimo week-end io sarò via e non potrò aiutarla, ho cominciato a suggerirle una serie di spunti per cominciare ad impostare il lavoro, in attesa di completarlo insieme nei giorni successivi al mio rientro.

D’altronde, perché non mi aveva chiesto aiuto lo scorso sabato o domenica? Avrei potuto comprarle il cartoncino, ma soprattutto avremmo potuto iniziare a lavorare insieme. Perché, invece, ha passato il week-end ad oziare e leggere Topolino – salvo invece farsi prendere dai sensi di colpa quando era già tardi? Per non parlare di tutto lo sconvolgimento e la preoccupazione che ha causato a tutto il piccolo mondo che ruota intorno a lei.

Ho cercato di spiegarle tutto questo, con calma ma senza nasconderle gli impatti che si sono generati. E soprattutto le ho detto che può contare su di me. Ho subito anche cercato di dimostrarglielo, dandole degli spunti per l’impostazione del cartellone, e le ho chiesto di pensarci un po’ su. Poi, le ho assicurato, lo porteremo avanti insieme.

Certo non voglio che si senta abbandonata a sé stessa. Ma vorrei anche che cominciasse a sentirsi responsabile in prima persona. Io l’aiuterò, gliel’ho detto chiaramente, ma voglio che mi dimostri di aver almeno cominciato a lavorare sulle idee (che le ho comunque suggerito). Vorrei che cominciasse a provare, magari sbagliando, ma in prima persona. Io poi non la lascerò da sola, ma non voglio neanche che si abitui a far fare ad altri le cose che ha in carico lei.


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