Una bella signora

25 giugno 2011

Stamattina stavo rientrando a casa in macchina, dopo aver fatto qualche piccola commissione in paese. Era una bellissima giornata di inizio estate, è sabato mattina. A casa mi aspettava solo il lavoro da finire in giardino. Non che mi pesasse, ma mi stavo riposando anche un po’ con questo piccolo giro di servizio. Guidavo piano, mi stavo rilassando.

A un certo punto, ho notato una donna camminare lungo la provinciale, dal mio stesso lato della strada e nella stessa mia direzione. Camminava tranquilla, con un passo che posso definire solo con una parola: sereno. La vedevo di spalle, era una donna probabilmente non giovanissima, a giudicare dall’abbigliamento, ma dignitosa con la sua andatura tranquilla, di una donna che non deve niente a nessuno.

Poi, tutto si è svolto in pochi secondi, quando l’ho superata, e ho avuto la curiosità di gettare un’occhiata al retrovisore destro, per vederla anche sul davanti. Aveva dei grandi occhiali da sole molto scuri, un viso leggermente allungato. Non magrissima, ma proporzionata, aveva una sua eleganza, capelli di media lunghezza, non ricci ma con grandi boccoli scuri. Per un attimo mi ha ricordato te, bella. Gli occhiali uguali ai tuoi, la pettinatura, le proporzioni. E soprattutto quell’andatura elegante e sicura di sé, tranquilla ma orgogliosa.

Per un brevissimo, interminabile attimo mi sono chiesto se non fossi tu. Forse eri tu! Mi sono detto che forse stavi ritornando a casa, come se nulla fosse successo. Ho perfino pensato, sempre nell’arco di quella minuscola frazione di secondo, di fare inversione con l’auto e di andarle incontro. Ho pensato di venirti incontro. Poi, con uno sforzo enorme, la mia mente razionale ha ripreso le redini di quel cavallo imbizzarrito che per un secondo era diventato il mio cuore, e mi ha costretto a ragionare lucidamente, razionalmente. Alla fine di questa battaglia interiore, ho (ovviamente?) desistito da queste follie. Ma tu? lungo quali strade cammini, adesso, tu, bella?


Chi sia?

23 gennaio 2011

Stamattina mi sono svegliato – o almeno io credevo di essere già sveglio, ma forse si trattava solo di un dormiveglia perché ho avuto la netta sensazione di sentire una voce nella mia camera da letto. Non era, o almeno non sembrava, una voce nella mia mente: a me è sembrato proprio di averla udita. Solo che in casa non c’era nessuno sveglio, anche perché ho poi verificato che i bambini in quel momento stavano tutti ancora dormendo. Questa voce ha detto solo due parole: “Chi sia?” (sic). É certamente strana come espressione, con questo congiuntivo incongruo! Ma era una domanda, ed era rivolta a me, sono convinto di averla udita. Chi l’ha pronunciata? E a chi si riferiva?


Siamo diventati bravi

26 ottobre 2010

Siamo diventati bravi a prepararci la sera per andare a dormire. Siamo diventati bravi anche ad alzarci per tempo e a prepararci per uscire la mattina, quando si deve correre per recarsi a scuola e al lavoro. Margherita, adesso che è alle medie, esce addirittura da sola, e da sola se ne va da Maria Letizia, che poi l’accompagna a scuola insieme a Eleonora. E tutto questo una buona mezz’ora prima dell’orario in cui eravamo abituati ad uscire per andare alla scuola elementare. Di conseguenza, anche Enrico e Francesca sono più mattinieri, dato che più o meno ci si alza tutti insieme — ma Francesca è sempre un po’ più dormigliona.

Siamo diventati bravi. Perfino più bravi di quando c’eri tu. E non è certo per metterci a confronto che lo sottolineo, è solo un dato di fatto. Siamo più bravi perché siamo obbligati. Siamo più bravi perché, dovendo fare tutto con meno aiuto, abbiamo imparato a farlo più in fretta. Facciamo le cose in modo più efficiente.

Siamo diventati bravi. Siamo concentrati e veloci, ma abbiamo perso qualcosa. Abbiamo perso un po’ di dolcezza. Quella dolcezza che solo una mamma sa esprimere, nel modo in cui sveglia i suoi bambini e riesce a farli alzare, anche se deve insistere un po’. Abbiamo tutti perso la tua dolcezza, bella.


Tonfi notturni

25 ottobre 2010

Ieri sera sul tardi, quando mi ero appena messo a letto, ho sentito un tonfo. Subito mi era parso che venisse da fuori. Poi, ho pensato ai bambini e mi sono alzato a controllare. Niente.

Più tardi, durante la notte mi sono alzato perché non riuscivo a prendere sonno. Sono andato un momento in bagno ed ho trovato per terra l’asciugamano del lavandino. Ultimamente ho preso l’abitudine di appenderlo spesso al gancio sulla parete, Dove è più accessibile. Lo faccio per comodità, ma certo è diverso da quello che facevamo quando c’eri tu. Sei stata tu a buttarlo giù? (cfr. http://scrivoapaola.wordpress.com/2009/12/19/movimenti-notturni/)


Il profumo dei tigli

21 maggio 2010

Di nuovo i tigli. Stamattina, all’improvviso, ho sentito il profumo dei tigli. Di nuovo come l’anno scorso a giugno. Te lo avevo scritto. ti ricordi, bella? Forse un po’ in anticipo, stavolta, e infatti il profumo era più tenue. Ma immagino che nelle prossime settimane aumenterà. E intanto è passato un altro anno.

Questa stagione, la primavera, è quella che tu ed io abbiamo amato tanto. Ed anche quest’anno è finalmente arrivata, anche se un po’ piovosa fino a pochi giorni fa. Ma adesso si sta imponendo con la sua indescrivibile, spudorata, scandalosa, eternamente giovane bellezza. Le giornate sono straordinariamente limpide e miti. Il cielo è più trasparente che mai. L’aria si muove appena sotto la spinta di una dolce brezza che porta buoni e nuovi odori, come quello dei tigli in amore. Non viene affatto voglia di andare al lavoro. Viene voglia di andare a passeggio, invece. Di scoprirsi e respirare. Di rallentare il passo e riposarsi. Di fermarsi a guardare ed ascoltare. E di piangere, bella.


Movimenti notturni

19 dicembre 2009

Stanotte alle tre mi sono alzato per andare a fare pipì. Buio quasi assoluto, silenzio. Appena seduto, ho sentito un lieve rumore vicino a me. Mi è subito venuta come la sensazione che potesse esserci qualcuno. Ho acceso la luce: era solo l’asciugamani che, dal gancio sulla parete, era caduto per terra. Non ho avuto paura, comunque. Innanzi tutto perché a queste cose non credo: penso si sia trattato semplicemente dello spostamento d’aria dovuto al mio passaggio di un momento prima. Ma poi, anche se ci credessi, non avrebbe potuto essere altri che te, bella.


Reggia di Venaria

30 ottobre 2009

Ci siamo. È il 30 ottobre. Non so veramente il perché, ma il fatto che un anno fa abbiamo fatto quella gita alla Reggia di Venaria mi pare da mesi una ricorrenza importante. Sarà perché lì ti ho fatto alcune tra le migliori foto dell’ultimo periodo? Forse, ma non solo. In anni più lontani, avevamo già visitato la Galleria di Diana, ti ricordi? Ma, dopo la sua tanto pubblicizzata ristrutturazione totale, era da tanto tempo che volevamo ritornarci. Ed avevamo sempre rimandato, come si fa spesso, per tante cose. Ma quella mattina del 30 ottobre 2008 eravamo così giù, tutt’e due… Negli ultimi giorni, tu avevi fatto una serie di esami non banali: ecografie, scintigrafie, TAC alle ossa e al torace. Le ultime due proprio quella mattina. Subito dopo, siamo tornati a casa. Era ancora presto. Ed io ho avuto un’intuizione, ed una volta tanto ho deciso di prendermi qualche ora per stare con te. Ti ho proposto di fare allora quella passeggiata tante volte rimandata.

Non è stata una visita piacevole. Eravamo tutt’e due distratti, soprappensiero. Non ci interessavano poi tanto le cose che vedevamo. E poi, eravamo entrambi d’accordo che l’allestimento degli interni era troppo sbilanciato sugli effetti multimediali, e troppo poco sulla bellezza intrinseca e sulla storia di quei luoghi. Ma la verità era che non eravamo sereni. Tu men che meno. Hai recitato per me. Hai cercato di sorridere. Ti sei lasciata fotografare. Ci siamo fatti fare una foto da una passante, probabilmente una turista tedesca, una ragazza poco esperta di fotografia. Foto tecnicamente mediocre, l’ho rivista stasera. Ma ci siamo noi due, e ne traspare quello che in fondo eravamo: io, uno sciocco che cerca di sorridere in modo sforzato dietro gli occhiali da sole, come fossi in spiaggia. Facevo l’ottimista. E tu, che mi abbracci teneramente, con un sorriso tristissimo. Con un’espressione negli occhi, che dice ciò che tanto spesso mi hai detto in quegli ultimi, faticosi, dolorosi, struggenti giorni: “Non farmi andare via. Tienimi con te”. Erano quelle le tue parole. E io non capivo quanto i tuoi timori fossero fondati. Non capivo quanto avremmo dovuto cercare di… non so neanche io cosa. Di dirci almeno addio come si deve, penso. Quanto vorrei averti detto “ti amo” una volta di più. Un abbraccio in più. Un bacio.

Tutti mi dicono che anche i miei gesti più banali, più quotidiani, ti trasmettevano il mio amore. Che non era necessario parlare. Che lo potevi sentire, capire anche solo dal mio affannarmi per ospedali con te, dal mio correre per farmacie. Forse è vero. Tu eri così in gamba che lo avrai sicuramente capito. Ma quanto vorrei avertelo detto! Averti veramente abbracciata un’altra volta. E invece ti dicevo solo delle sciocchezze sulle cure, sulle medicine da prendere, sulle commissioni da fare. Ti incoraggiavo, certo. Ma tanto era tutto inutile. Inutile, perché era tempo sprecato. Sprecato perché non l’ho usato per dirti il mio amore. Inutile perché tu sapevi che lo era. Inutile perché non è servito, bella.


Il profumo dei tigli

8 giugno 2009

Stamattina sono rimasto fulminato da un odore! Parcheggio come al solito in via Messina, scendo dalla macchina e attraverso i giardinetti di via Perroncito. Sono mesi che ho scoperto la possibilità di lasciare l’auto in queste vie. Sono mesi che faccio due passi a piedi per arrivare al lavoro. E non mi ero ancora mai accorto di che tipo di alberi fossero, quelli dei giardinetti. Oggi lo so. Il profumo dei fiori di tiglio, da oggi, si effonde nell’aria della città. Un profumo un po’ dolce, aromatico. Inconfondibile. Quanto ci piaceva, a tutti e due, te lo ricordi?

Eccolo, un altro dei nostri simboli di questa bella stagione. Simboli che tornavano ogni anno e che noi, insieme, avevamo collezionato nella nostra esperienza comune, in una specie di catalogo di segni che condividevamo.

I tigli, poi, erano particolari, per noi, dopo quella breve vacanza a Trieste, in una Pasqua di tanti anni fa. Durante un’escursione sul Carso, la guida ci aveva spiegato che la comunità Slovena, anche in Italia, aveva i propri cimiteri. E poi, aveva anche spiegato che, per loro tradizione, gli alberi in quei luoghi sono tigli, invece dei nostri soliti cipressi. Da allora, avevamo battezzato questo profumo con un nome tutto nostro. Quanti tuoi sorrisi ho strappato, anno dopo anno, in questa stagione, raccontandoti di aver sentito per la prima volta il profumo di “Cimitero sloveno”…


Dove sei?

24 marzo 2009

Stamattina ho svegliato i bambini come al solito. Veramente c’era una differenza rispetto al solito, dato che ieri sera abbiamo fatto uno strappo alla regola e ci siamo guardati, tutti insieme, un film d’animazione (“Noè”), con gli Ovetti Kinder come generi di conforto per la serata. Avevamo fatto un patto: film di sera, contro sveglia senza storie al mattino. Tuttavia, mi aspettavo che fossero tutti molto stanchi, e stamattina li ho chiamati armato di pazienza.

Francesca, però, si è svegliata abbastanza in fretta. Nell’alzarsi mi ha detto subito “Ciao, papino”. Tutto normale. Ma poi ha subito aggiunto, con la massima serenità, e solo un tono lievemente perplesso: “Dov’è mamma?”. Non ho saputo che risponderle, ero confuso anche io. Mi sono stretto nelle spalle e l’ho abbracciata. Tutto è finito lì, per fortuna, ma la cosa mi ha colpito molto.

Per lei, per un momento, era tutto come sempre, capisci? Tutto come prima. Nella leggera confusione del risveglio, per lei era una normale mattina “di prima”, in cui al più si poteva avere la sorpresa di essere svegliati da papà, invece che dalla mamma. Non era mai successo, finora. Non so se dovrei stupirmi, non so cos’altro aspettarmi. Manchi a tutti, bella!


Presagio di primavera

11 febbraio 2009

Questo lunedì sono passato a trovarti, bella. Finalmente ho potuto mettere piede vicino a te, starti accanto un pochino, parlarti da vicino. La terra era ancora nuda e umida per l’inclemenza del tempo, ma presto ci saranno dei bei fiori a tenerti un po’ di compagnia.

Dopo settimane di bianco e gelo intorno a noi, stamattina il prato sotto casa per la prima volta non era coperto né di neve né di brina. L’erbetta seminata ad ottobre è già verde e folta, nonostante tutte queste prove. Penso che il nostro bel giardino tornerà a verdeggiare anche in questa nuova bella stagione che si annuncia. Ti ricordi? Il mese di febbraio era per noi sempre un momento così bello, nell’anno! L’ultimo scorcio d’inverno, prima ancora di un presagio di primavera. Un momento di speranza per la vita nella natura, con il ritorno di un po’ di tepore del sole al mattino, che filtra attraverso la finestra della cucina, e si mischia con i primi rumori della casa, con il profumo del caffè. Il caffè, che ho imparato da te ad apprezzare…

Domenica ho potato le rose e le ortensie. Le rose, che amavamo tanto, al punto da traslocarle piuttosto che perderle, quando abbiamo fatto i lavori in giardino… E le ortensie, che ti piacevano tanto… e a me un po’ meno. Ma tu mi avevi insegnato a vederne la bellezza: ancora una cosa che ho imparato da te… Grazie, bella! grazie ancora per la poesia, per la bellezza, la tua e quella che sapevi vedere nelle cose semplici della vita, quella che i tuoi occhi così acuti vedevano prima e meglio di tutti, e che mi svelavi, aiutandomi a scorgerla, prendendomi per mano quando non la riconoscevo da solo.

Avrei voluto fare prima quel lavoretto di potatura, ma nei week-end delle scorse settimane faceva così freddo che non me la ero sentita. Solo, spero di non essere arrivato tardi, dato che tutte le piante avevano già delle gemme, e sono stato costretto ad eliminarne qualcuna, sui rami troppo lunghi: quante energie vitali sprecate! È così bella e grande la vita, pure in dettagli così minuti. E quando riparte, la natura è così possente e veloce: bastano pochi giorni di sole tiepido, e la vita ricomincia…

Forse sta finendo questo lungo, freddo, grigio e triste inverno!


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