Ripulire dalle erbacce

23 maggio 2009

Oggi siamo passati a farti visita, bella. Gina con i suoi piccolini, ed io con i nostri. Francesca ha lasciato così tanti baci sulla tua fotografia…

Abbiamo anche portato dei fiori. Io mi sono concentrato a strappare qualche erbaccia intorno. Quante volte lo facevamo insieme, in giardino, ti ricordi? Tu eri diventata un’esperta, soprattutto nell’adocchiare la gramigna, anche le sue punte più nascoste. Solo qualche giorno fa, anche Maria Letizia mi aveva ricordato questa tua grande acutezza.

E per me era un momento così sereno, quello in cui tu ed io, insieme, facevamo questi lavoretti in giardino. Particolarmente d’estate, nel fresco della prima mattina, quando si era magari passata una notte troppo calda. In quei casi anche tu ti alzavi un po’ prima, eri più mattiniera del solito. Ed era un momento di comunione. Con la bellezza della natura. E tra noi, amore mio.


Dieci maggio

10 maggio 2009

Oggi è il dieci. Il dieci di maggio, fino all’anno scorso era un giorno bellissimo. Il tuo compleanno, bella, ma anche un giorno di festa nello splendore della piena primavera. Spesso trascorso con gli amici più cari, o con la famiglia, anche se a volte con qualche starnuto. Allegria e allergia!

La primavera è tornata anche quest’anno, con i suoi colori, tutto intorno a noi. Nel giardino e nella campagna attorno: il verde, in questo periodo di una tenerezza commovente, e il rosso dei papaveri. Tu li amavi tanto, i coquelicots, come li chiamavi affettuosamente. Anche ai bambini avevi insegnato questa parola francese, un po’ buffa e un po’ speciale. Nostra. E anche quest’anno i primi coquelicots li ho visti proprio all’inizio del tuo mese, il due di maggio per la precisione. Lo ricordo bene, era una giornata spettacolare. Era una giornata spettacolare e io ho pianto.

Questo invece, oggi lo si vede dalla nostra finestra, proprio come piaceva a te. Un segno?

Coquelicot

Coquelicot

I tuoi anni si sono fermati, bella. Il tempo non scorre più per te. Non ha più senso per noi festeggiare: oramai la tua età non cambierà mai più. Per tutti noi sarai sempre una ragazza. Una ragazza sfortunata, ma giovane per sempre.


Visite di primavera

21 marzo 2009

Oggi è stato il primo giorno di primavera. Una inizio di primavera soleggiato. Al pomeriggio l’ho celebrato con una scorribanda tra le nostre piante in veranda e giardino: pulizie, potature, innaffiature… fiori e piante verdi. Tutto come sempre: ti sarebbe piaciuto, bella. E bello era lo stare all’aria aperta. Ma mancavi tu, peccato…

La Primavera di Botticelli

La Primavera di Botticelli

Al mattino, però, eravamo venuti a farti visita. Per i bambini, era la prima volta. Finalmente c’erano tutte le condizioni che aspettavo da tanto tempo, per poterteli portare: una bella giornata, i fiori a posto… Una volta entrati nel cimitero, Margherita è partita speditamente davanti a noialtri, per venire da te. Sono rimasto colpito da questa sua sicurezza: in quel luogo lei c’era stata una sola volta in tutta la sua vita, in quel triste giorno di quattro mesi fa. Eppure sapeva con precisione dove andare. Non ti ha dimenticata, neanche per un momento. Neanche un minimo dettaglio. E poi ci siamo commossi tutti quando Francesca ha chiesto se tu fossi davvero lì sotto (indicava il tumulo superficiale), e i due fratelli maggiori le hanno spiegato che la fossa era molto più profonda… Dettagli, ancora dettagli, faticosi eppure mai dimenticati!

Poi, ho spiegato loro di quanto ti piacesse l’erica. Di quando fosse difficile, a volte deludente, il nostro tentativo di coltivarla. E di come ora io speri che tu possa avere finalmente un po’ di soddisfazione per la loro vicinanza, per il loro rigoglio, per i loro modesti ma innumerevoli fiorellini… Spero davvero che ti possano tenere compagnia, amore mio!

Speriamo di aver rotto il ghiaccio, in modo che d’ora in avanti possano pensare a te con un ricordo un pochino più leggero e, insieme, più concreto, dato che ora hanno in mente un luogo fisico dove pensare che tu ti trovi.


Il nostro primo limone

8 marzo 2009

Oggi per la prima volta si è staccato, spontaneamente, un limone del nostro alberello, amore mio. Non il primo della stagione, intendo, ma il primo in assoluto! Tu lo sai che lo stavamo sempre aspettando…

Ti ricordi di quel limoncino che da quanto tempo sta sul suo rametto, eternamente piccolo e acerbo, e non si decide a crescere? Sarà da un anno e mezzo, almeno. Beh, quello è ancora lì, che cresce e matura lentissimamente. È stato però superato da uno dei suoi fratellini più giovani. Lo abbiamo commentato insieme tante volte, ti ricordi come ci facevano sorridere quei piccoli frutti che non si decidono a svilupparsi e maturare? E come ci ha sempre bonariamente presi in giro il nostro amico Claudio, perché io non ho mai osato potare la pianta? Ma d’altronde è sempre così piena di fiori e frutti, anche se immauri, che effettivamente mi pare un sacrilegio. Dovrò decidermi, però, dato che i frutti sono tanti, ma non hanno abbastanza energia per svilupparsi a dovere… Vorrà dire che chiederò il suo aiuto, e lo faremo prima o poi!

Adesso però, dopo questo terribile inverno, alcuni dei tuoi limoncini si sono decidi a crescere un pochino, finalmente, e questo qui ha completato la maturazione. Eccolo:

Primo limone

Primo limone

È oggettivamente sempre un limone piccolino, ma d’altronde anche il suo albero è di taglia piccola. E certo non è perfetto, ma finalmente è diventato un frutto maturo e gustoso. Quanto saresti stata contenta di vederlo, assaggiarlo, sentire com’è aspro e insieme profumato…


Presagio di primavera

11 febbraio 2009

Questo lunedì sono passato a trovarti, bella. Finalmente ho potuto mettere piede vicino a te, starti accanto un pochino, parlarti da vicino. La terra era ancora nuda e umida per l’inclemenza del tempo, ma presto ci saranno dei bei fiori a tenerti un po’ di compagnia.

Dopo settimane di bianco e gelo intorno a noi, stamattina il prato sotto casa per la prima volta non era coperto né di neve né di brina. L’erbetta seminata ad ottobre è già verde e folta, nonostante tutte queste prove. Penso che il nostro bel giardino tornerà a verdeggiare anche in questa nuova bella stagione che si annuncia. Ti ricordi? Il mese di febbraio era per noi sempre un momento così bello, nell’anno! L’ultimo scorcio d’inverno, prima ancora di un presagio di primavera. Un momento di speranza per la vita nella natura, con il ritorno di un po’ di tepore del sole al mattino, che filtra attraverso la finestra della cucina, e si mischia con i primi rumori della casa, con il profumo del caffè. Il caffè, che ho imparato da te ad apprezzare…

Domenica ho potato le rose e le ortensie. Le rose, che amavamo tanto, al punto da traslocarle piuttosto che perderle, quando abbiamo fatto i lavori in giardino… E le ortensie, che ti piacevano tanto… e a me un po’ meno. Ma tu mi avevi insegnato a vederne la bellezza: ancora una cosa che ho imparato da te… Grazie, bella! grazie ancora per la poesia, per la bellezza, la tua e quella che sapevi vedere nelle cose semplici della vita, quella che i tuoi occhi così acuti vedevano prima e meglio di tutti, e che mi svelavi, aiutandomi a scorgerla, prendendomi per mano quando non la riconoscevo da solo.

Avrei voluto fare prima quel lavoretto di potatura, ma nei week-end delle scorse settimane faceva così freddo che non me la ero sentita. Solo, spero di non essere arrivato tardi, dato che tutte le piante avevano già delle gemme, e sono stato costretto ad eliminarne qualcuna, sui rami troppo lunghi: quante energie vitali sprecate! È così bella e grande la vita, pure in dettagli così minuti. E quando riparte, la natura è così possente e veloce: bastano pochi giorni di sole tiepido, e la vita ricomincia…

Forse sta finendo questo lungo, freddo, grigio e triste inverno!


Albero secco

6 gennaio 2009

Nei giorni scorsi, Margherita stava svolgendo alcuni dei compiti, tra quelli che aveva per le vacanze. In uno di questi, doveva lavorare su una poesia, e sull’uso dei sinonimi, applicandoli ai principali aggettivi usati in essa. La poesia era “Albero secco”, di un autore cinese moderno:

Albero secco

Un albero secco
fuori dalla mia finestra
solitario
leva nel cielo freddo
i suoi rami bruni.
Il vento sabbioso,
la neve e il gelo
non possono ferirlo…

– Wang Ya-p’ing

Ho pensato molto a questa poesia, bella e malinconica, in questi giorni di gran gelo. Ho anche cercato nella bella campagna che ci circonda, ed ho trovato un’immagine che la illustra bene, mi pare.

Albero secco

Albero secco

Ma ho anche riflettuto al lavoro che ha fatto Margherita, alla sua scelta degli aggettivi in sostituzione di quelli originali, e non riesco a non interpretarli:

Un albero morto
fuori dalla mia finestra
abbandonato
leva nel cielo gelido
i suoi rami scuri.
Il vento polveroso,
la neve e il gelo
non possono ferirlo…

La sua versione è ben più che malinconica: racconta di una natura matrigna, e trasmette un senso fatale del mondo. Sembrano minime sfumature, ma io le trovo rivelatrici. Margherita ci rivela, così, qualcosa del suo stato d’animo: un albero secco può ancora sperare di germogliare, forse, ma un albero morto no. Un albero abbandonato non è semplicemente solitario: è il simbolo luttuoso di una tragedia: la fine di una vita.


Il nostro Capodanno

2 gennaio 2009

Nothing Gold Can Stay

Nothing Gold Can Stay

È il due gennaio, bella, il nostro Capodanno. Oggi sono diciassette anni che avevamo deciso di unire le nostre strade. Ci è stato dato così poco tempo, da allora, anche se abbiamo costruito tante cose insieme. Mi ricordo come fosse ieri delle nostre lunghe passeggiate torinesi, che in quel pomeriggio ci hanno condotto alla Fontana dei Dodici Mesi, mi ricordo di quelle parole timide che ci siamo scambiati, come delle promesse sul futuro. E mi ricordo che allora il buio della sera non sembrava ostile, il freddo dell’inverno non si intrufolava nell’anima, il nostro tempo ci era amico. Non è così, oggi. Ma le cose più belle sembrano destinate a non durare. Come nella natura, nei fiori che amavi. Come raccontano questi versi, che forse non avevi ancora letto, e che ho tradotto per te:

Nothing Gold Can Stay

Nature’s first green is gold,
Her hardest hue to hold.
Her early leaf’s a flower,
But only so an hour.
Then leaf subsides to leaf.
So Eden sank to grief,
So dawn goes down to day.
Nothing gold can stay.

Il primo verde è d’oro in Natura,
La sua più effimera sfumatura.
La prima foglia è un fiore,
Però dura poche ore.
Poi foglia cede a foglia,
Così l’Eden affondò nella doglia,
Così l’alba cede alla giornata,
Di ciò che è d’oro breve è la durata.

-- Robert Frost


Capodanno

1 gennaio 2009

Siamo a Capodanno. Non ho tanta voglia di festeggiare il superamento del 2008. Nonostante tutto, non è stato un brutto anno: innanzi tutto, è stato l’ultimo con te. E poi, per una gran parte, è stato un anno felice. In effetti proprio questo aspetto rende incredibile la tua assenza, adesso, così improvvisa, così irreale.

Ieri sera siamo stati in compagnia qui, a casa nostra. La sensazione era (per tutti, credo), che tu fossi qui con noi, o almeno che dovessi esserci. E forse c’eri, ma il fatto di non vederti era una sensazione intensa e continua. Mi spiace per i nostri amici, che non si sono risparmiati per organizzare una serata piacevole, ma da me non hanno avuto molti sorrisi in cambio. Non so se la solitudine sia più profonda stando fisicamente soli, o in compagnia.

Piantine infreddolite

Piantine infreddolite

È ormai iniziato l’inverno, questa stagione che già noi non amavamo molto, e ultimamente ci piaceva sempre meno, ricordi? Quest’anno è un inverno vero, non come quelli scorsi, in particolare l’ultimo, in cui non faceva altro che un po’ di cielo grigio, o poco più. Questo è un inverno freddo, con neve e gelo. Fino ad oggi ha già nevicato sei o sette volte, e il nostro bel giardino, che tu amavi come me, è tutto bianco. Anche il nostro orto officinale – così lo chiamavamo, ricordi? – è coperto di neve. Chissà se qualcuna delle piantine supererà questa stagione. Christa ci ha messo una specie di pacciamatura fatta di foglie secche, per proteggere le piante più piccole e deboli, e Zio Tano dice che ad esempio il prezzemolo, che pare tanto fragile, è una pianta che sverna e facilmente dura un paio d’anni. Vedremo. Ho anche visto per la prima volta il rosmarino con la neve sopra, ma non pareva sofferente. Anche i due mirti e i gelsomini con la neve hanno un aspetto insolito. Chi è meno in forma sono gli Ilex sul davanti (“i due carabinieri”, ricordi?): durante una bufera di qualche notte fa, sono stati ricoperti da neve che si è poi subito gelata. Sono riuscito a togliergliela solo in parte, era un po’ troppo pesante e tendeva a farli piegare. Allora li ho appoggiati un po’ al muro, e l’uno all’altro per sostenersi come una coppia nei momenti tristi, in attesa che il ghiaccio si sciogliesse. Il loro problema più generale, però, è la loro esposizione a nord. Ma tu questa considerazione la stai già facendo da te, perché queste sono le stesse cose che facevamo, che discutevamo sempre, insieme.

Per completare il bollettino del verde, vorrei dirti ancora una cosa che penso ti farà piacere: le piante nel portico stanno abbastanza bene tutte, ad esempio il ciclamino che ti aveva portato Gina è fiorito, e addirittura ora lei ha portato qui anche il proprio. Gli hibiscus hanno i fiori, soprattutto quello più piccolo: vedessi, è tutto pieno. So che ti piacevano tanto, amore mio.


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