Ieri abbiamo passato tutta la giornata in casa, ma era una cosa che io stesso avevo previsto e voluto, dato che ho invitato Adriana e la sua famiglia, e tuo padre. Oggi, se si escludono alcuni lavori in giardino che ho fatto nel pomeriggio, siamo di nuovo stati bloccati in casa perché Margherita è stata sui suoi compiti tutto il giorno, dato che non si concentrava a sufficienza da completarli in un tempo ragionevole. Enrico e Francesca hanno giocato tra loro, sono proprio dei bravi bambini e mi pare si siano occupati bene. Io invece ho passato molto tempo al computer a leggere e sentire un po’ di musica. Si potrebbe dire che sia stata una giornata rilassante. E io invece mi sono molto annoiato, ed ho provato anche molta frustrazione per questi giorni liberi, in cui si potrebbero fare tante cose tutti insieme, e che invece mi sembrano sempre un po’ sprecati. Nel tardo pomeriggio, poi, ho sentito Andrea, dato che Stefania mi aveva accennato al fatto che loro avrebbero passato questi ultimi giorni del periodo festivo nella loro casa in montagna, e si era accennato all’eventualità che li andassimo a trovare. Ma poi, parlando con lui, mi sono reso conto che anche loro hanno tanti impegni. Perfino in vacanza: portano le bambine a sciare, e cose simili. E così, quando lui ha proposto che li raggiungessimo per una giornata, ho declinato il suo invito. Mi dispiaceva davvero di perdere un’occasione di vederli, ma nello stesso tempo sentivo che non avrei veramente potuto accettare, senza poi dover passare una giornata che per me sapevo sarebbe stata pesante.
Gli ho spiegato che noi di fatto non andiamo mai a sciare, e in effetti è proprio così. Il punto è che non ci andiamo per due ordini di motivi. Uno è che le due bambine non hanno praticamente nessuna motivazione in tal senso: Margherita soprattutto non ne vuol sapere, e Francesca – per emulazione – nemmeno. Enrico ci andrebbe, ma qui entra il secondo motivo, cioé che non posso dividermi in due per stare sia con l’uno che con le altre. E comunque mi sono accorto in un istante, mentre parlavo con Andrea, di non avere io stesso la forza psicologica di seguire tre bambini nella vestizione e svestizione, nelle prove sulla neve, nelle inevitabili cadute, pianti e scoraggiamenti da consolare, eccetera. Io un tempo avevo, se non sciato, almeno iniziato ad andare a sciare. Mi piaceva l’idea. Poi sei arrivata tu, che rifiutavi lo sci, soprattutto quello di discesa, perché avevi una paura assoluta e irrazionale di cadere, e in particolare di farti male al viso. Avevi accettato di provare con me lo sci di fondo, e avevamo fatto insieme qualche timido tentativo. Ma a te piacevano poco gli sport invernali in generale. E devo ammettere che neanche io avevo una fortissima motivazione. A me piaceva sciare, ma non abbastanza da lasciarti una domenica a casa e andarci da solo. Preferivo stare con te, e così avevo mollato completamente anche io.
Alcuni anni fa, avevamo fatto qualche timidissimo tentativo, proprio con Andrea e la sua famiglia, di mettere gli sci ai piedi dei bambini. Ma non ho dimenticato come, nonostante allora ci fossi tu con noi, fosse stato un grandissimo trambusto, sia nei preparativi che nel corso poi della giornata sulla neve. Ed oggi mi accorgo che ho paura di affrontare da solo una cosa del genere: andare a sciare è macchinoso, prevede pianificazione e rispetto dei tempi, attrezzatura, spostamenti. E noi quattro non siamo bravi ad alzarci presto, a farlo tutti insieme, a farlo nei tempi giusti, e ad uscire di casa in maniera puntuale, soprattutto la mattina presto. Poi siamo anche poco attrezzati, l’abbigliamento da neve lo usiamo così poco che sono quasi certo che ai bambini qualche capo da un anno all’altro non starebbe più, e allora dovrei organizzarmi e andare a comprare quello che serve, e anche questo andrebbe pensato per tempo, non certo un giorno per l’altro. Inoltre non abbiamo mai avuto sci e scarponi, quindi li si dovrebbe affittare. E questo richiederebbe ancora più tempo, e ancora più anticipo rispetto all’ora di partenza da casa e quindi rispetto alla sveglia – tasto dolentissimo soprattutto con le bambine.
Tutti questi pensieri mi si sono presentati alla mente in un solo istante, mentre parlavo al telefono con Andrea. Non mi andava né di impedire loro le loro attività sulla neve, né di parteciparvi, e gliel’ho detto. Ma questo mi ha rinnovato il senso di frustrazione che già avevo provato durante questa giornata vuota. Ho sentito di nuovo quella sensazione, che ogni tanto mi prende da quando tu non ci sei più, di non essere libero, di essere legato da tanti impegni e vincoli. Ho provato il senso di come questi impegni e vincoli mi sovrastino. Ho provato la pesantezza di una responsabilità, tutta caricata su di me, per quattro persone. Ho sentito che, di questi quattro, io sono quello che viene per ultimo, bella.
Pubblicato da Carlo 

