Il mese dei crisantemi

20 novembre 2011

Stamattina siamo stati alla solita messa che tuo padre fa dire ogni anno. Eravamo in una chiesa insolita, questa volta: per problemi di saturazione nelle messe alla memoria, siamo stati indirizzati nella chiesa di San Vincenzo, che a quanto pare fa parte della stessa parrocchia della Trinità. Ma in fondo era la chiesa dove abbiamo fatto battezzare Margherita, quindi è comunque un luogo che fa parte del nostro passato comune, bella.

La chiesa era molto affollata, perché c’erano le prime comunioni e mi è parsa una di quelle messe rivolte principalmente ai bambini e ragazzi. C’era anche un gruppo di scout.

Ma all’uscita ci siamo ritrovati tutti, parenti ed alcuni amici che ci stanno sempre vicini in questa ricorrenza, e siamo stati sul sagrato a chiacchierare un po’ tutti insieme. Era una bellissima giornata, anche se un po’ fredda, e alla fine mi ha fatto bene esserci, tutto sommato. Soprattutto è sempre bello essere insieme nel tuo ricordo, bella.

Oggi anche la nostra piantina di crisantemo nel vaso, a casa, era completamente piena di fiori. Aveva iniziato a prepararsi anche lei per la ricorrenza, producendo boccioli già da settimane, e qualche giorno fa si erano aperti i primi fiori. Ma in questo tuo giorno erano tantissimi, tutti nel pieno del loro splendore, con il loro colore lilla caratteristico. Un colore che ti doveva essere piaciuto molto, dato che quella pianta l’avevi scelta e comprata tu stessa, bella.


In chiesa

20 novembre 2010

Anche quest’anno siamo stati tutti in chiesa nella ricorrenza di questo giorno. Tu sai che non vado volentieri a queste celebrazioni, intanto perché non sento il bisogno di questi riti per pensarti, per ricordarti. Io ti penso e ti ricordo nel mio cuore ogni volta che voglio. E poi perché ho sempre la sensazione che tutti si credano in dovere di mostrarsi un po’ tristi, o per lo meno compunti, ed assumono certe facce di circostanza, e proprio non me ne pare il caso. Ma questa volta ho evitato la sensazione dell’anno scorso, come di un rinnovo delle condoglianze. E questo grazie al fatto che ci trovavamo in una chiesa diversa, dato che tuo papà ho organizzato nella sua parrocchia invece che nella nostra. Ma anche, in fondo, grazie al nostro arrivo in leggero ritardo, appena dopo che gli altri si erano seduti. Per cui, durante la messa, abbiamo solo scambiato una serie di cenni e di sguardi con tutti gli amici ed i parenti, ed alla sua conclusione ci si è incrociati quasi casualmente all’uscita, e non ho avuto la sensazione che tutti venissero incontro specificamente a noi.


Cerimonie

22 novembre 2009

Oggi, diversamente da venerdì, la celebrazione del tuo ricordo è stata quella pubblica, formale. La temevo. Sapevo che saremmo ritornati in quella chiesa. Sapevo che saremmo stati circondati da tanti amici e parenti. Proprio come il 22 novembre di un anno fa: anche la data è andata a cadere esattamente su quella stessa di allora! Sapevo che tutti si sarebbero stretti intorno a noi, come allora. E che avremmo ricordato quel penosissimo momento. Peggio, lo avremmo rivissuto dentro di noi. Come allora.

Ed infatti, al nostro arrivo sul sagrato, mi sono venuti incontro in molti, con facce compunte. Da lontano, mi accorgevo che si rivolgevano a me. Vedevo le loro labbra muoversi. Vedevo degli accenni di passi nella mia direzione. Suggestionato dai miei timori, ho temuto per un momento di risentirli mormorare delle condoglianze. Mi sono irrigidito per un attimo, quasi non riuscivo a procedere verso di loro. Poi mi sono reso conto che mi stavano solo salutando, ed ho cercato di vincere la mia ritrosia. Mi sono sforzato di esprimere loro la bella sensazione, che in effetti provavo, di avere degli amici ed una famiglia così uniti. So che tutti ci sono vicini, e lo apprezzo davvero. Ma a volte non mi sento al posto giusto, ed ho semplicemente voglia di stare per conto mio. Passerà?


Un anno dopo

20 novembre 2009

Oggi ho cercato di far passare una buona serata ai bambini. E a me stesso. Volevo che fosse una maniera di ricordarti, ma volevo anche che fosse senza tristezza. Abbiamo già pianto tanto, nei mesi passati…

Ho pensato di preparare una cena un po’ speciale. E lo è stata, almeno rispetto a come sono le nostre cene ultimamente. In realtà, era molto simile a tante cenette che tu ci preparavi spesso, semplici e gradevoli. E non a caso ho voluto che fosse così: era un modo per sentire la tua presenza, qui con noi. Tu avevi sempre delle buone idee, uno spunto carino nelle decorazioni della tavola e della casa. E una piccola coccola per la gola di ciascuno. E poi ho pensato di coinvolgere i piccolini nella sua preparazione: per loro un divertimento, per tutti un modo per stare insieme un po’ di più.

Abbiamo preparato la pizza, e della mousse al cioccolato. Ed abbiamo acceso delle candele. Non lo avevamo più fatto da tanto tempo. Forse non lo avevamo mai fatto senza di te. A te piacevano, e l’ho ricordato ai bambini. Margherita ha sorriso e mi ha risposto che anche a lei piacciono molto. Abbiamo commentato che portano un piccolo anticipo di atmosfera natalizia, perché questo periodo dell’anno, così buio e triste, è rischiarato un po’ dal calore di quelle piccole fiamme vive.

Dopo cena, abbiamo guardato insieme un cartone animato. Ed aggiornato il nostro album con la foto dell’anno. Sia quella del 2008, che non avevamo fatto in tempo a mettere con te. sia quella per il 2009. I bambini avevano preparato un disegno corale, fatto tutti insieme. Abbiamo aggiunto anche quello. Rappresenta un paesaggio con terra, mare e cielo. È per te, bella.


Triste viaggio

18 novembre 2009

È una grigia, nebbiosa, umida, tristissima mattina di novembre. Adriana e tuo padre hanno preso il treno un’ora fa, insieme ad Elio, Annamaria e Michele. Alla fine, ho deciso che non ci potevo andare anch’io, come avrei inizialmente voluto. Non ora. Ed ho fatto bene, credo. Stamattina, infatti, quando ho dato la notizia ai piccolini, Margherita mi ha fatto capire che non vorrebbe andare ad un altro funerale. E infatti non ce li avrei portati. Ma io voglio essere con loro, questo venerdì, bella.

Oggi, un anno fa, loro ti hanno vista per l’ultima volta. Era una normale mattina in cui io mi accingevo ad accompagnarli a scuola. Tu eri rimasta a letto. Non eri in forma. Loro sono venuti da te, per salutarti. “Ci vediamo stasera”, avevi detto. Ed eri sincera, ovviamente. Al pomeriggio avremmo dovuto andare all’ospedale per una piccolissima cosa, poco più che un controllo. E invece ti ci hanno trattenuta…


Questi giorni

17 novembre 2009

In questi giorni non riesco a fare a meno di ripensare agli stessi giorni di un anno fa. Di ogni giorno, saprei dire cosa stava succedendo. E non sono il solo, lo so: tutti ripensano ad allora. Ripensano a te. E in tanti mi telefonano, mi scrivono, mi invitano a vederci, a parlare. Vogliono starci vicino, e lo apprezzo. Ma io ora non ne ho voglia. O almeno, non sempre, non a comando. Mi sento un orso, come poche altre volte in passato.

Stasera lo zio è mancato. Sapevamo che stava molto male, e di recente le notizie erano di peggioramenti sempre più frequenti, e sempre più gravi. Ma deve succedere proprio tutto in questo schifo di stagione? Stavamo parlando di lui, con le tue sorelle, solo poche ore fa. Mi spiace così tanto… E mi spiace che non potrò andare a trovare la sua famiglia, come avevo tutta l’intenzione di fare. Ma adesso no, non in questi giorni!

In questi giorni vorrei stare da solo. Da solo con i nostri piccolini. Spero, almeno venerdì, di poterlo fare. Senza dover spiegare ancora una volta come va, come mi sento, come stanno i bambini. Non ho voglia di parlarne, solo questo. Avrei voglia di parlarne con loro, invece, che ne parlano così poco… ma quella sera cercherò innanzi tutto di stare loro vicino. Poi, magari mi ritornerà la voglia di parlare con la gente, di parlare di me, di tutti noi. Adesso no. Basta. Una pausa.


Zio Toto

14 novembre 2009

Ultimamente tuo zio si sta aggravando. Giorno dopo giorno, sta sempre peggio. Le notizie arrivano dal Salento sempre più frequenti, e sempre peggiori. Gli altri zii sono partiti per andare a fargli ancora visita. Proprio ora, poverino. Proprio in novembre, poveri noi.


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