Cartellone e mal di testa

7 marzo 2011

Nei giorni scorsi, Margherita ed io abbiamo lavorato molto insieme sia alla compilazione della sua ricerca sulla Sardegna, che aveva già impostato con l’aiuto di Anna, sia alla raccolta del materiale per il relativo cartellone illustrato. Tra oggi e domani lei completerà quest’ultima cosa, incollando le immagini secondo un layout che le ho consigliato di pianificare su un modellino, e finalmente giovedì arriverà a scuola con tutte e due i lavori completati. Mi pare che la ricerca sia soddisfacente, ed anche il cartellone promette bene.

Il punto però è che il fatidico 10 marzo, giorno della consegna di questi due lavori, era una data già prevista da molto tempo, e Margherita per altrettanto tempo li aveva completamente trascurati, menzionandomeli marginalmente appena un paio di volte, e soprattutto non chiedendomi aiuto. Solo che – l’ho realizzato in questi giorni – nel frattempo si stava arrovellando per i sensi di colpa legati all’aver trascurato la cosa da una parte, e per la sensazione di non saper affrontare il lavoro dall’altra. Che questo rovello fosse una delle cause dei suoi mal di testa?

Da quando ha definitivamente abbandonato la ginnastica (un’altra delle sue preoccupazioni) il suo umore è migliorato. Speriamo che migliori ancora, adesso che ha risolto il “problema” del cartellone. Ma speriamo anche che ne abbia tratto un insegnamento per il futuro!


Ricerche e mal di testa

24 febbraio 2011

Margherita ha ricominciato con i suoi malesseri e malumori. Sono un po’ preoccupato per questo. Le parlo molto, solo che lei non mi dà molto spazio. Ogni volta, devo impegnare moltissimo tempo e pazienza, per ottenere anche solo delle mezze risposte. Questa volta non si è trattato di mal di testa, ma ieri mattina era stata a dormire dagli zii (io ero via) e non è andata a scuola per pochi decimi di febbre. Anche Gina le dà un po’ troppa corda, temo: questa cosa ha causato un balletto di impegni complicatissimo, un effetto domino in cui sono state coinvolte varie persone, tra cui Stella che l’ha portata dal pediatra (inutilimente, perché alla fine non aveva nulla – per fortuna!), Gina ed Elena che si sono occupate di lei durante la giornata, e i suoi stessi fratelli, che in una bella giornata di sole sono invece stati costretti a perdere l’occasione di giocare in giardino, andare in bici, eccetera, visto che erano tutti insieme dal medico.

Ho parlato a lungo con lei, ieri sera. Ho cercato, con molta calma e per l’ennesima volta, di farle capire che le vogliamo tutti bene, e che però ci deve mettere un po’ di impegno anche lei da parte sua, e non farsi sopraffare dai suoi malumori. Oggi è a scuola, e speriamo bene.

Mi pare che Margherita stia lasciandosi un po’ sopraffare dal “problema” del cartellone e della ricerca sulla Sardegna che deve preparare per la scuola. Infatti, si sta facendo prendere dall’ansia perché non ho scoperto che non ha ancora iniziato a lavorarci. E intanto il tempo passa. Lo scorso week-end non mi aveva chiesto niente – salvo poi pretendere lunedì di andare a comprare urgentemente un foglio di cartoncino per questo cartellone. Ma soprattutto si è lamentata con Stella che “tutti gli altri bambini hanno la mamma che li aiuta a fare i cartelloni, mentre lei non ha nessuno che l’aiuta” (sic). Quando ho sentito questa cosa, le ho parlato per spiegarle ancora una volta che, se vuole il mio aiuto, basta chiederlo. Inoltre, visto che purtroppo il prossimo week-end io sarò via e non potrò aiutarla, ho cominciato a suggerirle una serie di spunti per cominciare ad impostare il lavoro, in attesa di completarlo insieme nei giorni successivi al mio rientro.

D’altronde, perché non mi aveva chiesto aiuto lo scorso sabato o domenica? Avrei potuto comprarle il cartoncino, ma soprattutto avremmo potuto iniziare a lavorare insieme. Perché, invece, ha passato il week-end ad oziare e leggere Topolino – salvo invece farsi prendere dai sensi di colpa quando era già tardi? Per non parlare di tutto lo sconvolgimento e la preoccupazione che ha causato a tutto il piccolo mondo che ruota intorno a lei.

Ho cercato di spiegarle tutto questo, con calma ma senza nasconderle gli impatti che si sono generati. E soprattutto le ho detto che può contare su di me. Ho subito anche cercato di dimostrarglielo, dandole degli spunti per l’impostazione del cartellone, e le ho chiesto di pensarci un po’ su. Poi, le ho assicurato, lo porteremo avanti insieme.

Certo non voglio che si senta abbandonata a sé stessa. Ma vorrei anche che cominciasse a sentirsi responsabile in prima persona. Io l’aiuterò, gliel’ho detto chiaramente, ma voglio che mi dimostri di aver almeno cominciato a lavorare sulle idee (che le ho comunque suggerito). Vorrei che cominciasse a provare, magari sbagliando, ma in prima persona. Io poi non la lascerò da sola, ma non voglio neanche che si abitui a far fare ad altri le cose che ha in carico lei.


Preoccupazioni

17 febbraio 2011

Oggi, nel tardo pomeriggio, mentre rientravo dal lavoro, ho telefonato a Gina per accordi a causa di un mio imminente viaggio di lavoro, che si è reso necessario in modo estemporaneo e che purtroppo è a poca distanza da due week-end con Cocca. So bene, e lo avevo già pensato da me, che in questo momento le mie assenze risulteranno molto ravvicinate agli occhi dei bambini. E so che non faranno salti di gioia alla notizia. Ma è anche vero che, per lungo tempo, la mia vita è stata incentrata solo su lavoro e bambini, ogni giorno e ogni notte. Gina mi ha detto, spontaneamente, di capire che anche io mi merito un po’ di gioia e felicità. Ed è così: ho bisogno di quelle cose, e anche di staccare un po’. Mi ha detto di capirlo e anche di aver perfino avuto occasione di spiegarlo lei stessa ai bambini. Eppure, nella sostanza, mi ha fatto una vera e propria paternale. Mi ha detto che mi sto assentando troppo spesso e che, secondo lei, i bambini ne sono turbati. Mi ha addirittura chiesto se io parlo con loro, se li rassicuro del mio amore e della mia presenza nella loro vita!

Mi ha anche citato una considerazione che Margherita le ha fatto mentre ero via lo scorso week-end. Era una riflessione sul papà di Cenerentola. Margherita si è domandata perché, nella fiaba, non venga mai fatta menzione del papà di Cenerentola. E ha concluso che lui, dopo essersi risposato con una donna inizialmente gentile verso la piccola che aveva perso la propria madre, sarebbe morto lasciandola in balìa di una matrigna che poi si è rivelata cattiva con Cenerentola e affettuosa solo con le proprie figlie.

Ovviamente Gina ha interpretato questa riflessione come un segnale di preoccupazione di Margherita, e così pare abbia cercato di parlare con lei, sempre alludendo al fatto che secondo lei io non parlerei a sufficienza con loro. Ma io ho una percezione diversa della nostra situazione, perché ai bambini voglio ovviamente un gran bene, e glielo dico ogni giorno, e loro dimostrano altrettanto affetto per me. Le ho spiegato che parlo loro spesso, in particolare con Margherita che è la più grande. E le ho detto che loro, di rimando, mi trasmettono affetto, e mostrano serenità e un ottimo equilibrio generale. Un equilibrio perfino superiore a quello di molti bambini che non hanno avuto un’esperienza sfortunata come la loro, in base a quanto mi viene riferito anche da altre persone che li conoscono. Certo, si può capire che in mia assenza possano avere qualche momento di malinconia e nostalgia. La provo anche io, d’altronde! E quando sono con me, alcune volte manifestano ovviamente anche tanta nostalgia per te, e anzi mi sorprenderebbe il contrario!

Nel complesso, comunque, ho trovato ragionevoli le sue preoccupazioni, e gliel’ho detto. E le ho anche spiegato quanto io parli con i bambini, quanto stiamo bene tutti insieme, e quanto io abbia una percezione diversa e, credo, più completa della nostra situazione. Troppe volte ho avuto la sensazione che lei si sia limitata solo ad aspetti pratici, nei rapporti con noi. Sono riconoscente nei suoi confronti, nei confronti di tutta la tua famiglia, per il grande aiuto che non mi hanno mai negato. Un aiuto importante, un grande impegno di tempo ed energie, per il quale sono e sono sempre stato loro molto grato. Ho sempre voluto bene alla tua famiglia. Quando c’eri tu, tutti loro mi hanno sempre fatto sentire a casa, e lo apprezzavo davvero. E spero anche io di essere riuscito a manifestare questo mio affetto e gratitudine, soprattutto nei confronti dei tuoi genitori, ma in fondo verso tutti. Ma tutti si sono sempre concentrati fondamentalmente sull’aiuto pratico nella vita quotidiana di una persona sola con tre bambini. E quindi oggi mi ha fatto male questa sua preoccupazione – anche se posso parzialmente capirla – perché ha dimostrato di conoscermi poco. Forse ci conosciamo troppo poco, reciprocamente.

Ma purtroppo ci sono molte, troppe, persone che non sono capaci di parlare delle cose che tutti sentiamo nel profondo. Che non riescono ad aprire il proprio cuore, sia per chiedere, sia per dare il conforto di una vicinanza di sentimenti. In questi due anni, mi sono sentito profondamente solo, come padre e come uomo. Nemmeno i miei amici più vicini sono riusciti ad avvicinarsi molto al mio sentire, soprattutto gli uomini. A volte con le donne ho sentito una maggiore affinità. Non so se dipenda da un’indole intrinsecamente più sensibile o se sono le donne che mi vedano più affine a loro, adesso che devo essere anche un po’ madre, che ho figli da educare in prima persona e una casa da mandare avanti da solo. Non lo so. Ma chi ha voluto e saputo avvicinarsi a me ha sempre trovato la mia porta aperta, bella.


Ancora confronti

4 febbraio 2011

Stasera, al momento della buona notte, Margherita mi ha chiesto come ho conosciuto Cocca. Me lo ha chiesto molto serenamente, era addirittura di buon umore, e sorrideva. Aveva una semplice curiosità. E così le ho un po’ raccontato di come ci siamo conosciuti, ho spiegato che ci vogliamo bene e che stiamo bene insieme. Dopo un po’, mi ha chiesto anche se adesso io voglia bene a lei al posto tuo.

Allora le ho spiegato che a Cocca voglio bene, ma che non dimentico la loro mamma. Che tu sei stata davvero importante nella mia vita, anche se solo per diciassette anni. Abbiamo anche considerato entrambi che diciassette anni non sono poi molti. Ma nonostante questo e anzi proprio per questo, le ho spiegato che ti ho amata tanto davvero, perché sei stata la mia compagna e la madre di loro tre bambini, e che vivrai sempre nel mio cuore, così come nel loro.

A questo punto ci siamo commossi tutti e due. Francesca, intanto, dal suo lettino, ascoltava quello che ci dicevamo, e ho sentito che anche lei singhiozzava. Ho consolato entrambe, spiegando che tutti sappiamo che Cocca non è la loro mamma, e però li ama ugualmente. Che vuol bene a tutti e tre loro, oltre che a me. Che non devono temere che prenda il posto della loro mamma, ma semmai che è bello avere una persona in più che li ami. Mi pare che abbiano capito e condiviso questo punto di vista, e si sono tranquillizzate e addormentate in fretta tutte e due. La notte è passata serenamente, bella.


Cura del mal di testa

2 febbraio 2011

Oggi, di fronte ad un intensificazione del mal di testa di Margherita, l’ho di nuovo lasciata a casa da scuola. E ho anche rivisto la mia decisione di tralasciare le terapie prescritte dal pediatra. Fino ad oggi mi ero convinto che prevalesse in lei il fattore psicologico e lo stress. Le sue elucubrazioni notturne le hanno certamente causato, almeno in un certo periodo, una carenza di sonno. Ed altri pensieri cupi si affollano nella sua testolina. Pensa sicuramente a te, bella, e prova dolore per la tua assenza, ma forse è anche preoccupata per i cambiamenti che arriveranno per la sua pubertà imminente.

Oggi, però, ho pensato che, di fronte a un malessere così prolungato, vale la pena di non lasciare nulla di intentato. Così, mi sono deciso a comprare le medicine che le sono state prescritte qualche giorno fa. Ho anche chiesto alla farmacista e mi ha comunque tranquillizzato: una è un rimedio omeopatico, quindi sostanzialmente innocuo, ed il prodotto che dovrebbe prendere per due mesi è solo un integratore alimentare, in particolare di magnesio. Pare che la carenza di magnesio sia una possibile causa di mal di testa. Questa decisione di provare anche con l’approccio medico, peraltro, è stata anche confortata da un breve scambio di battute con Andrea, il quale proprio stamattina mi ha detto che, tra i prodromi delle prime mestruazioni, molte volte ci sono malesseri fisici di questo genere. Ho anche deciso che il mio scetticismo verso la medicina lo terrò per me, per non influenzare Margherita. Un minimo di effetto placebo conta certamente sempre almeno un po’. E speriamo bene.


Ancora mal di testa

27 gennaio 2011

Margherita ha di nuovo avuto mal di testa, praticamente sempre, anche per tutta questa settimana. Secondo me è un mal di testa dovuto a stress, e per questo avevo già deciso di lasciar perdere anche le prescrizioni del pediatra, che oltretutto mi paiono molto invasive nella sua vita: pensa che un certo farmaco lo dovrebbe prendere addirittura tutti i giorni per due mesi!

Il punto, secondo me, è che lei ricade spesso in quel suo stato d’animo un po’ “musone”. E lo conserva a lungo perché rimugina, anche di notte, e così non riposa ed entra in un circolo vizioso che non le consente di staccarsi dai pensieri. Lo stesso mal di testa che le impedisce di dormire entra nel novero delle cose che la preoccupano e la fanno pensare.

Io cerco di starle vicino, e le parlo tutti i giorni. Sto cercando di convincerla che deve staccare un po’ la spina dai pensieri più cupi. Non che lei debba dimenticare ciò che ci è capitato, né tantomeno dimenticare la sua mamma. Ma cerco di insegnarle a distaccarsi un po’, prendere un certo distacco e rilassarsi – per il suo stesso bene, bella.


Autorità e autorevolezza

21 gennaio 2011

Io voglio bene ai bambini. Tanto. Loro sono la mia vita. Ma a volte proprio non ne posso più dei loro discorsi incongrui e interminabili, delle infinite ripetizioni di battute che a loro fanno tanto ridere e che a me possono al massimo far sorridere, ma che comunque alla lunga sinceramente mi annoiano per la loro insulsaggine!

Alla sera avrei voglia di riposare un po’ la mente, o perlomeno di toccare argomenti un pochino più interessanti. Spesso mi manca la possibilità di parlare con un altro adulto. Allora, soprattutto quando sono più stanco, mi sento un po’ esasperato da queste sensazioni di stanchezza e vuoto intellettuale. E così chiedo loro di smetterla, con calma. Ma spesso loro non capiscono il mio bisogno e allora divento impaziente e anche autoritario, chiedendo loro di smetterla, a volte in modo brusco. Sono un cattivo padre per questo?

Questa settimana, non ricordo quale fosse il programma radiofonico in cui  l’ho sentito, è stata proposta all’attenzione la differenza tra autorità e autorevolezza, nello specifico dei rapporti tra genitori e figli. Ovviamente capisco questa differenza, sia concettuale che etica. Ma a volte ho la percezione che mi si mettano “i piedi in testa” e divento sicuramente un po’ autoritario nel tagliare corto certe non-discussioni deliranti. Sono troppo autoritario e non abbastanza autorevole?


Miglioramento

20 gennaio 2011

Margherita ha avuto mal di testa per quasi tutta la settimana. Dopo un lunedì a scuola che per lei è stato pesante, ho lasciato che stesse a casa fino ad oggi compreso. Per fortuna, ieri sera sembrava andare un pochino meglio. Comunque, anche stamattina ho deciso di lasciare che riposasse ancora, un po’ di più del solito. Tuttavia, mentre stavo uscendo per andare al lavoro, l’ho svegliata e fatta alzare ad un orario che mi pareva ragionevole. Le ho spiegato come sia il caso di ricominciare a fare tutte le cose normali: la colazione, lavarsi e vestirsi, e fare un po’ di compiti, in modo da riprendere un ritmo di vita normale, anche se con calma. Le ho spiegato che starsene a letto fino a mezzogiorno, o passare la mattina a crogiolarsi nel pensiero del proprio malessere, non l’avrebbe certo aiutata a sentirsi meglio.

Mi ha ascoltato, e infatti stasera ha mostrato un ulteriore piccolo miglioramento, l’ho vista un po’ più distesa. E si vedeva che stava meglio anche nel morale: scherzava e sorrideva più di ieri e, pur sostenendo di avere ancora un po’ di mal di testa, era più rilassata. A cena chiacchierava di più e più allegramente. E comunque lei stessa ha deciso che domani, che è venerdì, andrà a scuola in ogni caso, anche se dovesse ancora avere un pochino di mal di testa, almeno per aggiornarsi sulle cose fatte nella settimana, e per prendere i compiti in modo da non rimanere troppo indietro.

Ma sono preoccupato perché non è certo la prima volta che lei accusa questi mal di testa fastidiosi e persistenti. E adesso sono anche piuttosto frequenti. Anche io, lo sai, soffro ogni tanto di mal di testa in questo modo, ed è spesso capitato anche a mio padre. Potrebbe quindi essere un fatto ereditario, questo è possibile (anche se non molto rassicurante). Ma quello che mi dà da pensare di più è che per lei tutto questo è iniziato molto, troppo, presto. Io non ricordo di aver avuto dei sintomi del genere così presto!


Mal di testa

19 gennaio 2011

Questa settimana, a partire da lunedì, Margherita ha lamentato un gran mal di testa. Martedì ho deciso di lasciare che non andasse a scuola, e che dormisse un po’ di più. Stamattina idem, ma a questo punto ho prenotato una visita dal pediatra per oggi stesso. Putroppo siamo nel periodo delle influenze, e volevo capire di cosa si tratta. Il pediatra l’ha visitata completamente (gola, orecchie, ecc.), ma non ha trovato nessun altro sintomo che possa far pensare a una forma influenzale o simili.

Ma più del pediatra ha potuto Stella, cui Margherita ha confidato come spesso stia sveglia di notte, a piangere. Io so che lei a volte tiene con sé la tua foto nel letto, bella, quando va a dormire. E varie volte le ho spiegato che il quadretto si potrebbe rompere, che lei si potrebbe far male nel sonno, eccetera. Ma lei insiste sempre a tenerlo con sé.

Quello che non sapevo è che lei di notte starebbe molto a lungo a piangere nel suo letto. Pare addirittura che, ad un certo punto Francesca, si fosse lamentata con lei di non riuscire a dormire per questo motivo. In conseguenza di ciò, pare che Margherita abbia deciso di piangere in silenzio (ma non poteva invece decidere di smetterla?). Tutto questo non mi era mai stato raccontato, né dall’una né dall’altra: avevano messo in piedi una specie di muro di omertà su questa questione. Oggi però ne ha parlato con Stella che, prima del mio arrivo, le aveva già spiegato che lei con me deve pur parlare, che non c’è niente di male in questo, ma che è giusto, se ha qualcosa che non va, che lo dica almeno a me. E così stasera Margherita mi è venuta incontro in lacrime, poverina, chiedendomi scusa del fatto di “essere stata timida con me”. Ho cercato di consolarla, confermando quello che le aveva appena spiegato Stella. E ho anche cercato di farle capire che, se vuole sfogarsi, con me può farlo. Le ho anche proposto che d’ora in avanti, se qualche volta vorrà parlarmi da sola, dopo essere andata normalmente a dormire la sera insieme ai fratelli (per dare loro il buon esempio e non dare adito a curiosità indiscrete), potrà far finta di alzarsi per andare in bagno e venire a parlare con me. In questo modo speriamo si possa rinsaldare una intesa tra lei e me, visto che sta diventando grandicella e sicuramente potrebbe capitare che abbia prima o poi bisogno di parlare di qualcosa.

Stella mi ha anche detto, con lei presente, di aver pensato che lei stia già “diventando signorina”, ma il punto non è questo. Non ancora. Margherita stessa è molto informata, ed è intervenuta, sapendoci dire con precisione a quale età è successa questa cosa a te e alle tue sorelle. Allora ci siamo fatti tutti una piccola risata per sdrammatizzare, poi Stella è andata via ed io sono stato ancora un po’ a parlare con lei, cercando di dimostrarle che può contarci, se ne ha bisogno.

Più tardi, a tavola, mi è sembrato di vederla già più serena. Lei stessa, quando al momento di andare a letto le ho chiesto se andasse meglio, mi ha detto “Sì, almeno stasera ho sorriso!”. E lo ha detto sorridendo. È una brava bambina e sta ancora soffrendo per la tua mancanza, bella, ma spero almeno che questo episodio possa essere servito ad avvicinarci, e a farle capire che con me può parlare.


Viaggi e timori

5 gennaio 2011

Oggi, durante il pranzo, ho accennato ai bambini che prossimamente farò un breve viaggio a Londra. Enrico ha reagito prendendosela moltissimo perché, sosteneva, lui non è mai stato all’estero, mentre invece, sempre secondo lui, tutti i suoi compagni di classe sì. Ho cercato di spiegargli che io alla sua età non facevo viaggi di piacere all’estero, eccettuati quelli dai nonni in Lussemburgo, che non sono comunque paragonabili ad altri tipi di viaggi. E che lui e le sue sorelle vanno regolarmente anche loro in vacanza dai nonni e, anche se non sono all’estero, Puglia e Sardegna sono sempre dei bei posti che molte persone gli invidierebbero. E gli ho anche spiegato che i primi viaggi di piacere all’estero io li ho fatti da grande, addirittura dopo essermi laureato, e comunque quando avevo potuto pagarmeli da me. Ma per un po’ non c’è stato niente da fare: sembrava disperato, e c’è voluta moltissima pazienza – con blandizie e minacce – per convincerlo a calmarsi, ed a tornare a tavola con noi. Ho cercato di stargli vicino e farlo riflettere sul fatto che comunque, se nella sua classe ci sono alcuni bambini che “stanno meglio” di lui, magari è perché le loro famiglie si possono permettere qualcosa più di noi. E intanto ce ne sono anche moltissimi altri che hanno molte meno opportunità di lui. E gli ho fatto presente che comunque la sua classe non fa testo rispetto alla maggioranza delle persone. Ma poi stava sostanzialmente facendo un capriccio per avere qualcosa che si era messo in testa di dover avere, e che invece, per la sua età, non è per nulla scontato. Gli ho anche fatto notare che perfino le sue stesse sorelle avevano accettato la notizia del mio viaggio molto più di buon grado di lui. Perfino Francesca, che è più piccola di lui. Poi gli ho riferito che, mentre lui si disperava, Margherita, entusiasta, spiegava a Francesca quante e quali cose divertenti avessero in programma di fare con i loro cugini, alla prossima occasione in cui avrebbero dormito qualche giorno a casa loro. Alla fine si è calmato, ma ha tenuto il broncio ancora per un bel pezzo.

Questa sera, dopo avere fatto una veloce cena a casa di Gina, Enrico ha sentito che parlavo delle prossime volte che Cocca sarà qui da noi, ed è intervenuto chiedendomi come mai io la inviti così spesso. Io gli ho sorriso e gli ho risposto che siamo amici, e che anche io vado a trovarla, a volte. Non è sembrato molto soddisfatto dalla mia risposta, ma subito non ha detto altro. Poco più tardi, in macchina, quando eravamo quasi arrivati a casa nostra, mi ha chiesto a bruciapelo: “Papi, ma tu ami Cocca?”. Io sulle prime mi sono sentito in imbarazzo e ho esitato per un attimo, ma poi ho pensato che era inutile tergiversare o inventare storie. Ho pensato rapidamente che, in fondo, se c’era arrivato da solo, voleva dire che lo poteva capire e che quindi non aveva senso negarlo. Sarebbe stato come nascondersi dietro un dito. E poi, in fondo, era da un po’ che mi aspettavo questo momento. Attendevo il momento in cui questa cosa sarebbe stata innanzi tutto capita e – magari in un secondo tempo – anche accettata dai bambini. Quindi gli ho sorriso ed ho risposto con franchezza. Nel frattempo eravamo arrivati a casa e, scesi dalla macchina, gli ho chiesto se lo avesse pensato oggi. In effetti mi sono rivolto un po’ a tutti e tre, dato che anche le bambine apparivano molto interessate all’argomento. La risposta, che mi è stata data a più voci, è stata che loro se ne erano già accorti da un po’ perché – hanno detto - ”si vede”. Enrico ha precisato che lui lo sospettava da tempo, ma aveva aspettato perché nel frattempo stava “indagando” (sic) per esserne sicuro. Gli ho chiesto che cosa avesse scoperto in queste sue “indagini”, e Margherita è intervenuta dicendomi che Enrico, una volta, le aveva riferito di averci visti che ci baciavamo in cucina.

Ho quindi chiesto a tutti e tre che cosa ne pensassero. Francesca è stata molto positiva: ha detto che Cocca è brava e simpatica, e che lei le vuole tanto bene. Margherita ha detto che anche lei le vuole bene, ma la trova “un po’ troppo premurosa”. Alla mia richiesta di un esempio, mi ha detto che a volte le proibisce loro cose che la mamma le permetteva, come ad esempio andare a giocare d’inverno ai giardinetti. Ha anche teorizzato che Cocca è troppo abituata al caldo del sud, e quindi si spaventerebbe troppo del freddo di qui. Enrico, invece se n’è andato via per conto suo con la faccia scura. Ho lasciato passare qualche minuto, intanto che tutti ci preparavamo per la notte, per poi parlargli. Nel frattempo, Margherita mi ha chiamato da parte per dirmi che Enrico si era appartato in camera sua senza dare spiegazioni, ma borbottando che a lui “questa storia non piace”.

Quando l’ho raggiunto, io non l’ho visto subito e mi sono messo a cercarlo per tutta la sua cameretta, sotto il tavolo e sotto il letto. Ma lui se la rideva nascosto dietro la porta, e tutto sommato questo momento quasi di gioco non previsto ha allentato per un attimo la tensione. Dopo una bella risata liberatoria per entrambi, ci siamo seduti sul suo letto, e gli ho chiesto che cosa gli succedesse. Mi ha risposto che a lui Cocca non è simpatica. A quel punto, mi è sembrato indispensabile chiarirgli che la presenza di lei non toglie nulla al bene che io voglio a tutti loro, e che gliene vorrò sempre. Poi gli ho chiesto di cercare di dirmi cosa non gli piace di Cocca, e non mi ha saputo rispondere. Allora gli ho proposto un paragone con il suo comportamento di stamattina, che a me non era piaciuto, eppure non ha tolto nulla al bene che gli voglio. Se un comportamento, l’atteggiamento di una persona non ci piacciono – gli ho spiegato – bisogna metterli a fuoco, parlarne, razionalizzarli e auspicabilmente superarli insieme. Che non si può rifiutare in blocco qualcuno, ma di ogni persona occorre capire che cosa ci piace e che cosa non ci piace.

Naturalmente immagino che questa sua “antipatia” non sia veramente tale, quanto piuttosto l’espressione di un suo timore che lei mi “porti via” da loro, e ho quindi cercato di tranquillizzarlo anche su questo fronte, e lo farò ancora. Comunque, penso che neanche lui ne sia conscio, e per questo non ho voluto incalzarlo troppo con le mie spiegazioni. L’ho ancora abbracciato e gli ho augurato la buona notte. Speriamo gli porti consiglio.


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