Primavera e asparagi

2 maggio 2011

C’è aria di primavera, belle giornate terse con un cielo di quell’azzurro che mi fa ricordare perché è bello vivere. Mi fa ricordare perché avevamo scelto di vivere qui. La mattina di un lunedì, ho accompagnato come sempre i piccolini a scuola. Questa settimana, in più, Margherita è partita per una gita di tre giorni con la scuola media. Sta crescendo anche lei, eccome! Vedessi com’è alta: sembra che cresca giorno dopo giorno.

Il lunedì è giorno di mercato in paese, ti ricordi? A volte uscivi tu per qualche compera, a volte facevo io una veloce commissione e, prima di andare al lavoro, ripassavo da te che mi avevi fatto un caffè. Una piccola coccola tra noi due, un augurio per un buon inizio di giornata. Un bacio, e via con un sorriso.

E poi, in una sera di un giorno come questo, per cena, arrivava il momento di un nostro piccolo rito di inizio primavera: quello dei primi asparagi, o delle prime fragole. Ti piacevano tanto, le fragole, bella. E io non ho più cucinato asparagi senza di te, non avevo mai osato provare a farli da solo. Mi sembrava una cosa troppo difficile per me. Di più, mi sembrava un po’ come fosse una tua prerogativa esclusiva. Ma ogggi, con una spinta del verduriere del mercato (che mi ha spiegato come prepararli), e con l’aiuto di Stella che li ha lessati, ho per la prima volta preparato la salsina a base di maionese che facevi tu. Che mi hai insegnato tu.

Ed è così che poi ho raccontato ai bambini come diverse cose, anche in cucina, le ho imparate da te. Enrico ha detto che però secondo lui molte cose le sapevo già fare, ad esempio la pizza. E forse è anche vero, ma in fondo anche il modo in cui faccio la pizza è il tuo, me lo hai insegnato tu. Oggi, alla terza primavera senza te, si è sentito di nuovo profumo di asparagi in casa. Ed sentendolo ho pensato a te, bella.


Il profumo dei tigli

21 maggio 2010

Di nuovo i tigli. Stamattina, all’improvviso, ho sentito il profumo dei tigli. Di nuovo come l’anno scorso a giugno. Te lo avevo scritto. ti ricordi, bella? Forse un po’ in anticipo, stavolta, e infatti il profumo era più tenue. Ma immagino che nelle prossime settimane aumenterà. E intanto è passato un altro anno.

Questa stagione, la primavera, è quella che tu ed io abbiamo amato tanto. Ed anche quest’anno è finalmente arrivata, anche se un po’ piovosa fino a pochi giorni fa. Ma adesso si sta imponendo con la sua indescrivibile, spudorata, scandalosa, eternamente giovane bellezza. Le giornate sono straordinariamente limpide e miti. Il cielo è più trasparente che mai. L’aria si muove appena sotto la spinta di una dolce brezza che porta buoni e nuovi odori, come quello dei tigli in amore. Non viene affatto voglia di andare al lavoro. Viene voglia di andare a passeggio, invece. Di scoprirsi e respirare. Di rallentare il passo e riposarsi. Di fermarsi a guardare ed ascoltare. E di piangere, bella.


Il profumo dei tigli

8 giugno 2009

Stamattina sono rimasto fulminato da un odore! Parcheggio come al solito in via Messina, scendo dalla macchina e attraverso i giardinetti di via Perroncito. Sono mesi che ho scoperto la possibilità di lasciare l’auto in queste vie. Sono mesi che faccio due passi a piedi per arrivare al lavoro. E non mi ero ancora mai accorto di che tipo di alberi fossero, quelli dei giardinetti. Oggi lo so. Il profumo dei fiori di tiglio, da oggi, si effonde nell’aria della città. Un profumo un po’ dolce, aromatico. Inconfondibile. Quanto ci piaceva, a tutti e due, te lo ricordi?

Eccolo, un altro dei nostri simboli di questa bella stagione. Simboli che tornavano ogni anno e che noi, insieme, avevamo collezionato nella nostra esperienza comune, in una specie di catalogo di segni che condividevamo.

I tigli, poi, erano particolari, per noi, dopo quella breve vacanza a Trieste, in una Pasqua di tanti anni fa. Durante un’escursione sul Carso, la guida ci aveva spiegato che la comunità Slovena, anche in Italia, aveva i propri cimiteri. E poi, aveva anche spiegato che, per loro tradizione, gli alberi in quei luoghi sono tigli, invece dei nostri soliti cipressi. Da allora, avevamo battezzato questo profumo con un nome tutto nostro. Quanti tuoi sorrisi ho strappato, anno dopo anno, in questa stagione, raccontandoti di aver sentito per la prima volta il profumo di “Cimitero sloveno”…


Dieci maggio

10 maggio 2009

Oggi è il dieci. Il dieci di maggio, fino all’anno scorso era un giorno bellissimo. Il tuo compleanno, bella, ma anche un giorno di festa nello splendore della piena primavera. Spesso trascorso con gli amici più cari, o con la famiglia, anche se a volte con qualche starnuto. Allegria e allergia!

La primavera è tornata anche quest’anno, con i suoi colori, tutto intorno a noi. Nel giardino e nella campagna attorno: il verde, in questo periodo di una tenerezza commovente, e il rosso dei papaveri. Tu li amavi tanto, i coquelicots, come li chiamavi affettuosamente. Anche ai bambini avevi insegnato questa parola francese, un po’ buffa e un po’ speciale. Nostra. E anche quest’anno i primi coquelicots li ho visti proprio all’inizio del tuo mese, il due di maggio per la precisione. Lo ricordo bene, era una giornata spettacolare. Era una giornata spettacolare e io ho pianto.

Questo invece, oggi lo si vede dalla nostra finestra, proprio come piaceva a te. Un segno?

Coquelicot

Coquelicot

I tuoi anni si sono fermati, bella. Il tempo non scorre più per te. Non ha più senso per noi festeggiare: oramai la tua età non cambierà mai più. Per tutti noi sarai sempre una ragazza. Una ragazza sfortunata, ma giovane per sempre.


Visite di primavera

21 marzo 2009

Oggi è stato il primo giorno di primavera. Una inizio di primavera soleggiato. Al pomeriggio l’ho celebrato con una scorribanda tra le nostre piante in veranda e giardino: pulizie, potature, innaffiature… fiori e piante verdi. Tutto come sempre: ti sarebbe piaciuto, bella. E bello era lo stare all’aria aperta. Ma mancavi tu, peccato…

La Primavera di Botticelli

La Primavera di Botticelli

Al mattino, però, eravamo venuti a farti visita. Per i bambini, era la prima volta. Finalmente c’erano tutte le condizioni che aspettavo da tanto tempo, per poterteli portare: una bella giornata, i fiori a posto… Una volta entrati nel cimitero, Margherita è partita speditamente davanti a noialtri, per venire da te. Sono rimasto colpito da questa sua sicurezza: in quel luogo lei c’era stata una sola volta in tutta la sua vita, in quel triste giorno di quattro mesi fa. Eppure sapeva con precisione dove andare. Non ti ha dimenticata, neanche per un momento. Neanche un minimo dettaglio. E poi ci siamo commossi tutti quando Francesca ha chiesto se tu fossi davvero lì sotto (indicava il tumulo superficiale), e i due fratelli maggiori le hanno spiegato che la fossa era molto più profonda… Dettagli, ancora dettagli, faticosi eppure mai dimenticati!

Poi, ho spiegato loro di quanto ti piacesse l’erica. Di quando fosse difficile, a volte deludente, il nostro tentativo di coltivarla. E di come ora io speri che tu possa avere finalmente un po’ di soddisfazione per la loro vicinanza, per il loro rigoglio, per i loro modesti ma innumerevoli fiorellini… Spero davvero che ti possano tenere compagnia, amore mio!

Speriamo di aver rotto il ghiaccio, in modo che d’ora in avanti possano pensare a te con un ricordo un pochino più leggero e, insieme, più concreto, dato che ora hanno in mente un luogo fisico dove pensare che tu ti trovi.


Il nostro primo limone

8 marzo 2009

Oggi per la prima volta si è staccato, spontaneamente, un limone del nostro alberello, amore mio. Non il primo della stagione, intendo, ma il primo in assoluto! Tu lo sai che lo stavamo sempre aspettando…

Ti ricordi di quel limoncino che da quanto tempo sta sul suo rametto, eternamente piccolo e acerbo, e non si decide a crescere? Sarà da un anno e mezzo, almeno. Beh, quello è ancora lì, che cresce e matura lentissimamente. È stato però superato da uno dei suoi fratellini più giovani. Lo abbiamo commentato insieme tante volte, ti ricordi come ci facevano sorridere quei piccoli frutti che non si decidono a svilupparsi e maturare? E come ci ha sempre bonariamente presi in giro il nostro amico Claudio, perché io non ho mai osato potare la pianta? Ma d’altronde è sempre così piena di fiori e frutti, anche se immauri, che effettivamente mi pare un sacrilegio. Dovrò decidermi, però, dato che i frutti sono tanti, ma non hanno abbastanza energia per svilupparsi a dovere… Vorrà dire che chiederò il suo aiuto, e lo faremo prima o poi!

Adesso però, dopo questo terribile inverno, alcuni dei tuoi limoncini si sono decidi a crescere un pochino, finalmente, e questo qui ha completato la maturazione. Eccolo:

Primo limone

Primo limone

È oggettivamente sempre un limone piccolino, ma d’altronde anche il suo albero è di taglia piccola. E certo non è perfetto, ma finalmente è diventato un frutto maturo e gustoso. Quanto saresti stata contenta di vederlo, assaggiarlo, sentire com’è aspro e insieme profumato…


Primavera in anticipo

6 marzo 2009

Ieri ho trovato le prime belle fragole della stagione. Quante volte la tua passione per questo piccolo dolce frutto ti aveva spinta a cogliere l’opportunità, tutta dei nostri tempi, di averle sempre più in anticipo rispetto alla loro stagione naturale. Negli anni, avevi cominciato a trovarne sempre prima. E le scovavi sempre buone, non importa quanto presto. Maggio, aprile, marzo… perfino a febbraio! Le compravi per tutti noi, e naturalmente per soddisfare questa tua piccola golosità. Negli anni, il momento delle prime fragole era per noi diventato un punto di passaggio stagionale, un piccolo rito pagano, tutto nostro, di celebrazione della primavera in arrivo.

Le prime fragole

Le prime fragole

E quest’anno mi sono ritrovato a prendere il tuo posto anche in questo, bella. Ho subìto un’attrazione verso dei questi bei cestini di fragole in anticipo, ho sentito il bisogno di portarle a casa, di consumarle tutti insieme, in famiglia. E inevitabilmente ho pensato a te, alle tante cose che ti piacevano, e che non farai più. Non in prima persona. Ma tu vivrai nel nostro pensiero, amore mio, e nei nostri bambini che ti assomigliano in tante cose. E che, naturalmente, sono impazziti per le prime fragole di primavera!


Una brughiera personale

28 febbraio 2009

Ciao bella, oggi sono venuto a trovarti, anche perché ieri sono state sistemate le eriche che, con Gina, abbiamo scelto per tenerti compagnia. Sono ancora piccoline, come bambine, ma con la primavera cresceranno e si riempiranno di fiori. Per te.

A posto dopo l'invernata

A posto dopo l'invernata

Ti ricordi quanto ci piacevano? A noi ricordavano sempre i viaggi nei paesi del Nord, le terre un po’ selvagge ma misteriose e affascinanti, anche per le leggende che vi sono ambientate da tempo immemorabile, in Inghilterra, Scozia, Cornovaglia… Tutti posti dove siamo stati, insieme. Ad esempio, ti ricordi quell’antico villaggio, che abbiamo trovato a fatica tra le nebbie scozzesi, una mattina di tanti anni fa, e che era già stato “visitato” dai nostri predecessori e connazionali, ai tempi della (tentata) conquista romana…

E quante volte abbiamo provato, con scarso successo, a coltivarne? La terra acida, la giusta esposizione… ma niente, non duravano! Adesso spero che questi fiorellini, piccoli e modesti ma così gentili e tenaci nelle loro brughiere native, possano finalmente attecchire e prosperare per la tua consolazione, amore mio.


Presagio di primavera

11 febbraio 2009

Questo lunedì sono passato a trovarti, bella. Finalmente ho potuto mettere piede vicino a te, starti accanto un pochino, parlarti da vicino. La terra era ancora nuda e umida per l’inclemenza del tempo, ma presto ci saranno dei bei fiori a tenerti un po’ di compagnia.

Dopo settimane di bianco e gelo intorno a noi, stamattina il prato sotto casa per la prima volta non era coperto né di neve né di brina. L’erbetta seminata ad ottobre è già verde e folta, nonostante tutte queste prove. Penso che il nostro bel giardino tornerà a verdeggiare anche in questa nuova bella stagione che si annuncia. Ti ricordi? Il mese di febbraio era per noi sempre un momento così bello, nell’anno! L’ultimo scorcio d’inverno, prima ancora di un presagio di primavera. Un momento di speranza per la vita nella natura, con il ritorno di un po’ di tepore del sole al mattino, che filtra attraverso la finestra della cucina, e si mischia con i primi rumori della casa, con il profumo del caffè. Il caffè, che ho imparato da te ad apprezzare…

Domenica ho potato le rose e le ortensie. Le rose, che amavamo tanto, al punto da traslocarle piuttosto che perderle, quando abbiamo fatto i lavori in giardino… E le ortensie, che ti piacevano tanto… e a me un po’ meno. Ma tu mi avevi insegnato a vederne la bellezza: ancora una cosa che ho imparato da te… Grazie, bella! grazie ancora per la poesia, per la bellezza, la tua e quella che sapevi vedere nelle cose semplici della vita, quella che i tuoi occhi così acuti vedevano prima e meglio di tutti, e che mi svelavi, aiutandomi a scorgerla, prendendomi per mano quando non la riconoscevo da solo.

Avrei voluto fare prima quel lavoretto di potatura, ma nei week-end delle scorse settimane faceva così freddo che non me la ero sentita. Solo, spero di non essere arrivato tardi, dato che tutte le piante avevano già delle gemme, e sono stato costretto ad eliminarne qualcuna, sui rami troppo lunghi: quante energie vitali sprecate! È così bella e grande la vita, pure in dettagli così minuti. E quando riparte, la natura è così possente e veloce: bastano pochi giorni di sole tiepido, e la vita ricomincia…

Forse sta finendo questo lungo, freddo, grigio e triste inverno!


Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.