21 novembre 2010
In questi ultimi giorni ho riflettuto a come tu sia rimasta e rimarrai sempre giovane, mentre noi andiamo avanti. Sono passati due anni, ma tu sei sempre uguale. Certo noi adulti non siamo (ancora) cambiati molto, ma i bambini ed i ragazzi già un pochino sì. Ad esempio, riflettevo che Margherita si sta ormai avvicinando all’età che Elena aveva quando lei è nata, 12 anni. Ed Elena, a sua volta, si avvicina all’età che avevi tu quanto io ti ho conosciuta.
E così, ho ripensato a te. A quanto eri carina a quel tempo. Eri ancora una ragazza. E quella ragazza mi è tornata in mente per l’ennesima volta in una immagine, dei primissimi tempi in cui ci frequentavamo, che non ho mai dimenticato. Era un pomeriggio in cui tu sei venuta a prendermi al lavoro – dato che tra noi due eri la sola ad avere la macchina – per andare a fare una passeggiata insieme. Eri entrata nell’atrio dell’azienda e per caso avevi subito incrociato il mio capo. Lui ti ha chiesto di aspettare un momento, e mi ti ha annunciata, commentando che avevi un’aria un po’ da indiana d’America, e che eri molto carina. E in effetti, quando sono uscito dalla stanza ti ho vista, con le tue lunghe e spesse trecce di folti capelli scuri. Ti guardavi attorno con quello sguardo timido per un ambiente che non era il tuo, ma anche con la fierezza e la sicurezza di non essere da meno di nessuno. Timidezza e fierezza che mi avevano conquistato subito, bella.
E poi ho ripensato a te bambina. Mi ci hanno fatto pensare le nostre figlie. Ho pensato a come potevi essere, a quali fossero le tue speranze rispetto al futuro, i tuoi timori. Ho pensato alla tua famiglia, con lo stile di vita estremamente sobrio di tuo padre, e però anche con l’allegria semplice di tua madre. Chissà se i tuoi genitori anche allora brontolavano tra loro come negli ultimi anni, come li ho conosciuti io. Chissà come li vedevi tu allora.
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Pubblicato da Carlo
21 ottobre 2010
Oggi, mentre entravo in Alenia attraversando il cortile, ho notato una magnolia in una delle belle aiuole che vengono mantenute all’interno del complesso industriale. Non era una vista nuova, dopo anni la vedevo per l’ennesima volta. Stamattina, però, l’ho osservata con uno sguardo diverso dal solito. Proprio nei giorni scorsi, infatti, di fronte ad una pianta di magnolia, mi era stato chiesto se fosse un ficus o cos’altro. Io avevo risposto con convinzione che no, non era un ficus, ma una magnolia, naturalmente! E stamattina, rivedendo una pianta della stessa specie, ho ricollegato tra loro questi due eventi. E sono stato riportato dai miei pensieri ad una conversazione avuta con te. Era successo molti anni fa, un giorno in cui tu mi spiegasti quali fossero le magnolie. Io, all’epoca, conoscevo il loro nome ma non lo collegavo a nulla come pianta reale. Avevo sentito nominare e letto molte volte il nome “magnolia”, ma per me era una delle tante piante che si nominano nelle descrizioni dei romanzi. Uno di quei dettagli di cui i lettori non necessariamente si curano. Io, perlomeno, non me ne ero mai curato. Per me la magnolia era come l’anacardo, il tamarindo o il baobab: un nome senza identità precisa, senza nemmeno un’immagine mentale a cui associarlo. Ma, in quella conversazione di un tempo, tu mi avevi spiegato quali fossero. E me ne avevi mostrato una, che mi è rimasta nella memoria come immagine di riferimento, che ancora oggi mi serve a riconoscere le sue simili. E mi ricordo anche bene che nel periodo successivo me ne avevi mostrato altre, mi avevi spiegato come ce ne siano di colori diversi, e con diversi periodi di fioritura. Mi spiegasti che alcune fioriscono prima di mettere le foglie. O viceversa – adesso i dettagli mi sfuggono, ma quello che è certo è che se oggi so almeno riconoscere una magnolia in generale, lo devo a te, bella.
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Pubblicato da Carlo
2 ottobre 2010
Da qualche tempo la tua macchina aveva ritrovato una sua nuova vita. Una nuova funzione. Quest’anno, infatti, Luigi è venuto qui in Italia più spesso, e si è trattenuto più a lungo del solito. E così gli avevo detto che mi faceva piacere che usasse la Fiesta. Almeno sarebbe stata di nuovo utile, e l’avrebbe tenuta in esercizio. Infatti, l’ha usata lui per un mesetto a fine inverno, per un altro a inizio estate, e l’ha ripresa in settembre. Purtroppo, ieri sera ha avuto un guasto improvviso del motore mentre andava ad Imperia per il week-end. La macchina è stata presa da un carro attrezzzi al casello di Finale Ligure alle 21.30, e trasportata presso un’officina di Savona. Si era improvvisamente rotto il monoblocco. Questi ultimi mesi sono stati un canto del cigno. Aveva appena superato i duecentomila chilometri.
Duecentomila chilometri di fedeltà e avventure, con te e con me. Ti ricordi i nostri grandi viaggi degli anni ’90, bella? Salisburgo. Normandia e Bretagna. La Romantische Strasse. Il sud della Francia, la Spagna atlantica, un assaggio di Portogallo e poi via, nel Salento tutto d’un fiato… Anni di su e giù per il mio lavoro, soprattutto a Bologna. E poi i bambini, le tre porte che non ti bastavano più per poter mettere i piccolini a sedere dietro. E poi ti dispiaceva cambiarla, e alla fine i bambini sono cresciuti abbastanza da sapersi sedere da soli, e le tre porte di nuovo non erano più un problema. E le tante vacanze in Puglia e in Sardegna. E ancora altri anni passati a portare te in ufficio e dovunque fosse necessario.
Anche tutto questo è finito. Restano i ricordi. È un’altra pagina che si chiude, bella.
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Pubblicato da Carlo
26 giugno 2010
In un sabato pomeriggio di giugno, Francesca mi ha chiesto dove sia il centro del cielo. Allora le ho detto che si trovava esattamente sopra di lei, e che bastava guardare in su, proprio in alto sopra di lei, e che così avrebbe visto dov’era. Il nostro programma per quel pomeriggio prevedeva un giro in bicicletta, ma si stavano addensando grandi nuvole grigio scuro. Era chiaro che presto sarebbe piovuto. Allora ho proposto di guardare tutti insieme il centro del cielo. Così, ci siamo messi tutti e quattro distesi sul prato di casa, coricati sulla schiena e con il naso in su. Ed è così che ognuno di noi ha osservato il centro del cielo. Poi, ho fatto notare loro la bellezza delle forme delle nuvole, e dei loro colori. Benché fossero tutte prevalentemente nella gamma del grigio, in fondo erano davvero belle nella loro cupezza. Siamo stati così per un po’, a goderci lo spettacolo che la natura ci offriva, ed a commentare insieme tanta bellezza. Quando ha cominciato a piovere, e solo allora, ci siamo alzati e siamo tornati dentro casa. La passeggiata in bicicletta era sfumata, ma spero di aver fatto fare comunque ai bambini un’esperienza che potranno ricordare, bella.
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Pubblicato da Carlo
22 giugno 2010
Stasera c’era Luigi a cena da noi. Mangiavamo tutti insieme ed allegramente la pizza in veranda. Ad un certo punto, Margherita ci ha parlato degli adesivi che ci sono sul suo libro “Il pirata delle nebbie” di Capitan Fox. Si tratta di un romanzo per ragazzi, che tu ed io le avevamo comprato in quella bella libreria “Idrusa” di Alessano. Ha raccontato che lei, quegli adesivi, non li staccherà mai, perché “mamma mi ha detto che mi avrebbe detto lei quando staccarli e quindi adesso li lascerò sempre nel libro”. Lo ha detto con leggerezza, senza malinconia. Era quasi allegra. Mi è piaciuto sentirl parlare di un cosa che le ricorda te, con il sorriso sulle labbra. Era un ricordo sereno, non un rimpianto. Era una manifestazione di affetto, bella.
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Pubblicato da Carlo
28 maggio 2010
Oggi sono rientrato a casa dal lavoro e non c’era nessuno. Non era tanto tardi: essendo venerdì avevo provato ad andare via dal lavoro ad un orario ragionevole. Inoltre, il clima nella giornata era stato abbastanza gradevole: assolato, e però con un’aria non troppo calda. E le giornate si stanno allungando, quindi c’era ancora luce. Non quella luce pienissima dei meriggi estivi (la sera ormai si avvicinava), ma comunque c’era luce. Ce n’era abbastanza perché si notasse, entrando, come le tapparelle semiabbassate rendessero la casa più ombreggiata e fresca. La nostra casa era al suo meglio, nella sua condizione più gradevole e godibile. L’estate, o comunque la bella stagione, è sempre stato il periodo in cui è più accogliente. Arrivando dal caldo della città, già arrivare nei dintorni era un sollievo, con quella differenza di qualche grado in meno che già ristora. Ma l’ingresso in casa è sempre stato il momento più bello, forse perché univa a queste sensazioni di gradevolezza fisica anche il ritorno nel proprio luogo, nel proprio nido. Nel nostro posto.
Ma oggi la casa era vuota. È ormai da molto tempo che rientro in una casa spesso vuota, dovrei esserci abituato. Ed infatti non ho subìto emozioni diverse dal solito. Almeno non a livello cosciente. Ma dopo pochi attimi, ho posato lo sguardo sulla tua foto che mi aspetta sorridente ogni giorno, proprio là nell’ingresso. Ho riguardato il tuo sorriso, che ancora adesso mi accoglie a casa quando arrivo. E poi ho sentito la mia voce che ti stava parlando. Ti parlavo ad alta voce, con naturalezza. Come se tu fossi lì con me in carne ed ossa. Come se tu ci fossi davvero. Come se tu fossi ancora accanto a me. Come se ancora camminassimo insieme nella vita, bella.
Mille altre volte avevo pensato a te, certo. Magari riguardando una tua foto, fosse quella o un’altra. Spesso mi ero rivolto a te, anche, ma sempre solo nei miei pensieri. O al massimo, qualche rara volta, con poche parole sussurrate tra me e me. Ma oggi mi sono ritrovato a parlarti con un tono quasi normale. Quasi come prima.
Oggi è successa questa strana cosa un po’ malinconica. Mentre in un altro 28 maggio siamo stati così felici, insieme. Tu eri così radiosa, quindici anni fa sull’altare. Eri la mia sposa.
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Pubblicato da Carlo
21 maggio 2010
Di nuovo i tigli. Stamattina, all’improvviso, ho sentito il profumo dei tigli. Di nuovo come l’anno scorso a giugno. Te lo avevo scritto. ti ricordi, bella? Forse un po’ in anticipo, stavolta, e infatti il profumo era più tenue. Ma immagino che nelle prossime settimane aumenterà. E intanto è passato un altro anno.
Questa stagione, la primavera, è quella che tu ed io abbiamo amato tanto. Ed anche quest’anno è finalmente arrivata, anche se un po’ piovosa fino a pochi giorni fa. Ma adesso si sta imponendo con la sua indescrivibile, spudorata, scandalosa, eternamente giovane bellezza. Le giornate sono straordinariamente limpide e miti. Il cielo è più trasparente che mai. L’aria si muove appena sotto la spinta di una dolce brezza che porta buoni e nuovi odori, come quello dei tigli in amore. Non viene affatto voglia di andare al lavoro. Viene voglia di andare a passeggio, invece. Di scoprirsi e respirare. Di rallentare il passo e riposarsi. Di fermarsi a guardare ed ascoltare. E di piangere, bella.
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12 marzo 2010
Questa sera stavo sistemando la raccolta differenziata della spazzatura, come spesso faccio il venerdì sera, le solite cose normali di casa. Ma ad un certo punto, mentre sistemavo la plastica, mi è tornato in mente di come a volte discutevamo il modo di selezionarla, di raggrupparla, se metterla in sacchetti o sfusa, ecc… E, partendo da questo pensiero, mi sono ricordato che non andavamo proprio sempre d’accordo, tutto sommato. Su questo tema come su altri. Ad esempio, mi sono anche ricordato di alcune discussioni relative ai lavori qui a casa, come quella sul pozzetto di accesso alle elettrovalvole dell’irrigazione. Io pensavo di fare emergere un po’ il pozzetto dal terreno, perché mi pareva più prudente in caso di piogge, e sostenevo che poteva sempre essere visto come una panchetta su cui eventualmente potersi anche sedere, proprio nel mezzo del giardino. Tu lo preferivi a filo del terreno, perché si vedesse il meno possibile. Abbiamo fatto come dicevi tu, e purtroppo non è stata la scelta migliore, dato che ora, con l’assestamento del giardino, sta sprofondando perfino sotto il livello della superficie del prato. È tutto normale, intendiamoci. E questi esempio sono delle sciocchezze. E soprattutto, non sto affatto recriminando! Ci mancherebbe che si avesse sempre gli stessi identici punti di vista su tutto. Anzi, al contrario, dopo queste considerazioni mi sono detto che, di noi, è giusto ricordare anche i piccoli disaccordi. Le divergenze e le discussioni. Perché era un rapporto vero. E non ha senso idealizzarlo come se fosse stato un puro idillio e basta. C’erano alti e bassi. Ma li abbiamo superati tutti, insieme. È anche questo che ha fatto di noi una coppia. Autentica. Con le sue luci e le sue ombre, ma bella e vera. Ed è anche per motivi come questo che conserverò sempre caramente nel mio cuore il ricordo di te. Di te con me, bella.
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12 febbraio 2010
Da qualche giorno mi è tornato in mente un tuo ricordo, mai dimenticato eppure ora più presente ancora, se possibile. Ed infatti oggi ci ho ripensato per tutta la giornata. Si tratta di una cosa che tu mi dicesti tanto tempo fa, nei primissimi mesi che stavamo insieme. In un’altra vita, oramai… Mi sono ricordato di un giorno in cui stavamo fantasticando insieme, probabilmente parlavamo di futuri viaggi, e di altre cose che volevamo fare insieme, noi due. Probabilmente stavamo parlando di quel genere di vacanze “on the road“, che poi abbiamo effettivamente fatto varie volte, negli anni successivi. Io avevo tirato fuori qualche idea, alcuni spunti. E tu, ad un tratto, hai interrotto il flusso della conversazione, hai frapposto una pausa. Ti era venuto uno sguardo sognante, ed all’improvviso mi hai detto che stavi bene con me. Mi hai detto che ti piaceva stare con me perché ti facevo venir voglia di fare tante cose. Si è trattato di uno dei più bei complimenti che tu mi abbia fatto, bella.
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Pubblicato da Carlo
6 febbraio 2010
Oggi stavo mettendo ordine nella mia posta elettronica. Ho riletto qualcuno dei tuoi messaggi. Spesso erano molto sintetici, a volte un po’ più lunghi. Ma erano sempre pieni di così tanto amore, complicità, sintonia, condivisione… E lo stesso vale per i tuoi SMS. Perfino le comunicazioni con finalità pratiche, per l’organizzazione delle giornate, eccetera, erano così. Mi mancano i tuoi messaggi, che arrivavano a sorpresa come un raggio di sole durante le grigie giornate lavorative. Oggi mi resta solo il grigio, bella.
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Pubblicato da Carlo