Mal di testa e schede libri

19 maggio 2011

Da lunedì Margherita è di nuovo a casa da scuola con il mal di testa. Ma oggi è stata invitata da Nadia ad accompagnarla a Carmagnola per aiutarla ad allestire un suo spettacolo, e ovviamente ad assistervi. E poi, più tardi e soprattutto, ha potuto preparare, con l’aiuto di Stephania, le schede di ben cinque libri che dovrà consegnare domani, di cui io non sapevo. Subito dopo, ha cominciato a stare meglio. Il motivo del mal di testa era questo! Era preoccupata e agitata perché si sentiva in difetto, ma non parlava e si teneva tutto dentro. Con il bel risultato che ha di nuovo finito per avere la testa come un pallone.

Si è ripetuto ancora una volta il copione che, lo scorso inverno, era stato legato alla ricerca di geografia! Ma quando imparerà ad organizzarsi il tempo per tempo? Quando imparerà a chiedere magari anche un aiuto? Quando imparerà ad affrontare meglio gli impegni della sua vita, bella?


Uragano

9 maggio 2011

Questa notte c’è stato un “quasi uragano” in tutto il paese e campagne limitrofe, Il vento ha scoperchiato la scuola elementare, che oggi è inagibile. Enrico e Francesca sono stati trasferiti all’altra scuola elementare, in paese. Spero sia solo per oggi. Durante la notte, infatti, sono stato svegliato dal rumore indescrivibile prodotto da quel vento rabbioso. Mi sono svegliato, e inizialmente non capivo neanche il perché. Non capivo che razza di suono stessi sentendo: ho pensato di tutto, dai ladri a un incendio, agli alieni… E così mi sono alzato. Ero molto stanco perchè, a quel punto della notte, avevo dormito ancora solo pochissimo. E però ero anche nervoso, per cui sono andato a guardare fuori, dalla finestra della sala.

Lo spettacolo che mi si è parato davanti era impressionante: gli alberi del viale venivano agitati come fuscelli. Mi hanno fatto pensare addirittura alle Posidonie, quelle piante marine che crescono sul fondo del mare, e che si presentano agli occhi dei subacquei in perenne agitazione: soggette alla forza delle correnti, si agitano senza posa, piegandosi prima da un lato e poi dall’altro, e poi daccapo, senza fine. Senza riposo.

E senza riposo sono rimasto anche io per una bella fetta della notte. Quel vento, così rabbioso, così pericoloso (tale mi pareva), mi aveva messo addosso un tale senso di precarietà e di agitazione, che sono rimasto come inebetito, ipnotizzato dal terribile spettacolo della Natura scatenata.

E non ho potuto evitare di pensare al vento, altrettanto rabbioso e violento, che si era scatenato la notte che tu te ne sei andata. Quella notte, me lo ricordo nitidamente, si era imposta alla mia mente la sensazione che quel vento innaturale fosse una manifestazione dalla tua rabbia, lo sfogo amaro di chi ha dovuto andare via prima del tempo, contro e in spregio ai propri progetti di vita. E anche stanotte, facendo col pensiero un ovvio parallelo, mi sono chiesto se non ci fosse qualcuno (tu stessa? domani ricorre il tuo compleanno…) che manifestava in quel modo un’analoga, dolorosa, contrarietà, bella.


Fenici e letteratura

26 aprile 2011

Stasera Enrico mi ha fatto leggere un testo che ha dovuto costruire come parte dei suoi compiti per le vacanze pasquali. Ci teneva molto che lo leggessi: era già da qualche giorno che mi parlava delle sue difficoltà nel congengnarlo, e soprattutto nel trovare una conclusione che lo convincesse. Ancora stasera mi ha detto di non essere molto convinto del finale. Si capiva che ci teneva ad avere un parere e magari un suggerimento.

Il compito richiedeva che parlasse di quello che ha studiato sui Fenici, ma nel contempo drammatizzandolo in qualche modo, come un racconto. Beh, devo dire che, benché il suo svolgimento sia stato molto semplice e lineare (e con moltissimi errori di ortografia fatti per distrazione – questo è tipico per lui), la struttura generale di questo suo racconto mi ha davvero colpito! Spesso ho notato che i bambini si rifugiano in racconti di fantasia perché non ricordano dei fatti reali (o non danno loro molto peso, il che non è poi molto diverso). Perfino Margherita, che è ormai in prima media, tende a scegliere i temi di fantasia, rispetto a quelli in cui potrebbe parlare della realtà.

Detto questo, e tornando a Enrico, sulle prime non mi ha quindi troppo sorpreso l’artificio con cui, all’inizio, spiega di essere stato trasportato nel tempo e nello spazio, e di essere stato così coinvolto in una spedizione di esplorazione e commercio a bordo di una nave fenicia. Tuttavia, è molto carino il modo con cui lui racconta di essere stato catapultato in quella situazione: niente macchinari ipertecnologici, né alieni bizzarri, ma solo una strana buca sulla spiaggia di un’isoletta, in cui si imbatte mentre vagabonda con la sua barchetta. E soprattutto mi è piaciuto il suo coinvolgimento in prima persona: è lui stesso la voce narrante e il protagonista del viaggio in compagnia degli antichi marinai e commercianti. Ma quello che mi ha colpito è soprattutto il finale, nel quale è riuscito a riportarsi alla situazione iniziale (la spiaggia, la sua barchetta), e però con l’aggiunta di un tocco dell’esperienza maturata nel lungo viaggio fatto con i Fenici: “Mentre me ne andavo in giro con la mia barchetta sono perfino riuscito a vendere qualcosa. Avevo imparato a commerciare”. Enrico è in gamba: ha un’indole molto orientata alle materie scientifiche, ma in fondo anche nella letteratura potrebbe trovare qualche bella soddisfazione, se la coltivasse.


Cartellone e mal di testa

7 marzo 2011

Nei giorni scorsi, Margherita ed io abbiamo lavorato molto insieme sia alla compilazione della sua ricerca sulla Sardegna, che aveva già impostato con l’aiuto di Anna, sia alla raccolta del materiale per il relativo cartellone illustrato. Tra oggi e domani lei completerà quest’ultima cosa, incollando le immagini secondo un layout che le ho consigliato di pianificare su un modellino, e finalmente giovedì arriverà a scuola con tutte e due i lavori completati. Mi pare che la ricerca sia soddisfacente, ed anche il cartellone promette bene.

Il punto però è che il fatidico 10 marzo, giorno della consegna di questi due lavori, era una data già prevista da molto tempo, e Margherita per altrettanto tempo li aveva completamente trascurati, menzionandomeli marginalmente appena un paio di volte, e soprattutto non chiedendomi aiuto. Solo che – l’ho realizzato in questi giorni – nel frattempo si stava arrovellando per i sensi di colpa legati all’aver trascurato la cosa da una parte, e per la sensazione di non saper affrontare il lavoro dall’altra. Che questo rovello fosse una delle cause dei suoi mal di testa?

Da quando ha definitivamente abbandonato la ginnastica (un’altra delle sue preoccupazioni) il suo umore è migliorato. Speriamo che migliori ancora, adesso che ha risolto il “problema” del cartellone. Ma speriamo anche che ne abbia tratto un insegnamento per il futuro!


Ricerche e mal di testa

24 febbraio 2011

Margherita ha ricominciato con i suoi malesseri e malumori. Sono un po’ preoccupato per questo. Le parlo molto, solo che lei non mi dà molto spazio. Ogni volta, devo impegnare moltissimo tempo e pazienza, per ottenere anche solo delle mezze risposte. Questa volta non si è trattato di mal di testa, ma ieri mattina era stata a dormire dagli zii (io ero via) e non è andata a scuola per pochi decimi di febbre. Anche Gina le dà un po’ troppa corda, temo: questa cosa ha causato un balletto di impegni complicatissimo, un effetto domino in cui sono state coinvolte varie persone, tra cui Stella che l’ha portata dal pediatra (inutilimente, perché alla fine non aveva nulla – per fortuna!), Gina ed Elena che si sono occupate di lei durante la giornata, e i suoi stessi fratelli, che in una bella giornata di sole sono invece stati costretti a perdere l’occasione di giocare in giardino, andare in bici, eccetera, visto che erano tutti insieme dal medico.

Ho parlato a lungo con lei, ieri sera. Ho cercato, con molta calma e per l’ennesima volta, di farle capire che le vogliamo tutti bene, e che però ci deve mettere un po’ di impegno anche lei da parte sua, e non farsi sopraffare dai suoi malumori. Oggi è a scuola, e speriamo bene.

Mi pare che Margherita stia lasciandosi un po’ sopraffare dal “problema” del cartellone e della ricerca sulla Sardegna che deve preparare per la scuola. Infatti, si sta facendo prendere dall’ansia perché non ho scoperto che non ha ancora iniziato a lavorarci. E intanto il tempo passa. Lo scorso week-end non mi aveva chiesto niente – salvo poi pretendere lunedì di andare a comprare urgentemente un foglio di cartoncino per questo cartellone. Ma soprattutto si è lamentata con Stella che “tutti gli altri bambini hanno la mamma che li aiuta a fare i cartelloni, mentre lei non ha nessuno che l’aiuta” (sic). Quando ho sentito questa cosa, le ho parlato per spiegarle ancora una volta che, se vuole il mio aiuto, basta chiederlo. Inoltre, visto che purtroppo il prossimo week-end io sarò via e non potrò aiutarla, ho cominciato a suggerirle una serie di spunti per cominciare ad impostare il lavoro, in attesa di completarlo insieme nei giorni successivi al mio rientro.

D’altronde, perché non mi aveva chiesto aiuto lo scorso sabato o domenica? Avrei potuto comprarle il cartoncino, ma soprattutto avremmo potuto iniziare a lavorare insieme. Perché, invece, ha passato il week-end ad oziare e leggere Topolino – salvo invece farsi prendere dai sensi di colpa quando era già tardi? Per non parlare di tutto lo sconvolgimento e la preoccupazione che ha causato a tutto il piccolo mondo che ruota intorno a lei.

Ho cercato di spiegarle tutto questo, con calma ma senza nasconderle gli impatti che si sono generati. E soprattutto le ho detto che può contare su di me. Ho subito anche cercato di dimostrarglielo, dandole degli spunti per l’impostazione del cartellone, e le ho chiesto di pensarci un po’ su. Poi, le ho assicurato, lo porteremo avanti insieme.

Certo non voglio che si senta abbandonata a sé stessa. Ma vorrei anche che cominciasse a sentirsi responsabile in prima persona. Io l’aiuterò, gliel’ho detto chiaramente, ma voglio che mi dimostri di aver almeno cominciato a lavorare sulle idee (che le ho comunque suggerito). Vorrei che cominciasse a provare, magari sbagliando, ma in prima persona. Io poi non la lascerò da sola, ma non voglio neanche che si abitui a far fare ad altri le cose che ha in carico lei.


Siamo diventati bravi

26 ottobre 2010

Siamo diventati bravi a prepararci la sera per andare a dormire. Siamo diventati bravi anche ad alzarci per tempo e a prepararci per uscire la mattina, quando si deve correre per recarsi a scuola e al lavoro. Margherita, adesso che è alle medie, esce addirittura da sola, e da sola se ne va da Maria Letizia, che poi l’accompagna a scuola insieme a Eleonora. E tutto questo una buona mezz’ora prima dell’orario in cui eravamo abituati ad uscire per andare alla scuola elementare. Di conseguenza, anche Enrico e Francesca sono più mattinieri, dato che più o meno ci si alza tutti insieme — ma Francesca è sempre un po’ più dormigliona.

Siamo diventati bravi. Perfino più bravi di quando c’eri tu. E non è certo per metterci a confronto che lo sottolineo, è solo un dato di fatto. Siamo più bravi perché siamo obbligati. Siamo più bravi perché, dovendo fare tutto con meno aiuto, abbiamo imparato a farlo più in fretta. Facciamo le cose in modo più efficiente.

Siamo diventati bravi. Siamo concentrati e veloci, ma abbiamo perso qualcosa. Abbiamo perso un po’ di dolcezza. Quella dolcezza che solo una mamma sa esprimere, nel modo in cui sveglia i suoi bambini e riesce a farli alzare, anche se deve insistere un po’. Abbiamo tutti perso la tua dolcezza, bella.


Non ti dispiace se ti lascio solo?

23 giugno 2010

Per domani, avevo proposto a Francesca di stare a casa per recuperare un po’ di sonno, dato che è San Giovanni ed io non dovrò lavorare. E per giunta ci sarà anche Luisa. Inizialmente mi aveva risposto che le andava bene. Risposta naturale, dato che ultimamente tutti siamo molto stanchi e facciamo molta fatica ad alzarci la mattina. E risposta scontata per lei in modo particolare, dato che già in generale fa più fatica degli altri. Ma dopo un po’ ci ha ripensato, ed è venuta da me dicendomi: “Papi, non ti dispiace troppo se domani mattina ti lascio da solo con Luisa?”. Il fatto è che, già da un bel po’ di tempo, Francesca aspetta il grande giorno in cui alla scuola materna riempiranno la piscinetta in giardino. Quando le maestre ne avevano parlato la prima volta, lei era stata da subito molto insistente nel voler portare per tempo costume e accappatoio a scuola. Non voleva  perdere l’occasione. Solo che per molti giorni non se n’è fatto nulla: prima il tempo era stato un po’ inclemente, poi c’era il fatto che alcuni bambini non si erano ancora attrezzati… Questa mattina ci sono arrivati vicini, ma poi si è alzato il vento e non ne hanno fatto nulla. Ora si è ricordata di tutto questo e domattina vuole andare a scuola. Quella sua espressione, quasi da adulta nonostante la sua ingenuità, mi ha fatto sorridere, bella.


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