Enrico la sa lunga… ma non troppo

18 dicembre 2011

Questo pomeriggio Enrico è venuto a dirmi, con l’aria un po’ complice di chi la sa lunga, che lui non crede più a Babbo Natale. Solo che (come fa spesso), ha omesso di valutare la situazione nel suo insieme, e soprattutto l’opportunità di parlarne in quel momento. Infatti, a pochi metri da noi, c’erano le sue sorelle ed in particolare Francesca!

Ho subito tratto da una parte Enrico, e ho cercato di spiegargli che lui può decidere di credere o non credere a quello che vuole, come tutti peraltro. Ma Francesca è ancora piccola ed è meglio che non le arrivino “suggerimenti” che potrebbero distruggere quello che è ancora un suo piccolo sogno. Quanto a Margherita, penso che lei ormai sappia come stanno le cose, ma non è mai venuta a farmi un discorso del genere. Secondo me ha capito benissimo tutto anche lei, ma ha anche realizzato che le conviene continuare a ricevere i regali da Babbo Natale!

Tornando ad Enrico, gli ho anche chiesto come mai lui non creda più a Babbo Natale, e la sua motivazione è stata l’avermi visto, questa mattina, preparare dei pacchetti, da cui ha desunto che sono io a fare i regali. Io però gli ho spiegato che questo non dimostra nulla, dato che, come lui sa benissimo, io effettivamente faccio dei regali, sia a loro tre che ad altre persone, in particolare ai bambini dei nostri amici. Ma i regali di Babbo Natale sono sempre stati altri, non quelli che faccio io. E lui ha dovuto riconoscere che di solito riceve un regalo da me e uno da Babbo Natale, quindi in fondo la sua osservazione non aveva dimostrato niente!

In più, lui ovviamente non lo sa ancora, ma quest’anno il regalo che riceverà da Babbo Natale è proprio quello che lui aveva chiesto nella sua letterina (una pistola che spara dei gommini).

Tu lo sai, io non ho mai apprezzato i giocattoli che imitano le armi, ma questo mi era parso abbastanza innocuo, ed inoltre è proprio quello che aveva chiesto lui. Per cui, dopo questa conversazione, stasera ho aggiunto al regalo un bigliettino di accompagnamento che diceva:

Caro Enrico, spero che questo sia proprio il regalo che volevi. E ricordati che, anche se tu non credi più tanto in me, io crederò sempre in te!
Tanti auguri,
Babbo Natale (Oh, oh, oh, oh, oh!)

Un piccolo scherzo che forse aiuterà Enrico a mantenere viva la magia di Babbo Natale ancora per un anno, bella!


Una settimana

21 aprile 2011

Stanotte ho sognato che tu eri ritornata qui da me, bella. Eri semplicemente ricomparsa al mio fianco. Tutto era come una volta. Come sempre. Nulla era cambiato, io non osavo nemmeno farti tante domande. Ma tu mi hai dato comunque una risposta – non richiesta - dicendomi che no, non sarebbe stato per sempre. Eri tornata per una settimana. Una settimana esatta, una settimana giusta, solo per sistemare alcune cose non meglio determinate. Non mi era molto chiaro se si trattasse di questioni pratiche, sentimentali o che altro.

Io, che all’inizio non potevo credere al tuo ritorno, dopo qualche giorno non potevo credere alla limitatezza così determinata, certa e irrevocabile di una tua nuova partenza. E così, per giorni, l’ho rimossa benché tu, con molta correttezza, me lo ricordassi periodicamente. Il settimo giorno eravamo insieme in macchina, io guidavo. Parlavamo delle solite cose, delle incombenze di tutti i giorni. Tu hai fatto un accenno al fatto che eravamo ormai al dunque. Io mi sono voltato un attimo verso di te, poi in avanti, per seguire la strada, poi nuovamente verso di te. E tu te n’eri andata. Lì ho capito che questa volta era per sempre, bella.


Chi sia?

23 gennaio 2011

Stamattina mi sono svegliato – o almeno io credevo di essere già sveglio, ma forse si trattava solo di un dormiveglia perché ho avuto la netta sensazione di sentire una voce nella mia camera da letto. Non era, o almeno non sembrava, una voce nella mia mente: a me è sembrato proprio di averla udita. Solo che in casa non c’era nessuno sveglio, anche perché ho poi verificato che i bambini in quel momento stavano tutti ancora dormendo. Questa voce ha detto solo due parole: “Chi sia?” (sic). É certamente strana come espressione, con questo congiuntivo incongruo! Ma era una domanda, ed era rivolta a me, sono convinto di averla udita. Chi l’ha pronunciata? E a chi si riferiva?


Un altro 10 dicembre

11 dicembre 2010

Ieri era l’anniversario del nostro primo incontro, bella. Dev’essere una data un po’ magica, sai? Infatti, proprio ieri sera, Margherita si è finalmente convinta di provare a dormire senza pannolino! Sai bene che per lei questo è sempre stato un problema, e anche un po’ un tabù. Ma sta di fatto che, anche se da molto tempo ormai era davvero raro che le scappasse qualcosa durante la notte, lei non si sentiva pronta. Però ieri sera è venuta a dirmi che usava oramai “da mesi” lo stesso pannolino (ha detto così, ma è effettivamente da molto, almeno qualche settimana), perché non lo ha mai più bagnato. Allora l’ho incoraggiata a realizzare che fosse il caso di abbandonarlo, e lo ha fatto! Ed è stata ricompensata per questa decisione, innanzi tutto perché la notte è passata senza guai, ma soprattutto perché oggi mi ha raccontato di averti sognata.

Nel sogno, eravamo tutti insieme, come un tempo. Tu stavi facendo acquisti, ti stavi provando una maglia nera e dei leggings neri e grigi, simili a quelli che Cocca ha da poco regalato a Margherita. Ci trovavamo in un negozio che Margherita non ha saputo indicarmi, accanto ad un cortile tra due case – che secondo lei esisterebbero davvero – dove si possono parcheggiare le auto, e vicino ad un negozio di tappeti e forse ad un altro, di un antiquario.

Ieri era l’anniversario del nostro primo incontro, bella. Quest’anno me lo ero tenuto per me e non lo avevo ricordato ai piccolini, per non rattristarli. Eppure guarda quante cose belle sono successe! Ancora una volta il 10 dicembre.


Sogni altrui

13 settembre 2009

Oggi mi ha telefonato la tua amica Milena. Mi ha raccontato di averci sognati, ancora insieme come un tempo. Come quando tu e lei lavoravate insieme, nell’ufficio in Corso Francia. Allora, quando uscivi, qualche volta c’ero io ad aspettarti. Mi ha raccontato che tu eri sempre felice di trovarmi lì, e che mi salutavi affettuosamente. E così era anche nel suo suo sogno. Ma con una sfumatura differente: nel sogno si capiva che era davvero da tanto che non ci vedevamo, noi due. Ed è così…


Un sogno alla stazione degli autobus

8 luglio 2009

Stanotte ti ho sognata in una situazione irreale. Nel sogno, tu sapevi già di essere malata. Eri così disperata! E volevi risparmiare almeno a me quella tua sofferenza. Avevi cercato il litigio con me. Mi avevi lasciato. Te ne eri andata da casa, non so dove. Io ti cercavo. Ti cercavo ovunque, ed alla fine ti ho rintracciata. Eri seduta su un sedile, di quelli tutti in fila, uno accanto all’altro, come in una specie di sala di attesa. Non so se fosse una stazione… magari degli autobus. Certo era un luogo pubblico, probabilmente una sala d’attesa. Tu avevi quella tua giacca a vento leggera, celeste. Sedute accanto a te c’erano altre donne. Avevo l’impressione di conoscerle, forse erano tue amiche o colleghe, anch’esse sedute vicino a te. Ma non sembrava che parlaste insieme. Erano solo lì, accanto a te. Quando mi sono avvicinato, e ti ho rivolto la parola, all’inizio tu non hai neanche girato la testa. Ma loro hanno capito subito, e se ne sono andate via immediatamente. Io mi sono seduto accanto a te, che mi voltavi le spalle. Si capiva che eri così triste… E io ero disperato. In quel momento non tanto per la malattia, quanto per la tua assenza. Ti ho parlato a lungo. E alla fine mi hai detto qualcosa anche tu. Ti ho convinta, credo, perché il sogno finisce che ti aiutavo ad alzarti, dicendoti: “Vieni, torniamo a casa, bella…”


Un sogno nel Salento

25 giugno 2009

Ti sto sognando di più, ultimamente, bella. Qualche volta almeno ti rivedo. Sono sempre sogni brevi, mi pare molto simbolici, che mi lasciano con una sensazione di grande gioia, per averti rivista, e insieme con una struggente malinconia, per la consapevolezza di averti persa.

La scorsa notte la situazione era quella di una delle nostre passeggiate serali, per sagre o altro, nel centro storico di un paesino del Salento (forse era Corsano, o Tiggiano?). Eravamo in macchina, presumo a fine serata, in procinto di ritornare a casa. Eravamo solo noi due. Tu eri sul sedile accanto al mio, ed io guidavo. Solo che, nella penombra della notte, non eri ben visibile. Io vedevo la tua sagoma in ombra, e per giunta solo con la coda dell’occhio giacché guidavo. Ad un certo punto, la strada passava tra una piccola chiesa ed una piazzetta alla nostra sinistra, che fungeva da sagrato. Davanti alla chiesa, con una facciata nella classica pietra leccese, c’era una panchina, anch’essa in pietra. Tu mi hai fatto fermare un momento, hai fatto un cenno vago verso la chiesa e la panchina, e mi hai chiesto: “Noi ci siamo già stati qui, è vero?”. Io ti ho risposto di sì. In quello stesso momento mi ero girato verso di te, e la luce di un lampione ha illuminato i tuoi occhi, bellissimi e così tristi. Con quello sguardo, tu me lo hai detto. Lo avevi capito che quello era un commiato. Un commiato anche da quei luoghi che amavi tanto.


Un sogno a Moncalieri

22 giugno 2009

La notte scorsa ti ho sognata, bella. La situazione era quella di quando avevamo lasciato per l’ultima volta la nostra vecchia casa di Moncalieri. Nel sogno, l’appartamento era diverso dalla realtà, e quel poco che se ne vedeva era la porta-finestra del balcone del tinello. La vedevamo da dentro, un po’ controluce. Quindi il resto della casa era come buio. Per questo motivo, anche tu non eri visibile. Era come se io e te fossimo sulla soglia della porta d’uscita, per un ultimo sguardo alla casa che ci aveva visti felici per sette anni. Insieme. Ma se da un lato io sapevo che tu eri accanto a me, non ti vedevo, perché guardavamo entrambi verso questa finestra così luminosa. La sensazione che provavo era di grande malinconia. Quanti simboli, amore mio! Il commiato da un luogo amato. Un commiato da qualcuno che si sta già allontanando, anche da me.

Alla fine siamo usciti entrambi dall’appartamento, per andarcene via. Quindi, ci siamo spostati all’esterno dell’appartamento. La tromba delle scale aveva un aspetto angosciante. Era come se l’appartamento fosse stato all’ultimo piano di un palazzo molto, molto alto (nella realtà tu sai che era al primo piano). Le scale erano una struttura alquanto malandata, traballante e dal sostegno incerto, oltre che buie e inquietanti se si guardava verso il basso. Mentre avevo questa visione delle scale da cui ci accingevamo a scendere, mi sono accorto che tu non eri più con me. Risveglio.


Mi manchi…

21 gennaio 2009

Ciao zietta,

come è difficile iniziare… in questo momento ho il cuore a mille, le lacrime scendono sul mio volto e le mani mi tremano… Ti scrivo oggi perché un giorno particolare… sono esattamente due mesi! Enri conta i giorni e a me vengono costantemente in mente episodi, tue frasi o gesti che facevi! Non so perché ti sto scrivendo, inizialmente, sai, non pensavo neanche di farlo! Pensavo che mi sarei limitata a leggere, a piangere e a cercare di superare il tutto… Però, ora, oggi, mi rendo conto che se non lo affronto, non ci riuscirò mai! Ne uscirebbe una situazione simile a quella che io ho vissuto per mio nonno! E non mi piace!

Ti scrivo per dirti che mi manchi terribilmente, mi mancano i tuoi sorrisi, mi manca sentirti dire a Fra: “Ciao, amore della mamma!” , mi manca vederti in cucina o farmi domande sulla mia “carriera universitaria” (che, per il momento, ti comunico essere pessima!) Mi manchi tu! Ogni tanto mi capita di chiudermi in me stessa, non avere voglia di parlare con nessuno, non trovare nulla che mi possa far divertire… Mi è capitato un giorno durante il soggiorno che ho fatto a Capodanno… Ero là, insieme agli altri, si rideva, si scherzava, si parlava del più e del meno… ma a me niente faceva ridere, niente mi divertiva… mi sentivo così distante dagli altri! Mi sono alzata e sono andata sul letto, chiusa in camera, da sola, in silenzio a piangere!

Un po’ di giorni fa ti ho sognata… è stato un sogno strano! C’era zia che mi chiedeva consigli per comprarti un paio di occhiali da sole nuovi e io le chiedevo il perchè… e lei mi diceva che sapeva che saresti tornata! E in effetti, così è stato… ti ho vista sul letto di mamma e papà come quel pomeriggio in cui si stava parlando delle tende di casa nostra… ti ricordi? Eri seduta sul lettone, mi hai guardata, mi hai fatto l’occhiolino e mi hai sorriso! Peccato che fosse solo un sogno…

Forse sono egoista perché anziché pensare agli altri… io penso a me, a quanto mi manchi, a quanto la mia vita è stata segnata dalla tua perdita, a quanto ci tenessi a te e a quante poche volte io sia riuscita a dirtelo… forse mai… forse da piccola… quando ti facevo i disegni… Ma da grande mai! E ora mi pento… mi pento di non essermi svegliata prima, di essere stata restia a dirti che io ti volevo e TI VOGLIO BENE!

Ti mando un bacio, Bella!


Träumerei (sogno d’amore)

9 gennaio 2009

Mi sono appena svegliato, bella, da un sogno meraviglioso. Forse è la prima volta da quando non sei più qui, o almeno la prima che non fosse un’immagine vaga e confusa.

Ancora una volta, come in moltissime occasioni dell’ultimo periodo, sono stato catapultato al periodo breve e terribile in cui tu eri ancora con noi, e tutti cercavamo di esserti vicini ed aiutarti a lottare. Ma c’era una differenza, stavolta. Fondamentale: io non ero cieco. Sì, allora sono stato cieco, e sordo. Tu mi lanciavi dei segnali chiari, lo sapevi come sarebbe andata, e me lo dicevi. Ma io no, testardo, non volevo sentire, non volevo crederci, e continuavo a cercare di farti, di farmi, coraggio. Vanamente. Non era vano il cercare di aiutare, starti vicino, bada bene: era vano il concentrarsi tutto e solo sull’oggi, sull’aiuto nelle cose pratiche, pure spesso incalzanti, ma senza capire che ti stavo per perdere, senza cogliere l’occasione per dirti almeno un’altra volta quanto ti amassi, per darti un bacio in più, un abbraccio in più che tu potessi portare con te, per trasmetterti il calore che forse ti è mancato, amore mio.

Quanto rimpiango questi aspetti, ora, tanto è stato un momento di sollievo il sogno di stanotte, dove ero molto più lucido che nella realtà, dove tutti questi errori non li commettevo.


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