Il mese dei crisantemi

20 novembre 2011

Stamattina siamo stati alla solita messa che tuo padre fa dire ogni anno. Eravamo in una chiesa insolita, questa volta: per problemi di saturazione nelle messe alla memoria, siamo stati indirizzati nella chiesa di San Vincenzo, che a quanto pare fa parte della stessa parrocchia della Trinità. Ma in fondo era la chiesa dove abbiamo fatto battezzare Margherita, quindi è comunque un luogo che fa parte del nostro passato comune, bella.

La chiesa era molto affollata, perché c’erano le prime comunioni e mi è parsa una di quelle messe rivolte principalmente ai bambini e ragazzi. C’era anche un gruppo di scout.

Ma all’uscita ci siamo ritrovati tutti, parenti ed alcuni amici che ci stanno sempre vicini in questa ricorrenza, e siamo stati sul sagrato a chiacchierare un po’ tutti insieme. Era una bellissima giornata, anche se un po’ fredda, e alla fine mi ha fatto bene esserci, tutto sommato. Soprattutto è sempre bello essere insieme nel tuo ricordo, bella.

Oggi anche la nostra piantina di crisantemo nel vaso, a casa, era completamente piena di fiori. Aveva iniziato a prepararsi anche lei per la ricorrenza, producendo boccioli già da settimane, e qualche giorno fa si erano aperti i primi fiori. Ma in questo tuo giorno erano tantissimi, tutti nel pieno del loro splendore, con il loro colore lilla caratteristico. Un colore che ti doveva essere piaciuto molto, dato che quella pianta l’avevi scelta e comprata tu stessa, bella.


Emozioni di un tardo pomeriggio di fine estate

4 ottobre 2011

Oggi pomeriggio sono uscito dal lavoro un po’ prima del solito. Non ero in Alenia, ma proprio nel mio ufficio, cosa diventata ormai insolita, negli ultimi anni. La giornata era splendida, l’estate quest’anno sembra non voler finire. Il sole dava una bellissima luce e, nel preciso momento in cui stavo salendo sulla moto, per un attimo mi sono sentito proiettato in una situazione già vissuta in passato.

Mi sono sentito riportato al nostro passato insieme, quando ci davamo appuntamento da qualche parte, o tu passavi occasionalmente a incontrarmi all’uscita, oppure uscivamo insieme per pranzo.

Non è la prima volta che mi capita. Non è neanche legato ad un pensiero conscio, ad un ricordo volontario. Continua a capitarmi, si tratta di istanti. Un istante in cui, ancora una volta, mi è venuta una fortissima botta di nostalgia. Nostalgia di te, bella, nostalgia della mia vita.


Una bella signora

25 giugno 2011

Stamattina stavo rientrando a casa in macchina, dopo aver fatto qualche piccola commissione in paese. Era una bellissima giornata di inizio estate, è sabato mattina. A casa mi aspettava solo il lavoro da finire in giardino. Non che mi pesasse, ma mi stavo riposando anche un po’ con questo piccolo giro di servizio. Guidavo piano, mi stavo rilassando.

A un certo punto, ho notato una donna camminare lungo la provinciale, dal mio stesso lato della strada e nella stessa mia direzione. Camminava tranquilla, con un passo che posso definire solo con una parola: sereno. La vedevo di spalle, era una donna probabilmente non giovanissima, a giudicare dall’abbigliamento, ma dignitosa con la sua andatura tranquilla, di una donna che non deve niente a nessuno.

Poi, tutto si è svolto in pochi secondi, quando l’ho superata, e ho avuto la curiosità di gettare un’occhiata al retrovisore destro, per vederla anche sul davanti. Aveva dei grandi occhiali da sole molto scuri, un viso leggermente allungato. Non magrissima, ma proporzionata, aveva una sua eleganza, capelli di media lunghezza, non ricci ma con grandi boccoli scuri. Per un attimo mi ha ricordato te, bella. Gli occhiali uguali ai tuoi, la pettinatura, le proporzioni. E soprattutto quell’andatura elegante e sicura di sé, tranquilla ma orgogliosa.

Per un brevissimo, interminabile attimo mi sono chiesto se non fossi tu. Forse eri tu! Mi sono detto che forse stavi ritornando a casa, come se nulla fosse successo. Ho perfino pensato, sempre nell’arco di quella minuscola frazione di secondo, di fare inversione con l’auto e di andarle incontro. Ho pensato di venirti incontro. Poi, con uno sforzo enorme, la mia mente razionale ha ripreso le redini di quel cavallo imbizzarrito che per un secondo era diventato il mio cuore, e mi ha costretto a ragionare lucidamente, razionalmente. Alla fine di questa battaglia interiore, ho (ovviamente?) desistito da queste follie. Ma tu? lungo quali strade cammini, adesso, tu, bella?


Una splendida giornata

17 luglio 2010

Oggi siamo arrivati nel Salento: ci ho accompagnato i bambini per le vacanze. Li ho subito portati al mare, anche con i loro cuginetti. Era una splendida giornata di sole, calda come fa caldo d’estate, ma gradevole come può essere gradevole lo stare sulla riva del mare. Un bagno nell’acqua limpida ci ha rinfrescati. Una gradevole brezza ci ha asciugati dal sale, e preservati dal sudore. E in un attimo, e per un attimo, mi sono sentito come felice. E mi sono accorto che buona parte di questo senso di felicità dipendeva dal fatto di vedere le cose come sono, invece che cercare di vederle come potrebbero essere, o come sono state, o come potrebbero diventare in seguito. Per un attimo ho vissuto nel presente. Puro e semplice. Per un attimo, solo per un attimo, credo di aver provato quello che forse provano gli animali: il senso di essere vivo, senza ricordi o prospettive. Senza rimorsi o programmi. Senza rimpianti o attese. O almeno senza troppe razionalizzazioni di quelle nozioni. Nozioni che pure alcuni animali superiori senz’altro avranno. Se sto bene adesso, allora sto bene. E adesso sto bene. Sono nella tua terra e sto bene, bella.


28 maggio

28 maggio 2010

Oggi sono rientrato a casa dal lavoro e non c’era nessuno. Non era tanto tardi: essendo venerdì avevo provato ad andare via dal lavoro ad un orario ragionevole. Inoltre, il clima nella giornata era stato abbastanza gradevole: assolato, e però con un’aria non troppo calda. E le giornate si stanno allungando, quindi c’era ancora luce. Non quella luce pienissima dei meriggi estivi (la sera ormai si avvicinava), ma comunque c’era luce. Ce n’era abbastanza perché si notasse, entrando, come le tapparelle semiabbassate rendessero la casa più ombreggiata e fresca. La nostra casa era al suo meglio, nella sua condizione più gradevole e godibile. L’estate, o comunque la bella stagione, è sempre stato il periodo in cui è più accogliente. Arrivando dal caldo della città, già arrivare nei dintorni era un sollievo, con quella differenza di qualche grado in meno che già ristora. Ma l’ingresso in casa è sempre stato il momento più bello, forse perché univa a queste sensazioni di gradevolezza fisica anche il ritorno nel proprio luogo, nel proprio nido. Nel nostro posto.

Ma oggi la casa era vuota. È ormai da molto tempo che rientro in una casa spesso vuota, dovrei esserci abituato. Ed infatti non ho subìto emozioni diverse dal solito. Almeno non a livello cosciente. Ma dopo pochi attimi, ho posato lo sguardo sulla tua foto che mi aspetta sorridente ogni giorno, proprio là nell’ingresso. Ho riguardato il tuo sorriso, che ancora adesso mi accoglie a casa quando arrivo. E poi ho sentito la mia voce che ti stava parlando. Ti parlavo ad alta voce, con naturalezza. Come se tu fossi lì con me in carne ed ossa. Come se tu ci fossi davvero. Come se tu fossi ancora accanto a me. Come se ancora camminassimo insieme nella vita, bella.

Mille altre volte avevo pensato a te, certo. Magari riguardando una tua foto, fosse quella o un’altra. Spesso mi ero rivolto a te, anche, ma sempre solo nei miei pensieri. O al massimo, qualche rara volta, con poche parole sussurrate tra me e me. Ma oggi mi sono ritrovato a parlarti con un tono quasi normale. Quasi come prima.

Oggi è successa questa strana cosa un po’ malinconica. Mentre in un altro 28 maggio siamo stati così felici, insieme. Tu eri così radiosa, quindici anni fa sull’altare. Eri la mia sposa.


Mare e sole

6 giugno 2009

Siamo ritornati oggi da una settimana in Sardegna, a casa dei miei genitori. Mamma sempre smemorata, papà sempre sordo, Marina sempre di corsa. Tutto come sempre. Questa volta, però, papà ed io abbiamo messo la barca in mare fin dal primo giorno, non all’ultimo come l’anno scorso, te lo ricordi? Abbiamo anche fatto qualche giretto, con lui. Ti sarebbe piaciuto…

In tutto, ho portato i piccolini al mare per tre giorni su cinque, perché al secondo giorno avevamo esagerato un po’: siamo stati in spiaggia tutto il giorno, facendo pic-nic con Marina e bambini. Nonostane le creme solari, ci siamo presi una bella insolazione. Tutti, tranne Francesca: è una roccia, la nostra piccolina!

Margherita, Enrico ed io, invece, abbiamo avuto mal di testa per giorni. E loro due anche febbre alta. Margherita il giorno dopo ha dormito per quasi diciotto ore. Poi è andata meglio, almeno con la febbre. Enrico, invece, ha avuto per vari giorni una febbriciattola che risaliva ogni sera. E anche la congiuntivite ad un occhio. Che poi ha contagiato anche a me, ma bilaterale: uffa! Una vacanza un po’ rovinata. E che fatica, reggere tutte queste preoccupazioni, senza di te!


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