Nell’ultimo periodo, prima ancora che venisse fuori la recrudescenza della malattia, tu temevi che sarebbe tornata a bussare alla nostra porta. Avevi paura, ma te l’aspettavi. Io cercavo di convincerti (e convincermi) che non era necessariamente vero, e che semmai avremmo sempre potuto fare qualcosa per combatterla. Lottare. E vincere. Ma avevi ragione tu. Come spesso è successo nella nostra vita insieme. Avevi spesso ragione tu… di noi due le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, erano le tue. Proprio come scriveva Montale in “Ho sceso dandoti il braccio”. So che era una poesia che ti piaceva molto, anche se da anni non lo avevo tanto presente. Devo ringraziare Gina, per avermelo ricordato.
E comunque, tu sì che vedevi lontano (anche fuor di metafora, per inciso). Sapevi già tutto ciò che sarebbe successo, volevi perfino aiutarmi a organizzarmi per dopo… Così tanto ci volevi bene, amore mio, da poter perfino concepire la nostra vita senza te! E quando avevi certi momenti di umanissima paura del domani, mi abbracciavi, io ti riabbracciavo e tu mi chiedevi con un filo di voce “Non farmi andare via…” Amore mio, non sono riuscito ad accontentarti! Come avrei voluto farlo, come vorrei aver potuto fare qualcosa per impedire tutto questo!
Sto finendo di leggere un libro che mi ha prestato Gina. Si intitola “Tornerà?”, ed ha l’obiettivo di suggerire come aiutare i bambini, come parlare loro in questi casi. Forse aiutandoci a trovare il modo cercandolo noi stessi, forse, più che suggerendolo direttamente. A volte, in effetti, dà delle indicazioni anche un po’ dirompenti, come ad esempio l’idea che “gli adulti devono aiutare i bambini a soffrire”. Affermazioni come questa inizialmente sembrano buttate lì in maniera perfino un po’ provocatoria. E forse lo sono, per scuotere le nostre coscienze. Per farci pensare. In realtà, comunque, a me pare che quel libro proponga degli spunti di riflessione rivolti prevalentemente agli adulti. Non so, in effetti, se questi elementi mi aiuteranno ad affiancare i nostri piccolini in questo triste, faticoso processo. Io lo spero, ma intanto è stata una lettura importante per me stesso. Mi ha dato dei termini di confronto, mi ha portato a confrontarmi con altre persone – l’autrice in prima persona, ma non solo – che hanno vissuto esperienze simili alla nostra. Ho trovato tante similitudini, sfumature di sensazioni. Riverberi di emozioni, in tutto analoghe alle mie. Mi ha fatto piangere, non poco. La sera, ne leggevo qualche pagina, e piangevo. Ma poi mi ha anche aiutato, in qualche misura. Era come parlare con un amico. Un amico che ti capisce profondamente. Un amico che riesce a capirti perché ti assomiglia dentro, perché vive o ha vissuto le tue stesse esperienze.
Stasera, già verso le ultime pagine, ho però letto una cosa che mi ha spiazzato più di altre: “bisogna lasciar andare le persone che non ci sono più”. Certo, ho capito che cosa intendesse: parlava ovviamente dell’elaborazione del lutto. Ma è stato allora che mi sono ricordato di quelle tue parole. Siamo fatti in modo strano, bella! A volte ci sono delle cose che per tanto tempo non ci vengono più in mente. Anche cose importanti, come il fatto che a te piacesse tanto quella poesia, ad esempio. Oppure come quelle tue parole: “Non farmi andare via”. Oggi mi sono tornate in mente prepotentemente, per la prima volta da quando te ne sei andata. Stasera, anzi ormai ieri sera data l’ora, era il primo di aprile. Un bel pesce d’aprile, accidenti! Quanto ho pianto, amore mio, quanto mi sono sentito inutile e impotente…
E così mi sento: inutile e impotente, tante volte. Nei tuoi confronti, povero amore mio. Ma anche nei confronti dei nostri piccolini, ad esempio quando non stanno bene, che si tratti di salute o del morale… Quelle occasioni sono tra i momenti in cui mi sento più solo. Mi sento inutile e impotente, appunto. Quando tu eri al nostro fianco, avevo una sensazione di sicurezza. Eri tu che me la davi. Sapevi cosa bisognava fare, e lo facevi. E riuscivi perfino a lasciarmi l’impressione di essere io quello forte… E ora, invece, mi sento inutile e impotente perfino nei confronti di me stesso. Sono demoralizzato. Anche la mia vita ha bisogno di essere presa per mano, di essere aiutata a trovare un senso.